Tempio della Sibilla: tra cengie e strapiombi! Stampa
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Cronache - Cronache...dimenticate
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Giovedì 13 Maggio 2010 02:55

A DISTANZA DI UN ANNO PRECISO, RITORNO AL TEMPIO DELLA SIBILLA E CENGIA DELLE AMMONITI MA IN SPLENDIDA COMPAGNIA!!!

Quando le coincidenze la fanno da padrone....Salvando le foto di questo straordinario percorso sul computer, gli occhi mi si posano sulla data degli scatti effettuati durante la mia prima escursione verso il Tempio della Sibilla, alla ricerca del tracciato segnalato da Massimo Spagnoli nel libro "Sentieri e luoghi dimenticati dei Monti Sibillini". Ero in compagnia di mia cugina Beatrice e del fedelissimo cane Honey ed era precisamente sabato 9 Maggio 2009. Incredibile, neache a farlo di proposito: proprio un anno fa!

Ma la cosa più bella e piacevole è che quest'anno, conoscendo il percorso ed il grado di difficoltà, ho deciso di inserire l'uscita tra i miei eventi; l'escursione non richiedeva una esagerata preparazione fisica (difficoltà E) e soprattutto, con un minimo di attenzione che sempre deve essere presente, si potevano percorrere incantevoli sentieri a ridosso di balzi rocciosi e di una cengia dove possono essere scovati milionari fossili e ammoniti.

In quindicici ci siamo ritrovati al piazzale Valleria della gola dell'Infernaccio pronti per questa cavalcata verso uno dei luoghi tra i più suggestivi che i Monti Sibillini ci offre. Quindici compagni ed amici innamorati della montagna e disposti ad un sano e salutare sforzo fisico ampiamente ripagato da panorami e scenari straordinari che, per quanto mi riguarda, mi permettono di iniziare la settimana nel pieno delle mie energie.

Non immaginavo così tanta partecipazione a questo evento e ciò non può che farmi piacere soprattutto perchè si sono uniti molti visi nuovi: Claudio, Gianluca e Valentina, Luca, Emiliano, Marco e poi mia sorella Laura che da più di ventanni non metteva piede sui monti nonostante l'ambiente l'abbia sempre affascinata; alla scoperta dei fossili a più di 1.600 metri di quota, era un'escursione che non voleva assolutamente perdere e chissà che non sia l'inizio per riprendere il ritmo nel bel mezzo di un mondo per troppo tempo accantonato. Poi non potevano mancare Giampiero, Fabio, Sara, Massimo, Stefano, Beatrice con il suo fedele cagnolino Honey e Silvia, mia sorella minore. Alle 9.30 siamo tutti pronti per gettarci all'interno del Golubro ed assaporare i brividi che regala la orrida gola dell'Infernaccio.

Il fiume Tenna è in piena e già lo si poteva immaginare appena scesi dalle auto; il fragore delle sue acque unito a quello della cascatina del Rio che si riversa nel suo letto dopo un bel balzo, riecheggia impressionante per tutta la vallata ed in prossimità delle Pisciarelle si nota che la sua portata d'acqua non è per nulla male. Il ponte quest'anno è stato risparmiato dalle solite e frequenti valanghe che si accumulano all'inizio della stretta gola, una gola che con la sua aria minacciosa aspetta impaziente il nostro passaggio.

Costretti in fila indiana da un sentiero che sembra "sputato" da non si sa quale antro magico, iniziamo ad addetrarci in questa "oscura" strettoia che la luce del Sole a fatica riesce ad illuminare. Impressionante il frastuono del Tenna che sembra quasi far tremare le pareti della montagna. Le nostre digitali stentano a trovare un attimo di pausa; tanta è la bellezza e la suggestività di questo luogo così selvaggio e angusto che è impossibile non immortalarlo anche per chi lo conosce a memoria. Ogni volta è un'emozione diversa: il paesaggio è diverso, la compagnia è diversa... 

Dopo un'oretta di tranquilla passeggiata, giungiamo all'eremo di Padre Pietro quasi terminato. La Sibilla da qui è sempre magnifica; resiste ancora un pò di neve lungo i canaloni che perentori si lasciano andare fino ad adagiarsi sulla valle del Tenna. Alla vista dello "spallone" della Priora che dobbiamo raggiungere e che verso Sud dà l'impressione di prendere la rincorsa per un balzo verso il Monte Sibilla, Laura ha un momento di sconforto convinta probabilmente di non riuscire a farcela. Tutt'altro invece, ce la farà ed alla grande!! 

