Sotto un mare di stelle!!!! Stampa E-mail
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Cronache - Cronache Lago di Pilato/Vettore
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Domenica 15 Giugno 2014 18:00

NOTTE ALLO ZILIOLI: NUVOLE, STELLE E.....VENTO I PROTAGONISTI!!

Era circa la metà di Maggio quando venivo contattato da Tonino, un ragazzo di Ladispoli. Mi spiegava che aveva intenzione, insieme ad alcuni suoi amici, di fotografare la Via Lattea insieme al Lago di Pilato e che il periodo migliore era in corrispondenza della Luna Nuova che coincideva con la fine del mese.

Gli risposi che li avrei accompagnati molto volentieri ma che, come anche Tonino mi spiegava, dovevano esserci le condizioni meteo ottimali e quindi senza nubi. Ci congedammo con la promessa di risentirci qualche giorno prima dell'eventuale partenza con le previsioni meteo più attendibili possibili.

Una partenza che Tonino ed i suoi amici volevano effettuare nel tardo pomeriggio, scendere al lago prima del tramonto, fotografare quasi tutta la notte e, all'alba, avviarsi sulla via del ritorno. La partenza da Forca di Presta era, secondo me, l'unica fattibile soprattutto per l'aiuto che poteva darci l'appoggio del rifugio Zilioli che alla fine si è rivelata fondamentale. C'era però l'inconveniente di quanta neve avremmo trovato per scendere al lago e misi in guardia Tonino che la discesa al laghetto glaciale poteva essere facilmente vanificata.

Il mese di Maggio si è dimostrato molto molto variabile con pochissime giornate degne di questo periodo e purtroppo per il fine mese le previsioni non danno nulla di buono: temperature che scendono e soprattutto un cielo pieno di nuvole con una finestra proprio tra la notte di sabato e domenica. E' quasi come trovare un ago in un pagliaio. Tonino mi telefona la sera prima e mi dice che sono fortemente convinti a partire. Io acconsento anche se la decisione finale la prenderemo una volta giunti a Forca di Presta e verificato sul posto le reali condizioni meteo.

Così, alle 17 circa, ci conosciamo di persona; Tonino è in compagnia di due suoi amici Massimiliano ed Emiliano. La situazione che ci si presenta innanzi non è molto confortante: un muro di nebbia separa il parcheggio dall'inizio del sentiero. In compenso non è eccessivamente freddo e non tira vento. Abbiamo preso la decisione di avviarci confidando nella buona stella; raggiungere il rifugio Zilioli non desta troppa preoccupazione anche in caso di nebbia. Il problema sarebbe eventualmente se la "finestra" di cielo terso e pulito di cui ho accennato prima, non dovrebbe verificarsi vanificando in questo modo ogni sforzo fatto.

Il tracciato, come sanno tutti coloro che conoscono bene questo percorso, inizia con un bello strappetto sempre in compagnia delle nostre amiche "nuvole basse" che hanno comunque il buon senso di limitare la visibilità impedendo in questo modo la vista del punto di arrivo della salita diminuendo il senso della fatica di chi non conosce il percorso.

Man mano che si sale però lasciano più spazio al cielo sereno e al vasto panorama che ci circonda soprattutto verso il Pian Grande e Castelluccio. Sosta obbligata per immortalare il tutto in qualche foto inedita in un mix di luci, ombre, nuvole e sole molto particolari. Riprendiamo il cammino verso il rifugio o meglio verso la seconda sosta al termine del secondo strappo che coincide con l'ascesa al Vettoretto, sopra la Valle Santa. Massimiliano fa un pò più di fatica ma la sua tenacia è tanta che non vuol mollare assolutamente. 

Con qualche breve sosta, raggiungiamo il Vettoretto sommersi di nuovo dalla nebbia che sembra non lasciarci. Il rifugio non si vede, le nuvole ci avvolgono fitte e le osserviamo correre spinte da un vento che ora inizia in qualche tratto a farsi sentire mentre la temperatura comincia decisamente a scendere. Ci rifocilliamo un pò prima di proseguire per l'ultimo ripido tratto verso lo Zilioli sperando che il cielo si apra un pò.

