P.zzo 3 Vescovi. La partenza dal rifugio Città di Amandola Stampa
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Priora/3Vescovi/Berro - I sentieri Priora/3Vescovi/Berro
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Venerdì 01 Ottobre 2010 08:35

A PIZZO TRE VESCOVI, PER IL MONTE AMANDOLA E MONTE CASTEL MANARDO, LO SPETTACOLO E' ASSICURATO DAL MONTE ACUTO. RITORNO PER IL TRASCURATO SENTIERO DOPO CASALE RICCI (difficoltà EE)

Dal rifugio Città di Amdola, ha inizio una lunga cavalcata dalle mille alternative; quello che in questo articolo descriverò è l'entusiasmante arrivo fino a Pizzo Tre Vescovi attraverso la morbida cresta di Monte Castel Manardo. La repentina ascesa prosegue, con continui sali-scendi, fino alla Forcella Bassete ai piedi di uno straripante Monte Acuto che volendo possiamo anche conquistare scalando il suo ripidissimo versante. Si giunge così ai piedi della vetta che sovrasta il piccolo rifugio del Fargno.

E' una escursione lunga ma con panorami stupefacenti ad iniziare dalla Priora, Pizzo Berro e l'intera valle dell'Ambro ma ciò che mi ha stupito positivamente è stato proprio il Monte Acuto, un monte che supera di poco i 2.000 metri ma che da questa prospettiva sembra qualcosa di davvero insormontabile.

All'inizio sembra una cima come tutte le altre ma poi, man mano che gli ci si avvicina, si capisce del perchè ha in dote quel nome; per conquistarlo bisogna faticare un pò perchè se è vero che giungere ai suoi piedi partendo dal rifugio del Fargno è davvero semplice, arrivare in vetta significa sapersi districare anche con le mani per farsi strada tra rocce e roccette con una discreta esposizione alle spalle da far rabbrividire un pò a chi soffre di vertigini. Il versante Nord-Est, per capirci quello che guarda verso Monte Castel Manardo, presenta anch'esso una elevata ripidità che si sviluppa in un mix di erba e pietre e l'ultimo tratto è particolarmente faticoso. Alla fine comunque è una bella soddisfazione giungergli in testa. Ma torniamo a noi ed all'inizio dell'escursione. 

Giunti al rifugio, non passa inosservato quel lungo sentiero che lassù in alto taglia il versante Nord-Est del Monte Amandola ed è quello che dovete percorrere iniziando la cavalcata dirigendovi dietro la piccola costruzione ed iniziare a salire verso destra. Intercetterete il sentiero (il N. 241 sulla carta topografica) che, con un primo tratto decisamente in salita, vi condurrà al termine di questa prima fase dell'escursione. Si raggiunge una piccola sella dalla quale a sinistra è inconfondibile la croce del Monte Amandola che potete tranquillamente raggiungere; dritto avanti a voi leggermente spostato a destra, prosegue la traccia (a dire il vero poco visibile) che scavalca una piccola cresta da dove è visibile il casale Grascete; nei pressi sono presenti alcune fonti per rifornirsi di acqua fresca.

Non ci si può che meravigliare per il bellissimo spettacolo che i nostri monti offrono da questo angolo e soprattutto si intravede la meta da raggiungere molto, molto lontano. Per chi è già poco convinto di proseguire e portare a termine l'escursione, questo potrebbe essere il punto della definitiva rinuncia. 

Si continua al di sopra delle fonti dove una strada, leggermente in salita, vi conduce fino alla base del Monte Castel Manardo; da qui, in corrispondenza di una piccola costruzione, si prosegue per prati fino a raggiungere la sommità di questa dolce cresta ove sono presenti numerosi paletti del parco che ne indicano il confine; una breve ascesa dopo di che, raggiunta la quota massima di circa 1.916 metri, si inizia a scendere e, ahimè, a perdere inesorabilmente quota. <<< Inizio articolo

Ciò comporta che tutti i metri che andiamo a perdere, dovranno essere recuperati più avanti ed anche questo fatto è, giunti a questo punto dell'escursione, una bella mazzata psicologica. Più si scende e più è impressionante il Monte Acuto davanti a noi; diventa man mano sempre più alto con un bell'impatto visivo che mai, sinceramente, avrei immaginato.

La discesa, sempre su prati erbosi, è caratterizzata paradossalmente anche con qualche piccolo strappo in salita fino a raggiungere il Colle Bassete e quindi la Forcella Bassete a quota 1.700 metri. Si perdono più di 200 metri di altitudine che, come detto poc'anzi, bisogna recuperare. Giunti così alla forcella che può considerarsi come la sella tra il Monte Acuto ed il Monte Castel Manardo, inizia l'ascesa a Pizzo Tre Vescovi lungo il sentiero che si snoda verso Sud-Est e che fiancheggia l'impervia e dura cresta del M. Acuto.

Il sentiero è sempre il N. 241. E' una salita tutto sommato relativamente semplice; intendiamoci non è che sia una passeggiata. Il sentiero è ben visibili ed a tratti ci sono anche i segnali del CAI. Giunti in prossimità di una piccola vallecola sulla destra proprio sotto il M. Acuto, la traccia si perde un pò anche se è intuibile la sua prosecuzione in avanti per poi svoltare verso destra dove ricompare ben distinta. E' da questa prospettiva che il M. Acuto offre una vista molto suggestiva. Giunti in prossimità della sella tra quest'ultimo e Pizzo tre Vescovi, non vi resta che continuare a sinistra ed in breve tempo raggiungerete la meta.