E' certo che dopo molti anni di assenza da questo tipo di fatica, quest'escursione non è che sia proprio l'ideale per riattivare muscoli e tendini per troppo tempo rimasti a riposo. Dopo una seppur breve pausa, ci rimettiamo in cammino verso la nostra meta. Si continua a salire dentro un bosco di faggi che capita proprio a proposito riparandoci dai potenti raggi solari.

Ancora una sosta appena usciti dalla macchia dove troviamo anche il tempo per spalmarci un pò di crema solare per non uscirne ustionati a fine giornata nonostante il sole ora inizi a nascondersi un pò; dopo poco più di un'altra mezz'ora raggiungiamo l'inizio di questo percorso che ora si presenta pressochè in pianura a ridosso della straordinaria valle del Tenna. La fatica più grossa è stata fatta ed ora non resta che goderci uno spettacolo tra cengie e salti rocciosi davvero molto suggestivi. <<< Inizio articolo

Raggiungiamo un terrazzamento incredibilmente sospeso nel vuoto poco prima del Tempio della Sibilla; uno spettacolo davvero fantastico soprattutto nel vedere così tante persone che scorrazzano per questi prati pietrosi a strapiombo sulla valle sottostante regalando prospettive mozzafiato. 

Al tempietto ci rilassiamo decisamente; iniza a farsi sentire la fame anche perchè è proprio giunta l'ora di mangiare. Ci sistemiamo al di sotto dell'archetto, una zona al riparo da un venticello che tanto caldo non è.

Tra panini con salumi vari, cioccolate, biscotti e frutta varia, è il cane da trekking Honey quella che se la gode in pieno. Oltre alla bresaola che Beatrice si porta dietro, ha l'imbarazzo della scelta per assaporare qualche bocconcino extra; il bello è che quando ti guarda con quegli occhioni innocenti non puoi non intenerirti e dargli ciò che hai sotto mano....compresa la frutta!! 

Dopo la pausa, condita anche con caffè (ci mancava soltanto l'amaro...), iniziamo l'avvicinamento alla cengia delle ammoniti per scovare fossili molto antichi, di più di 100 milioni di anni fa. Il tempo inizia a peggiorare rapidamente anche se al momento è scongiurato l'acquazzone. Procediamo con cautela per via di un sentierino accennato che si snoda relativamente esposto sopra canaloni e strapiombanti pareti; una cengia che forse non è mai stata così affollata tant'è che, in certe occasioni, bisognava quasi ricorrere al codice stradale per stabilire chi dovesse passare...

Fossili di ogni tipo: da piccoli a decisamente grandi nascosti in ogni dove e chissà quanti sono passati inosservati. La bellezza di un luogo così isolato ed ostile e soprattutto così antico, mi fa venire la pelle d'oca. E pensare che in quel momento stavamo camminando davvero su un pezzo di storia della nostra grandiosa Terra.  

Terminata la caccia al tesoro, ci spostiamo su di un altro piccolo terrazzamento e risaliamo delle piccole roccette sopra le quali ha inizio il nostro viaggio di ritorno percorrendo i prati al di sopra della cengia. Una certa impressione è la vista di un masso enorme incrastato tra due pareti di roccia, tenuto sospeso ed in bilico sopra la valle.

Come ormai è abitudine per chi si unisce agli eventi di Trekkingmontiazzurri, durante la via del ritorno dopo l'obbiettivo raggiunto, ci si rilassa al gusto dei chupa chups offerti gentilmente da Beatrice. E' lei infatti che in una delle molte escursioni fatte insieme un paio di anni fa, avviò questo piacevole "rito" e da allora ogni volta, quando si torna alle auto, è quasi d'obbligo scartare queste gustose carammelline. Il fatto è, che se continuiamo ad essere ogni volta così tanti, la mandiamo a "spianto".....ma ricordate...senza Beatrice niente chupa chups...E così, a ridosso del Tempio della Sibilla.....in alto i calici........

Torniamo indietro per il medesimo sentiero ma prima della fine ci aspetta un altro appuntamento: sui prati "I Rapri" ci fermiamo a consumare le ultime scorte di cibo ascoltanto gli interessanti aneddoti sulla fata Sibilla e dei personaggi che hanno ruotato intorno ad essa in un mix tra storia e leggenda magistralmente articolata da Giampiero....e chissà se da lassù, in cima ai suoi 2.173 metri, la leggendaria fata non abbia ascoltato tutto e si sia compiaciuta nel constatare che, nonostante siano trascorsi tanti secoli, è ancora viva in questa generazione il suo ricordo. Un ricordo che non potrà mai più essere dimenticato!! <<< Inizio articolo

LA GALLERY (uten. reg.)

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