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Monti Sibillini - Curiosità dai M. Sibillini
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Domenica 17 Marzo 2013 10:00

NEL BEL MEZZO DEL PIAN PERDUTO, UNO STAGNO MOLTO PARTICOLARE

Fonte: "Lo stagno rosso del Pian Perduto di Gualdo" di Ettore Orsomando e Antonio Dell'Uomo

Sono diversi i casi di arrossamento di stagni e laghi nel mondo conosciuti fin dall'antichità; tra questi da segnalare sicuramente quello del Mar Rosso, del Mare Vermeille in California ed in Italia va ricordato senz'altro quello del lago di Tovel in Trentino dove l'arrossamento delle acque avveniva regolarmente fino ad una quarantina di anni fa. Sono tra i fenomeni più suggestivi e spettacolari che la natura possa offrirci e sono dovuti alla massiccia presenza di un'alga microscopica appartenente alla famiglia delle Peridinee.

Nel giugno del 1995 venne scoperto per la prima volta il fenomeno dell'arrossamento nello stagno del Pian Perduto sui Monti Sibillini; un piccolo specchio d'acqua formatosi in una depressione carsica ed il cui livello d'acqua dipende soprattutto dall'uso che ne vien fatto; molti infatti sono gli animali che vi pascolano intorno e vi si abbeverano. Questo stagno non è indicato in nessuna mappa topografica e, per identificarlo, gli è stato attribuito il nome di Stagno Rosso per la sua colorazione rossastra che avviene nel periodo estivo.

La maggior parte degli escursionisti che frequentano i Monti Sibillini,  sa che il Pian Perduto è uno degli altopiani di Castelluccio a cavallo tra la regione Marche e quella dell'Umbria ed ha una estensione di circa 123 ettari. Il suo nome deriva dalla famosa battaglia tra gli eserciti di Visso/Gualdo e di Norcia per il predominio di queste terre coltivabili; una sanguinosa battaglia vinta dai primi che sconfissero i seimila uomini norcini con poco più di seicento soldati. 

Il Pian Perduto, di dimensione pressochè rettangolare, è delimitato da colline/montagne che variano dai 1350 ai 1944 del Monte Lieto ed è racchiuso più o meno dalla isoipsia (curva di livello) di 1350 metri. Al suo interno c'è una depressione che raggiunge la quota minima di 1330 metri. In primavera, quando c'è la massima esplosione della vegetazione erbosa, il Pian Perduto sembra una perfetta distesa prativa quando in realtà sono presenti molti avvallamenti, depressioni, e doline ad imbuto che raggiungono le dimensioni di larghezza e profondità di 4-5 metri.

La conca all'interno del quale è presente lo Stagno Rosso del Pian Perduto, ha una forma rotondeggiante di diametro variabile tra i 38 e 43 metri, un perimetro di circa 131 metri ed una superficie di circa 1325 mq. La depressione di dislivello di circa un paio di metri, è ben visibile solo dall'alto e la si raggiunge seguendo quasi parallelamente il confine tra Marche ed Umbria sopra il dorso di un piccolo rilievo; da qui si scorge la depressione e si scende in direzione Nord per una settantina metri. <<< Inizio articolo

Lo stagno si può suddividere in due zone distinte: una decisamente più ampia e allungata verso Est-Ovest che con i suoi 29 metri di lunghezza per 12 di larghezza rappresenta più della metà dell'intero bacino, l'altra molto più modesta che si snoda verso Nord-Est di forma tondeggiante con un diametro di circa 7 m. La portata d'acqua del bacino è legato alle piogge ed allo scioglimento delle nevi essendo privo di emissari. Nel periodo di maggior ampiezza (autunno/inverno-primavera) abbiamo anche la massima profondità dello stagno che comunque è sempre inferiore al metro; si raggiunge i circa 318 mq di grandezza con un perimetro di 81 metri. 

In piena estate le dimensioni e la portata d'acqua dello stagno si ridimensionano notevolmente; la profondità varia dai 40 ai 25 centimetri trasformandosi in un acquitrino. C'è anche da dire che trovandosi in un terreno fortemente impermeabile, bastano pochi forti acquazzoni per ripristinare la forma originaria di un piccolo laghetto. Il colore dell'acqua quando non si è manifestato il fenomeno dell'arrossamento, varia dal grigio al giallognolo e, nonostante la poca profondità, difficilmente si riesce ad intravedere il fondo. In giornate limpide, il piccolo stagno rispecchia le splendide montagne circostanti.  