Alla Forcella Bassete, invece di intraprendere il sentiero che aggira il Monte Acuto, per i più temerari ci sarebbe un'alternativa alquanto accattivante: quella di tirare "dritto per dritto" in cresta e salire in vetta proprio del Monte Acuto per poi ridiscendere e salire a Pizzo Tre Vescovi. E' una salita decisamente molto impegnativa in quanto il versante, che si affronta, diventa sempre più ripido ed in alcuni frangenti non ci sarebbe nulla di male se si procedesse a "quattro zampe". E' certo che la suggestività della cresta è tutt'altra cosa rispetto al sentiero che corre in basso ma è anche molto più faticoso. Anche la discesa è altrettanto impegnativa perchè il versante Sud-Ovest del Monte Acuto risulta roccioso ed altrettanto ripido e necessita di molta prudenza come accennato all'inizio.

Giunti alla croce del Tre Vescovi, non vi resta che godervi il panorama e del meritato relax. Per il ritorno ci sono diverse alternative; la prima sarebbe quella di rifare la medesima strada dell'andata risalendo sulla cresta del Monte Castel Manardo; la seconda quella di fare quasi lo stesso percorso dell'andata con la variante che, giunti alla Forcella Bassete invece di salire verso il Monte Castel Manardo si scende a destra verso il casale Ara del Re e da lì prendere la strada che sale leggermente e che taglia il versante Sud del Manardo portandovi fino al piccolo casale Grascete incontrato all'inizio.

E' una via decisamente più semplice piuttosto che salire in cresta ed è soprattutto ideale se avete scorte d'acqua esigue. La terza alternativa, ed è quella che descriverò in questo articolo, è la più lunga e faticosa ed è quella che scende per il casale Ricci per mezzo di un'altra strada che dal casale Ara del Re, (raggiungibile come detto dalla Forcella Bassete procedendo diagonalmente verso destra), procede più in basso rispetto alla precedente. Nella miniatura ho indicato gli ultimi due percorsi.

E' semplice perciò raggiungere il casale Ricci a ridosso del quale l'ampia carreggiata termina e non si hanno indizi visivi della prosecuzione del sentiero. Bisogna improvvisare per azzeccare "l'ingresso" della traccia che vi porterà a valle. Dalla cartina si nota che la via procede appena dietro il casale verso sinistra scendendo un pò. E così dovete fare anche voi destreggiandovi tra l'erba che ha reso irrintracciabile una eventuale traccia presente. <<< Inizio articolo

Vi ritroverete così in un avvallamento sormontato da evidenti rocce sulla sinistra e da una piccola altura a destra. Dovete percorrerlo fino al termine dirigendovi a destra dove sembra impossibile ma c'è il sentiero che scende dentro il bosco. Considerate comunque anche il fatto che se nonostante abbiate trovato l'inizio del sentiero ma  non ve la sentite di scendere per questa via, è bene evidente sopra i balzi rocciosi la strada che vi riporta sulla via percorsa all'andata. E' certo che dovete tornare verso il casale a tirare dritto per dritto sui prati. 

Comunque, tornando a noi ed al sentiero che scende nel bosco, al nostro passaggio  abbiamo trovato un omino di pietra a segnalare la via quando sarebbe stato più opportuno una gigante bandierina segnaletica verniciata su una delle grandi pietre con il quale ha inizio la discesa. Imboccata la strada giusta, la traccia risulta abbastanza visibile e compare ogni tanto qualche sbiadito segnale del CAI. Sulla cartina topografica non è indicato con nessun numero e per comodità l'ho chiamato 241bis.

Il primo tratto è un pò scomodo non solo per l'asperità del terreno ma anche a causa di piante di ortica altissime quasi fossero state geneticamente modificate. Bisogna farsi largo tra la vegetazione in un groviglio di foglie, rami ed arbusti dopo di che la natura ci lascia respirare rendendo il sentiero più percorribile.

Un tratto un pò insidioso da superare lungo un piccolo ghiaione dopo di che ci si immerge di nuovo nella macchia fino a congiungersi con il sentiero N. 226 che proviene dalla sorgente dell'Ambro. Da qui in avanti diciamo che si ritorna alla "civiltà". Si continua verso sinistra dove, da lì a poco, raggiungerete il casale Gualberto. Non c'è una vera e propria sorgente d'acqua ma un piccolo fossetto dal quale poter attingere acqua se siete all'asciutto.

Il sentiero continua scendendo verso destra una decina di metri prima del casale ed è una discesa da percorrere con cautela mantenendo la concentrazione per non scivolare. Si procede ancora dentro il bosco fino a raggiungere un altro tratto insidioso tra ghiaia e sassi (anche di grandi dimensioni) che vi porterà alla base del suggestivo Balzo Rosso; è una continua lotta per mantenere l'equilibrio. 

Il sentiero spiana notevolmente proprio sotto questa parete rossastra in corrispondenza di un bivio: si prende a sinistra fiancheggiando il Balzo Rosso invece di proseguire a destra e scendere ancora. E' un piccolo tratto che non coincide proprio con quello che è riportato sulla carta topografica. Ad ogni modo, si ricollega più avanti al N. 228 che ci riconduce alle auto. Si incrocia un primo bivio sulla destra con chiare indicazioni per Capovalle e che dovete ignorare procedendo a sinistra. 

Successivamente ci si imbatte in un'altra traccia sulla destra ma bisogna sempre tenere la sinistra e risalire un sentiero che inizialmente è decisamente ghiaioso e sale con una pendenza che, giunti a questo punto della giornata, è una bella mazzata per le povere gambe appesantite. Un ultimo sforzo ed il rifugio, per la vostra felicità, vi apparirà innanzi e sarà davvero motivo di soddisfazione per aver portato a termine una grande escursione. <<< Inizio articolo

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