Tra neve, ghiaccio e fango! Stampa E-mail
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Cronache - Cronache da Castelluccio e dintorni
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Sabato 04 Gennaio 2014 14:00

SOLO IL RUMORE DELLA MIA PEDALATA SUI PIANI DI CASTELLUCCIO

La robusta alta pressione che ha caratterizzato la prima parte del mese di Dicembre 2013 dopo tanta tanta pioggia, neve e purtroppo anche molti danni, mi aveva stuzzicato l'idea per una ramponatina su qualche cresta (probabilmente verso il Monte Porche) ma anche un giro in MTB per le valli ed i Piani di Castelluccio ormai quasi privi di neve. L'indecisione era fortissima considerato che in questi giorni era l'ideale per un'escursione in quota con picozza e ramponi ma la voglia di riprendere la bici dopo un pò di tempo ha fatto pendere l'ago della bilancia per le due ruote proprio allo scadere della mezzanotte di Venerdì sera.

Adeguatamente bardato e attrezzato per l'occorrenza, parto da casa non troppo presto per evitare il rischio di trovare nebbia proprio sui Piani di Castelluccio. L'idea è quella di lasciare l'auto alla Madonna della Cona (per intenderci al bivio con la strada per gli impianti di risalita del Monte Prata) ed iniziare a scendere verso il piccolo paese umbro. Così è stato solo che ho dovuto titubare non poco dopo aver realizzato e messo bene in mente i -3 gradi che mi aspettavano una volta uscito dalla macchina.

Mi faccio coraggio ed inizio i preparativi: scarpe, guanti, indosso il casco, gli occhiali, lo zaino e....via per la discesa verso il Pian Perduto. L'impatto con il "mondo esterno" non è dei migliori: un'aria gelida mi accarezza il viso ed in discesa mi tocca subire senza troppo reagire. Finalmente arriva la spianata e le prime pedalate sono molto "indirizzite" dal freddo. Taglio per la sterrata sotto Castelluccio lungo Piè di Vallone tra un mix di fango e neve compatta e dura. E' un piacere pedalare sui tratti innevati; contro sole si vedono chiaramente le placche di ghiaccio che luccicano colpiti dai raggi del sole e che è meglio evitare per non incorrere in pericolosi scivoloni a terra. Intercetto il sentiero per Capanna Ghezzi, lo attraverso per continuare la pedalata lungo la sterrata recentemente segnalata con apposite segnaletica bianche e azzurre per MTB che attraversa Piè di Vettore per ricongiungersi con la provinciale per Forca di Presta.

La temperatura ora si è alzata o sono io che mi sto scaldando; sta di fatto che inizio a sudare ed è il caso di fare una breve sosta per togliersi almeno una maglietta. L'atmosfera è surreale, lungo i sentieri non c'è nessuno neanche a piedi ed il silenzio è rotto solo da alcune sporadiche auto che percorrono l'asfalto. Tutto ciò mi rende ancor più entusiasta: sono praticamente il solo che al momento si sbizzarrisce a circolare per questi sterminati piani....e pensare che d'estate brulicano di pecore al pascolo e di famiglie intente a godersi la famosa fioritura.

Attraversata la strada asfaltata continuo sulla sterrata che conduce verso il Pian Piccolo. Mi imbatto  in un "torrente in piena" che occupa tutto il sentiero. La neve, poco più in alto, si sta sciogliendo alla grande e mi costringe a scendere per superare un piccolo fosso e proseguire la dove, in primavera, iniziavano a spuntare le lenticchie. 

Un breve tratto di leggera salita mi porta successivamente ad una gradevole discesa fino ai piedi del colle dove "dimora" i resti di un'antica torre di vedetta: La Torraccia. Decido di raggiungerla incollandomi in spalla la bicicletta per coprire gli 80 metri circa che mi separano dalla cima del colle. Bello scorcio panoramico da questa gradevole collina; un vento tutt'altro che tiepido mi costringe a rivestirmi ed a trovare riparo per uno spuntino dietro le mura sopravvissute alle intemperie dello scorrere del tempo. <<< Inizio articolo

Una ventina di minuti di totale relax lontano da tutti, lontano da tutto. Una quiete ed una pace che vorrei non finisse mai sperduto in questo immenso paradiso dove il tempo sembra fermarsi. Mi risveglio dal sogno e mi rimetto in sella alla mia MTB per ridiscendere e proseguire verso il Casotto Amati percorrendo la porzione Nord del Pian Piccolo. E' qui che con enorme piacere ho la fortuna di incontrare un bellissimo lupo a circa un centinaio di metri. Un immagine che rimarrà impressa solo nella mia mente perchè, nonostante avessi la macchinetta fotografica nello zaino, decido di godermi fino in fondo questo momento senza affannarmi a tirarla fuori.

Resto fermo ed immobile mentre il lupo, dopo avermi avvistato, non cambia atteggiamento continuando ad annusare il terreno come se fosse in cerca di qualche traccia lasciata da una ipotetica preda. Cinque minuti davvero interminabili che sbiadiscono pian piano mentre l'animale si allontana dirigendosi verso la splendida Macchia Cavaliera.

Eccitato da questo inaspettato incontro, proseguo verso la Fonte delle Pantanelle e quindi in direzione del Casotto Amati dove un tratto in leggera pendenza, ma pieno di neve soffice, mi costringe a scendere. Raggiungo la strada asfaltata decidendo così di rilassarmi in discesa e pianura fino ai piedi di Castelluccio. Ci sono diverse auto al parcheggio per la Valle Santa di sci alpinisti intenti a risalirla sotto la super visione del maestoso Scoglio dell'Aquila e raggiungere poi chissà quale meta. Raggiunta la piccola città delle lenticchie decido di rifare a ritroso lo stesso percorso dell'andata ma, appena intrapreso la sterrata per Capanna Ghezzi, incappo purtroppo in una foratura. La gomma posteriore è a terra e nonostante avessi tutto il kit per cambiare la camera d'aria, decido di non perdere troppo tempo e di tentare con la bomboletta schiumosa.

La gomma sembra tenere ma per sicurezza e per non incorrere in una nuova foratura o per non sollecitare quella già esistente percorrendo l'accidentato sentiero, decido di tornare indietro e proseguire per la comoda strada asfaltata. Mi butto a capofitto verso il Pian Perduto "assaporando" la salita che mi avrebbe atteso fino al raggiungimento della macchina dopo più di 20 km percorsi. Il sole, che mi ha sempre accompagnato in questa bellissima giornata, si nasconde dietro velate nuvole che rendono meno faticosa la mia ascesa. 

Raggiunta l'auto sorseggio, dalla vicina fonte, un'acqua ghiacciata e purissima che subito mi rivitalizza. Sistemo la MTB sul porta bici e mi metto in marcia verso casa. La mia mente ritorna all'incontro con il lupo e lo immagino scorrazzare in lungo e largo per il Pian Piccolo mentre tutto intorno a lui tace. <<< Inizio articolo     

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Commenti  

 
0 #1 Angelo Taverni 2014-01-05 15:51
Che figata!!!L' incontro con il lupo poi...un pò di sana invidia . Un abbraccio
Angelo
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