Come detto il fenomeno dell'arrossamento è stato osservato per la prima volta il 19 Giugno del 1995 e tale fenomeno non si presentava esteso su tutta la superficie ma solamente sul settore maggiore che risultava completamente ricoperto di uno strato mucillaginoso galleggiante di colore rosso/violaceo. Nell'altra parte dello stagno il fenomeno era praticamente assente. Prima della scoperta dell'arrossamento del piccolo specchio lacustre, in letteratura non si avevano notizie in merito; le uniche testimonianze verbali venivano dai pastori ed abitanti del luogo che avevano notato il fenomeno anche negli anni precedenti al 1995 e lo attribuivano al terriccio di color rossastro attorno al laghetto. 

Il continuo monitoraggio dello stagno per un paio di anni, hanno portato a concludere che il fenomeno dell'arrossamento è stagionale e variabile dalle ore più fredde a quelle più calde; inoltre è servito per verificare gli effetti sull'arrossamento dopo le variazione del livello delle acque e a seguito dell'abbeveramento degli animali.

Dopo aver osservato al microscopio la massa mucillagginosa presente sulla superficie dello stagno, è stato stabilito che l'arrossamento è causato da una microscopica alga unicellulare della famiglia Euglena Sanguinea Ehremberg presente in quantità pari a diverse decine di milioni per litro. Questa microalga è di forma molto allungata e non possiede una vera e propria parete cellulare come la maggior parte degli organismi vegetali ma esternamente è delimitata da una membrana molto elastica che prende il nome di "periplasto" o "cuticola"; è perciò in grado di cambiare spesso forma con un caratteristico movimento detto "euglenoide" risultante di contrazioni ed estensioni del corpo dell'alga.

La particolarità di questa alga rispetto a molte altre è che possiede un complesso di pigmenti liposolubili di colore rosso detto "ematocroma". L'ematocroma è situato esternamente e disciolto in piccolissime gocce lipidiche ammassate, in condizioni normali, al centro della cellula che assume color verdastro, grazie ai "cloroplasti" disposti perifericamente. La situazione cambia però quando aumentano la temperatura dell'acqua e l'intensità della luce soprattutto nei mesi estivi.

In questi momenti i corpiccioli lipidici si diffondono su tutta la superficie della cellula facendola apparire di color rossastra. Inoltre le abbondanti piogge e le sostanze organiche disciolte in acqua, fanno si che l'alga si riproduca in maniera vertiginosa ricoprendo in breve la superficie dello stagno con uno strato mucillagginoso rosso/violaceo che tende nuovamente in verde con l'abbassarsi della temperatura e della intensità della luce.

Nel mio girovagare per i Monti Sibillini, più volte sono passato nei pressi dello stagno ma non ho mai avuto l'occasione di ammirarlo nel suo caratteristico color rossastro. Probabilmente non c'erano le condizioni affinchè questa metamorfosi avvenisse o semplicemente ho sbagliato il momento. L'ho sempre visto nel suo naturale color "acqua trasparente" dove però è davvero strabiliante ed emozionante il riflesso del massiccio del Vettore. Sembra davvero che uno splendido quadro affiori nel bel mezzo del Pian Perduto.  <<< Inizio articolo

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Commenti  

 
0 #1 BEATRICE TASSO 2013-04-05 12:35
Stupendo quest'articolo!!!
Citazione
 
 
0 #2 Marco F. 2013-08-22 11:33
Ciao Paolo
Innanzitutto mi presento, visto che mi sono iscritto solo oggi. Da alcuni anni mia moglie e io abbiamo l'abitudine di andare a zonzo nella zona dei Sibillini, Val d'Aso e Monti della Laga di cui apprezziamo la bellezza, la tranquillità e l'ospitalità degli abitanti. A volte andiamo da soli, ma più spesso siamo incompagnia di amici, camperisti anch'essi, cui ho già segnalato il sito. Mi sono iscritto al sito perché offre la possibilità di conoscere zone non ancora esplorate di questo angolo di paradiso che le nostre belle Marche ci regalano, e di scambiare emozioni e informazioni con persone che condividono la nostra passione. Ho trovato l'articolo molto interessante, soprattutto la parte scientifica. Non ho mai visto lo stagno con i colori descritti nell'articolo (confesso che non ero a conoscenza di questa particolarità): andrò certamente spesso per cercare di catturare qualche bella immagine.
Ciao
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