Febbraio 2009: fatica-spettacolo: 0-10. Che giornata alle Lame Rosse! Stampa
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Cronache - Cronache dal Fiastrone
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Martedì 03 Marzo 2009 12:39

A FEBBRAIO 2009 SI RIASSAPORA UN PO' DI MONTAGNA

Per quanto mi riguarda, il 2008 si era concluso con la bellissima ma faticosa ascesa alla Priora dalla gola dell'infernaccio, una giornata stupenda ricordo e primaverile che mi sorprese molto considerando che era il 2 di Novembre e con un giretto presso le piste da sci del Monte Prata il 20 Dicembre in un contesto del tutto diverso con molta neve ma anche tanto sole.

Se la memoria non mi inganna, credo che sia stata l'ultima giornata "decente" per effettuare qualche escursione senza preoccuparsi del rischio di sentirsi il cuore appesantire da chissà quale problema o inconveniente possa capitare. Da quel giorno in poi giornate grige e molto piovose si sono succedute in una altelena quasi fastidiosa a rovinare tutti i fine settimana fino al giorno 28 Febbraio dove finalmente si è riusciti a vedere il cielo totalmente privo di nuvole.

L'Italia poi si sa è molto lunga e sicuramente in altre parti il tempo sarà stato più clemente, ma qui al centro, il 2009 è iniziato sotto una cattiva stella per gli appassionati di escursionismo. Ma c'è sempre il rovescio della medaglia: neve, neve, e ancora tanta neve sui Sibillini e questo è sicuramente un bene molto prezioso perciò diciamo che.....va bene così.

Comunque, in cuor mio, non vedevo l'ora di fare un bel giretto dopo due mesi di attesa e l'occasione giusta si è presentata a fine Febbraio con una passeggiata alle Lame Rosse tanto per riprendere feeling con la montagna. Non è molto saggio avventurarsi su per chissà quali crinali in questo periodo. Dopo tanto freddo, le temperature sono salite, di neve ce n'è in abbondanza ed il rischio di valanghe e slavine è molto alto.

Così, l'ultimo sabato di Febbraio decido di partire per  questo straordinario scenario già ammirato più volte vicino la gola del Fiastrone. Questa volta intraprendendo un sentiero mai fatto prima che ha inizio alla diga di Fiastra.

La giornata è eccezionale, limpida e mite; appena alzato, in un quarto d'ora sono già in auto. Con me solo lo stretto indispensabile; anche se il tracciato è sconosciuto, dalla carta topografica risulta molto semplice ed anche breve e perciò...qualche frutto, biscotti e un pò d'acqua che riesco a far entrare nelle innumerevoli tasche del mio giubbotto. 

Alle 8:45 sono all'imponente diga; lungo la strada ancora dei cumuli di neve che è molto abbondante se si rivolge lo sguardo sui pendiii di Pizzo Tre Vescovi a ridosso del Fargno. Pozzanghere ancora gelate che si scioglieranno a breve. Il camminamento sopra la diga è sempre suggestivo. Il lago è di un blu veramente intenso; una immensa distesa d'acqua che se ne sta lì tranquilla e docile, rassegnata come un uccellino in gabbia senza via di uscita a meno che l'uomo non glielo permetta.

A valle fa da eco la suggestiva gola del Fiastrone molto spoglia in questo periodo ma pronta ad esplodere tra qualche mese.

Terminato il camminamento, il sentiero mi conduce proprio sopra la diga, sul versante opposto da dove ho parcheggiato l'auto e la si può ammirare in tutta la sua magnificenza. Un arco perfetto che tiene a bada milioni e milioni di metri cubi d'acqua.

Comincia a fare caldo e nonostante il tragitto sia addirittura all'ombra e in dicesa, sento l'esigenza di spogliarmi del mio giubbotto ma al momento mi limito solo a slacciarlo. 

In basso alla mia destra il mormorio del fiume Fiastra è una piacevole compagnia al quale si aggiunge ogni tanto qualche rigolo che scende dalla parete rocciosa alla mia sinistra. Dopo circa venti minuti di cammino, incrocio il sentiero che prosegue verso la gola e capisco che ormai non è rimasto molto. 

Il mio animo è scosso da un fruscio alquanto strano che sento nel bosco e alla vista di un bel cinghiale che attraversa il sentiero a meno di 5-6 metri da me. Vi confesso di essermi preso un bello spavento...non tanto per il cinghiale in se per se ma perchè è avvenuto tutto così all'improvviso e in un momento in cui ero veramente rilassato a godermi questa splendita passeggiata.

Dopo altri 15 minuti circa giungo all'uscita del bosco, nel canalone nel quale, risalendolo, si giunge ai pinnacoli rossastri di queto luogo incantato. Un pò di neve persiste in qualche punto anche se la zona è molto assolata rendendo ancora più vivo lo splendido colore di queste montagne. Il cielo azzurro fa da sfondo a delle splendide "stalagminti" che dal basso si ergono verso l'alto facendo perdere anche la percezione delle distanze.

Mi inoltro lentamente all'interno di quello che secondo me è il kanyon più particolare di tutti i Monti Sibillini. Non c'è ancora nessuno, anche se da lì a breve sarebbero arrivati piccoli gruppetti di persone ma quei momenti di totale solitudine di fronte ad uno spettacolo del genere sono stati sufficenti per assaporare fino in fondo quanto la Natura sia grandiosa nell'intagliare una intera montagna a prorpio piacimento. Ogni piccolo sassolino che sentivo cadere era il sintomo di una modifica impercettibile che già era avvenuta. 

Una leggera brezza ogni tanto si alza; mi rinfilo il giubbotto mentre da qualche parte il paesaggio è cambiato di nuovo.... <<< Inizio articolo

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