Nicola ai Prati di Ragnolo Stampa E-mail
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Cronache - Cronache varie
Scritto da Nicola Iannelli   
Martedì 31 Gennaio 2012 12:46

NIENTE DI MEGLIO CHE UNA CIASPOLATA IN MONTAGNA PER RICARICARE LE PILE!!

Lunedì dovevo tornare al lavoro dopo un paio di settimane di pausa ed ero naturalmente terrorizzato dall'idea. Inoltre il 30 dicembre, da casa, avevo letto un'email dove mi si comunicava una parziale trasformazione dell'ufficio, sempre annunciata ma mai attuata. Al rientro mi aspettavano, allora, vecchi e nuovi colleghi più o meno simpatici, vecchi e nuovi capi ufficio, antipatici anziché no, vecchi e nuovi problemi. Cosa fare, allora, per affrontare caricati emotivamente il nuovo ciclo lavorativo? Sicuramente godersi appieno l'ultimo giorno di ferie, quindi fare una bella ciaspolata in montagna.

Da tempo mi sarebbe piaciuto salire d'inverno ai Prati di Ragnolo, sia perché ne avevo spesso sentito parlare, come meta di sciatori di fondo e amanti delle ciaspole, sia perché avevo visitato spesso quella zona  in primavera e in estate inoltrata ed ero curioso di vederla innevata, da un punto di vista, cioè, completamente diverso. Infine ero sicuro che, vista la giornata veramente splendida, avrei potuto fare delle foto carine.

Mi sono avviato di buon mattino, con moglie e figli ancora rannicchiati sotto le coperte, dopo aver registrato un primo ritardo dovuto alla ricerca dell'attrezzatura varia ancora stipata in un angolo del garage dopo l'ultima escursione dello scorso inverno. Purtroppo risultavano mancanti all'appello una ghetta e il dischetto di un bastoncino. Dopo aver più volte imprecato contro la mia pigrizia nel rimettere a posto l'attrezzatura dopo le escursioni, ho deciso che non potevo perdere un'occasione che, forse, non sarebbe più ritornata, per quest'anno, e sono partito ugualmente.

Per salire ai Prati di Ragnolo, nelle altre occasioni, ero giunto al Santuario di San Liberato, senza entrare a Sarnano, ed ero salito da lì fino al Monte Montioli, punto di partenza per i deltaplani, e poi su fino al punto in cui la strada incrocia il Grande anello dei Sibillini. Anche questa volta ho provato a percorrere questa strada ma, poco dopo il Santuario di San Liberato, un cartello vietava il transito non essendo la strada, nei mesi invernali, percorsa dagli spazzaneve. In effetti una lastra di ghiaccio, poco dopo, avrebbe reso impossibile, o comunque estremamente pericoloso, proseguire.

Ho deciso, quindi, di provare a salire da Sassotetto immaginando che per quella strada, percorsa dagli utenti dell'impianto sciistico, sicuramente gli spazzaneve sarebbero passati. In effetti la strada era pulitissima e sono salito facilmente dopo aver percorso i tornanti che collegano Sarnano a Sassotetto. Sono arrivato, quindi, a Fonte Lardina, di fronte al rifugio 'La Capannina', ed ho parcheggiato la macchina. Ho trovato parcheggio molto facilmente, gli impianti erano chiusi visto lo scarso innevamento, e quindi non c'era molta gente. Inoltre il sabato mattina, probabilmente l'italiano medio si sveglia abbastanza tardi. Una volta uscito dalla macchina, nonostante il sole caldo, ho dovuto aspettare alcuni secondo per acclimatarmi e, dopo l'iniziale shock termico, ho indossato le ciaspole e mi sono avviato per la salita che porta a Pizzo Meta. 

Il cielo era veramente pulito e mi sono fermato molte volte per scattare qualche foto al cielo azzurrissimo. La stessa strada, nei mesi caldi, è percorsa abitualmente da greggi di pecore che pascolano dai Prati di Ragnolo e scendono fino a Fonte Lardina. Quel giorno, invece, la salita era coperta dalla neve immacolata ed il silenzio era rotto soltanto dal mio ciaspolare rumoroso.

Arrivato su in cima il silenzio e il manto bianco rendevano l'ambiente affascinante e, come mi accade sempre in queste situazioni, ho immaginato, per un attimo di essere atterrato su un pianeta alieno su cui ero io l'unica forma di vita. Mi sono incamminato per Pizzo Meta che, nonostante sia alto solo 1500 metri, si riconosce facilmente grazie alla vetta che sovrasta l'altopiano sottostante di qualche decina di metri. Sulla vetta, poi, c'è un grande crocifisso che la rende ancora più caratteristica. Dopo qualche incertezza ho deciso di provare ad arrivare in cima. La salita, in estate, è molto facile, anche se un po' faticosa, ma farla in inverno è stata un'esperienza diversa. Con molta prudenza, comunque, e calcolando con pazienza ogni passo, ce l'ho fatta. Il panorama era veramente fantastico e la strana assenza di vento rendeva molto piacevole rimanere.

Una volta disceso ho iniziato a cercare con lo sguardo il sentiero del GAS, il grande anello dei Sibillini. Inutile dire che la neve aveva ricoperto tutto e l'unico percorso, distinguibile, era una scia, lasciata, probabilmente, da qualche sciatore di fondo. Ero completamente rilassato e ho deciso, allora, di girare completamente a zonzo per l'altopiano visto che il tempo non mi mancava e la possibilità di perdersi era pari a zero. 

Ciaspolando allegramente ho incontrato qualche sciatore di fondo e qualche collega ciaspolatore. Seguendo le loro tracce sono arrivato ad un piccolo rifugio che viene usato dagli sciatori per riporre gli attrezzi e lì alcune persone si crogiolavano al sole come assomigliando a strane specie di lucertole invernali. 

Continuando a ciaspolare sono giunto fino alla Punta del Ragnolo, un piccola cima che si affaccia sulla vallata. In basso San Liberato, Sarnano e tutto il Maceratese fino ad arrivare, nelle giornate terse, al mare. Di fianco Pizzo Meta con la sua grande croce. Da lì sono, poi, tornato sui miei passi. 

Ormai il parcheggio a Fonte Lardina era piano di macchine. Scendendo lungo la discesa percorsa qualche ora prima, ho incontrato genitori esausti che salivano trainando gli slittini che i figli avrebbero usato per la discesa. Al parcheggio molte persone si divertivano, anche con gli impianti chiusi, a giocare con la neve, ed io, che stavo lì sin dalla mattina presto, sono tornato a casa a godermi il ragù domenicale.

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