I nostri appelli sembrano siano stati ascoltati; poco dopo usciamo dalla nebbia che ogni tanto ritorna anche se più flebile e meno convinta. Il rifugio è lì davanti a noi anche se per raggiungerlo bisogna attraversare un tratto di una cinquantina di metri su neve. Attraversarlo è meno difficile del previsto considerato lo stato della neve (neve bagnata) e le impronte degli scarponi lasciate da escursionisti che ci hanno preceduto.

Sono il primo ad arrivare ed apro la porta della stanza che è a disposizione di tutti in ogni periodo dell'anno. Un odore di aria stantia e chiusa mi pervade i polmoni ed a questa si aggiunge anche quell'odore tipico di muffa e umidità che inevitabilmente ricopre gran parte delle pareti. Il ricambio d'aria è veloce e già dopo pochi minuti si sta molto meglio. Tutto intorno a noi è nebbia e vento anche se l'impressione è quella che da un momento all'altro il cielo si possa aprire regalandoci panorami mozzafiato proprio al tramonto. <<< Inizio articolo

Ci diamo una sistemata all'interno del rifugio; sono ormai le 19:30 e lo stomaco inizia a reclamare. Ci cambiamo gli abiti sudati e sgranocchiamo un pò dei nostri viveri prima di perlustrare per bene com'è la situazione intorno a noi. Di sicuro c'è che la temperatura è scesa drasticamente ed alle 20:00 ci troviamo intorno al -1. Con il vento poi quella percepita è ancora qualche grado inferiore. 

Mi dirigo sui prati sopra lo Zilioli per verificare quanta neve c'è per scendere verso i laghi anche se in cuor mio so già che non sarà possibile senza qualche rischio di troppo. All'inizio non si vede nulla; tutto intorno a noi è ancora nebbia che sale proprio dalla Valle del Lago. Il "Victor" si nasconde così come Pizzo del Diavolo e tutta la cresta che va dal Redentore a Punta di Prato Pulito.

In pochi minuti lo scenario cambia totalmente; le nubi si diradano all'improvviso, quasi d'incanto ed ecco apparire la bellezza incantevole di questo paradiso. Volteggiamo sopra le nuvole che sembrano enormi batuffoli di ovatta con forti tinte rosse/arancioni/gialle e bianche accarezzate dalle luci di un tramonto che si sta consumando alle spalle di Pizzo del Diavolo. Il cielo è terso sopra di noi; rimane solo il Vettore a farsi vedere ancora avvolto dalle ultime nubi che "capiscono" in fretta di essere di troppo e che altrettanto in fretta svaniscono chissà dove. Una valanga, qualche tempo fa, si è staccata lungo il versante Sud/Ovest lasciando come una cicatrice in quel bel manto bianco. Anche i prati che conducono al lago di Pilato sono totalmente innevati ed è troppo pericoloso raggiungere lo specchio d'acqua quasi al buio senza sapere le reali condizioni del sentiero sottostante.

La decisione è stata presa: si resta al rifugio aspettando la notte per fotografare l'immenso panorama stellare al cospetto di "Padron Vettore" che ci sorveglia. Nel frattempo ci sbizzarriamo a fotografare vedute che mutano di continuo grazie alle nostre "amiche" nuvole sospinte da un gelido vento che in certi frangenti si fa davvero forte.

Rientriamo al rifugio e Tonino, Massimiliano ed Emiliano preparano la loro attrezzatura per la notte che ormai si avvicina. Alle 21:30 persiste ancora troppa luce mentre uno spicchietto di Luna, in prossimità di Cima del Lago, ci saluta lasciando sgombro il cielo dalla sua luce riflessa. Poi cominciano a farsi strada le prime stelle insieme al pianeta Marte, come ci spiega Tonino appassionato di astronomia. Ci dice che la Via Lattea sorgerà  verso Est in direzione più o meno del Vettore e che il momento migliore per fotografarla si avrà intorno alle 4:00 del mattino sempre sperando che le nuvole non coprano tutto. 

