L'eremo-grotta di S. Sperandia Stampa
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Santuari-Eremi - S. Sperandia
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Giovedì 29 Ottobre 2009 11:15

ALLA GROTTA DI S. SPERANDIA: TRA PACE, TRANQUILLITA' ED UN'ATMOSFERA MISTICA

La grotta-eremo di S. Sperandia, si apre sul versante nord del Monte Acuto e nonostante si trovi vicino al paese di Treia, appartiene al comune di Cingoli. E' un luogo decisamente solitario e selvaggio anche se gli interventi dell'uomo, soprattutto nella sottostante valle del Rio Laque sopra la quale si affaccia la grotta, le numerose cave, hanno rovinato e non poco la bellezza della valle e la visuale da questo luogo che rimane ad ogni modo molto panoramico e spettacolarmente bello.

Prima di proseguire, qualche cenno sulla vita di S. Sperandia. Natia di Gubbio, visse tra il 1216 ed il 1276. In età molto giovane, già intorno ai nove anni, era nata in lei la vocazione per la preghiera e per una vita al servizio dei più poveri. Dopo aver avuto una visione di Gesù che la esortava ad abbandonare tutti i beni materiali, vestita di pelle di maiale e di una cintura di ferro, lasciò il suo paese per pellegrinare in solitudine sugli Appennini; a volte si recava di paese in paese con le braccia legate, un velo che le copriva il volto e con il capo cosparso di cenere. Trascorreva la Quaresima digiunando e pregando ad imitazione della vita di Gesù. 

Operò molti prodigiosi miracoli: guarì numerose persone, tra cui moltissime donne, da mali incurabili risuscitando anche una bambina; da queste virtù miracolose che manifestò quando ancora era in vita, è legata perciò la sua venerazione. Il suo pellegrinaggio la portò infine a gingere nel paese di Cingoli nel quale continuò a manifestare le proprie capacità taumaturgiche.

Dopo diversi anni trascorsi in perfetta solitudine nella grotta, tornò nel monastero benedettino di S. Michele di Cingoli dove morì l'11 Settembre 1276. Il suo corpo si mantiene ancora perfettamente conservato nella chiesa di S. Sperandia.

Intorno al 1278 ebbe inizio il suo culto anno in cui il corpo fu esposto in una particolare arca di legno per la pubblica venerazione. In alcuni documenti del XIV secolo e nello statuto di Cingoli del 1325, il titolo di "Santa" viene affiancato accanto al suo nome

Uno dei prodigi per il quale viene ricordata S. Sperandia è il miracolo delle ciliege, ancora molto vivo nella tradizone popolare cingolana. Viene immortalato anche attraverso un dipinto situato nel 1683 dietro l'altare maggiore della chiesa di S. Sperandia di Pier Simone Fanelli.

La storia racconta che la chiesa ed il convento annesso, dovevano essere ristrutturati e per le numerose riparazioni furono chiamati degli operai. In una giornata di inverno durante la pausa per il pranzo, la Santa domandò loro se avessero avuto bisogno di qualcosa; uno di essi, scherzando, rispose che avrebbero gradito delle ciliege e, tra lo stupore generale di tutti, ecco che Sperandia si allontanò per un attimo per ritornare con un cesto pieno di fresche e splendide ciliege. <<< Inizio articolo

L'eremo nel quale Santa Sperandia visse la sua esperienza asceta, si raggiunge attraverso un largo sentiero all'interno di un boschetto di faggi e carpini del Monte Acuto. E' un sentierino particolare: travi di legno posti lungo il cammino, formano più di 400 scalini; vi condurranno quasi fino all'ingresso della grotta alla quale si accede attraverso altre scale (questa volta normali) un pò ripide. Le dimensioni del sito, variano dagli 8-10 metri di profondità ai 3-5 metri di altezza ed è scavato all'interno di un particolare massiccio calcareo rossiccio chiamato anche "Sasso Roscio" o anche "Sasso di Citona" dal nome di una fonte che le persone del luogo chiamano Acitona o Acitosa.

Nel corso degli anni l'uomo è intervenuto più volte per apportare delle migliorie al luogo a volte anche con discutibile gusto. Nel 1840, il monaco che abitava a S. Angelo, una frazione vicino Cingoli, decise di costruire una piccola chiesetta per i pellegrini utilizzando del materiale ricavato abbattendo l'edificio originale costituito da tre modeste  piccole stanze che ospitò la Santa (foto a sinistra ripresa da G. Santarelli, Santa Sperandia p. 24). Nel 1970 è stato fatto l'ennesimo intervento per cercare di abbellire la grotta: delle lastre di travertino sono state poste sulla ripida scalinata che conduce al sito ed è stata rifatta totalmente la rustica chiesetta.

Nei pressi della grotta è presente una piccola buca scavata nella roccia che raccoglie acqua dalla fonte Acitosa.  La credenza popolare vuole che si sia formata nel periodo in cui Santa Sperandia viveva nella grotta per essere utilizzata dalla stessa Santa.

Ci sono altre leggende che la popolazione ha voluto legare alla vita di Sperandia; lungo la valle del Rio Laque, prima ancora del rifacimento della strada e della presenza di numerose cave, si narra che si potevano vedere i solchi sulla roccia lasciati dalle ruote del carro di S. Sperandia trainato da vitelli da latte; nei boschi del Monte S. Angelo nei pressi dell'omonimo eremo, sembra ci sia una roccia dalla forma alquanto bizzarra indicata come la "sedia di S. Sperandia" ed anche una grotta che la Santa utilizzava per uscire all'interno del monastero di S. Michele di Cingoli, grotta che un frate non riuscì a trovare dopo aver seguito Sperandia di nascosto.

Raggiungere il luogo è estremamente semplice considerato che con l'auto si può arrivare direttamente sul pianoro sopra la grotta per poi scendere a piedi in 15-20 minuti  a sinistra. Un pianoro dal quale la vista è senza dubbio spettacolare: dal Monte S. Vicino fino al mare e Monte Conero naturalmente. Un enorme crocifisso con un piccolo altare già trasmette sensazioni di meditazioni e pace.

Oltre alla grotta, si può procedere anche verso la Roccaccia (anche qui in una ventina di minuti). Una tranquillissima passeggiata fino ai ruderi di una antica ed importante rocca del XIII secolo. Posso darvi un consiglio?? Al tramonto ragazzi c'è un'atmosfera davvero magica! <<< Inizio articolo

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