S. Liberato nel territorio di S. Ginesio Stampa E-mail
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Da S. Liberato/Sarnano
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Mercoledì 30 Settembre 2009 22:50

IL CONVENTO DI S. LIBERATO: UN PREZIOSO ANGOLINO AI MARGINI DEL PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI

Il santuario di S. Liberato, è situato molto vicino alla cittadina di Sarnano ma fa parte del comprensorio di S. Ginesio. Si respira aria serena immersi in una tranquillità decisamente tangibile in un luogo dove evocazioni e storie religiose di benedettini e francescani, si sono intrecciate e l'hanno fatta da padrone diversi secoli fa.

Si trova ad una altitudine di circa 750 metri. Una ricca fonte, è sempre presa d'assalto per rifornirsi di un'acqua pura e freschissima mentre proseguendo oltre e percorrendo in salita la strada asfaltata che si incrocia, si raggiungono gli stupendi prati di S. Liberato comodamente in auto, ideali per scampagnate e pic-nic con tutta la famiglia.

La vista è bellissima e si spazia fino al mare Adriatico nonostante ci troviamo ad una altitudine tutt'altro che da capogiro: appena, si fa per dire, 1.300 metri. Presso i piani Montioli a quota 1.170 metri è di rilevante importanza la postazione di decollo ufficiale del club I Sibillini di deltaplano e parapendio.

Dal convento di S. Liberato e d'intorni, partono un paio di passeggiate: un Sentiero Natura adatto a chiunque e l'Anello di S. Liberato un pò più impegnaticvo. Un breve cenno sulla storia del convento è d'obbligo.

Fu dedicata a S. Maria di Soffiano la primissima cappellina. Era un piccolo edificio costruito con le pietre del luogo dal quale si poteva accedere attraverso una porticina situata a Nord che attualmente si trova sotto un bellissimo portico. Da qui si raggiungeva il presbiterio della chiesa attuale.

Sulla richiesta dei signori di Brunforte, intorno al 1282 i frati Minori lasciarono l'eremo di Soffiano per recarsi nella nuova chiesa dentro la quale deposero anche il corpo del frate che più avevano venerato, S. Liberato da Loro, insieme alle spoglie di due frati molto vicini al Santo e che avevano condotto una vita di santità e perfezione: Frà Umile ed il fratello Frà Pacifico; tutti e tre precedentemente sepolti nell'eremo di Soffiano nel quale S. Liberato da Loro si ritirò in penitenza abbracciando la Regola di S. Francesco d'Assisi fino al 1260, anno della sua morte.

I frati Minori della nuova chiesina di S. Maria di Soffiano aderirono alla riforma dell'ordine francescano promossa da Angelo Clareno e da Liberato da Macerata ma questo li portò ad essere calunniati e perseguitati dagli altri frati della comunità costringendoli a una vita di clandestinità.

Alla morte di Liberato da Macerata avvenuta nel 1307, fu il Clareno ad assumere la guida di questo nuovo movimento e Clareni furono chiamati i suoi seguaci. Tutti coloro che dimoravano nella chiesa di S. Maria di Soffiano, inizialmente godettero della protezione dei Brunforte.

E' solo successivamente che si impose il culto di S. Liberato da Loro e del Beato Umile e Beato Pacifico intorno alla metà del XIV secolo quando l'intera Chiesa era decisamente impegnata nella crisi dell'autorità Papale (Scisma d'Occidente) e cessò di perseguitare i Clareni.

Verso il 1421, ci fu una parziale demolizione della chiesa di S. Maria di Soffiano che venne sostituita con una nuova costruzione dedicata a S. Liberato accanto alla quale si penso di costruire un convento con delle semplici ed umili stanze. Inoltre i Clareni fecero innalzare anche un grande chiostro, demolito nel 1710, nel quale poter svolgere ed assistere alle celebrazioni liturgiche più importanti.

Durante il secondo giorno di Pasqua di Resurrezione, la tomba di S. Liberato veniva visitata dal magistrato di S. Ginesio che offriva un cero di due libbra, mentre il lunedi di Pentecoste, era la volta delle confraternite di Loro le quali erano solite donare oli, cera e denaro. In queste circostanze, si racconta che dalla tomba del Santo fuoriuscisse una sostanza particolare raccolta dai devoti con dei pannolini e conservati per toccare i malati. Il Santo era inoltre venerato dalle ragazze in cerca di marito che, una volta ottenuta la grazia, lasciavano i pannolini dei figli presso la tomba. Si invocava l'intercessione del Santo anche per la protezione contro i terremoti. 

Nel 1506 e nel 1510, i frati Minori osservanti della Regola, cercarono di riappropiarsi del convento ma con scarsi risultati visto che ormai i Clareni erano diventati una grande e forte comunità. Solo quando il Papa Pio V riunì i Clareni ai frati Minori Osservanti con la bolla Beatus Christi, fu concesso loro il ritorno.

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