Alle 22:30 il cielo è limpidissimo e tappezzato da miliardi di stelle. La Via Lattea inizia a fare capolino nel cielo proprio sopra il Monte Vettore ed è uno spettacolo davvero sorprendente. Le apparecchiature fotografiche vengono messe a dura prova dal vento che sferza sulla Sella delle Ciaule. Io mi ritiro nel rifugio dentro il mio sacco a pelo lasciando i professionisti della fotografia a lavoro. Bevo e mangio un altro boccone e cerco di riposare un pò con l'intenzione di alzarmi quando ci sarà (forse) il secondo round verso le 4:00.

Gli altri mi raggiungono intorno all'una ed ognuno nel suo sacco a pelo attende con pazienza l'ora X per uscire di nuovo. Il vento si fa fortissimo, ogni tanto qualche brivido di freddo mi attraversa la schiena ma tutto sommato non posso lamentarmi anzi, in qualche frangente devo pure scoprirmi. Abbiamo la sensazione che la situazione esterna non stia volgendo come sperato; un nuvolone di passaggio lascia cadere pallini di ghiaccio che non preannunciano nulla di buono ed infatti alle 4:00 del mattino siamo avvolti in una coltre fittissima di nebbia. Purtroppo non ci resta che ritornare dentro i sacchi a pelo ed aspettare le prime luci dell'alba per alzarci, prepararci ed iniziare la discesa. 

Così dopo un paio di ore usciamo dai nostri gusci; fuori ci sono ancora fitti nuvoloni che ogni tanto lasciano intravedere qualche flebile raggio di sole. Facciamo colazione e con calma ognuno raccoglie le sue cose sperando di non dimenticare nulla. Sono circa le 7:00 quando, usciti tutti, chiudo il rifugio soddisfatti comunque della nottata trascorsa e dell'esperienza fatta. La via Lattea e le stelle sono state fotografate; è certo che poteva andare meglio ma non è il caso di vedere il bicchiere mezzo vuoto considerate le premesse con cui siamo partiti.

Una leggerissima spruzzatina di neve ricopre i prati privi del manto bianco e, mentre si apre un bello squarcio tra le nuvole che ci permette di spaziare con lo sguardo fin quasi alle auto, iniziamo la discesa attraversando subito la lingua di neve davanti al rifugio. L'attraversamento risulta un pochino più complicato: la neve infatti, di prima mattina, è compatta e ghiacciata e questo comporta una maggiore attenzione per non scivolare. Superato il piccolo ostacolo, con una totale rilassatezza scendiamo lungo il sentiero mentre tutto intorno a noi cambia di continuo. Il vento finalmente smette di soffiare man mano che scendiamo di quota ed anche la temperatura si alza rendendo la discesa ancora più "confortevole".

Incrociamo alcuni gruppetti che salgono e li aggiorniamo sul vento e su alcuni tratti di neve che devono attraversare. Alle 8:30 circa raggiungiamo le nostre auto anch'esse intirizzite per il freddo inusuale che hanno sopportato in questo periodo. Uno sguardo verso il Vettore ed il rifugio che ogni tanto appaiono tra le nuvole mentre Emiliano e Massimiliano stentano a credere al dislivello ed alla strada che hanno fatto il giorno prima. Per loro, così come anche per Tonino, era la prima volta tra i Monti Azzurri ma Tonino è più abituato a calpestare questi tipi di scenari: è originario della Sicilia ed è salito più volte sull'Etna.

Sistemati gli zaini nelle auto, ci salutiamo e chissà.....forse ci s'incontrerà ancora in occasione di un nuovo incontro ravvicinato con le stelle!!!! <<< Inizio articolo 

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Commenti  

 
0 #1 Tonino Giallombardo 2014-06-19 11:42
Grande Paolo! Sei stato un'ottima guida e compagno di avventura. E' stata per noi una bellissima esperienza che pensiamo di ripetere a breve, quando avremo la certezza che i ghiacci si siano sciolti e quando la luna sarà nella sua fase ideale per nuove foto notturne. A presto!!
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