Il Monte Vettore da Altino Stampa E-mail
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Lago di Pilato/Vettore - I sentieri per il lago di Pilato e Monte Vettore
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Lunedì 22 Giugno 2009 12:30

ALTINO-VETTORE:
- ANDATA IN CRESTA ATTRAVERSANDO I PRATI DI ALTINO. POTENTE IL PIZZO DEL DIAVOLO (difficoltà EE)
- RITORNO PER S.M. IN PANTANO. IMPRESSIONANTE L'IMBUTO DEL VETTORE (difficoltà EE)

Il Vettore. Conquistarlo da Forca di Presta per il tipico itinerario molto frequentato per ambire anche al lago di Pilato, è la via decisamente più seplice ma se qualcuno vuol mettere alla prova le proprie capacità d'escursionista ed assaporare una cresta mozzafiato ed un ambiente decisamente selvaggio bèh, il percorso ad anello che inizia dal grazioso paesino di Altino è decisamente quello più adatto.

Ciò che descriverò qui, è un tragitto molto faticoso e lungo che ho sperimentato sopra le mie spalle (come del resto tutti gli altri; nel sito, vi ricordo che non ci sono descrizione dei sentieri se prima non li ho percorsi personalmente!) ma che gratifica l'animo di colui che è veramente innamorato della montagna. Più volte durante questa escursione mi ha sfiorato nella mente il pensiero: "Ma chi me lo fa fare..." ma è stata una flebile fiammella che si è spenta immediatamente alla visone di quello che, man mano che proseguivo, mi si spalancava davanti agli occhi.

Arrivati con l'auto ad Altino, parcheggiate dove meglio credete. I sentieri iniziano in prossimità del rifugio ed io ho cominciato percorrendo quello che sulla carta dei sentieri è identificato con il numero 35 e che conduce in cresta sopra i Prati di Altino. Si percorre inizialmente una strada decisamente ampia dentro il bosco con una pendenza che è nulla rispetto a quella che vi aspetterà successivamente. Al momento non è che ci sia molto da vedere se non constatare il fatto di trovarsi decisamente in un luogo dove silenzio e natura condividono una realtà che pochi ormai sanno apprezzare.

Appena usciti dal bosco dopo aver percorso un breve tratto, vi si spalancheranno i Prati di Altino. E si ragazzi, dovrete arrivare fin lassù, in cima, in cresta....ma che cresta aggiungerei io!!!! C'è un piccolo casolare con una fonte a trocche; potete rifocillarvi e rinfrescarvi prima della dura ascesa. Aggirate la piccola costruzione seguendo la strada dirigendovi a destra dove vi addentrerete ancora una volta dentro il bosco. Proseguite per il sentiero maestro; incrocerete infatti degli stradelli che salgono alla vostra sinistra. La differenza sta nel fatto che questi sentieri ad un certo punto terminano e bisogna salire camminando quasi a "quattro zampe" arrancando non poco tra tronchi e rami tagliati o divelti e terra e sassi che offrono aderenza zero per il dislivello che c'è. Sicuramente si accorcia un pò ma a mio parere non vale la pena. Quindi, non tenendo conto di queste alternative, uscirete dal bosco e successivamente il sentiero svolta obbligatoriamente a sinistra sopra la macchia che avete appena percorso. 

La via da seguire al momento è ancora discretamente vsibile ed intuitiva e mentre salite, a sinistra, si scopre l'intera valle con il lago di Gerosa che domina.

La traccia che state calpestando si fa via via più flebile fino a scomparire e da qui in avanti arriva il bello. Cosa fare?? Un'unica alternativa: salire e prendere di "petto" questi benedetti prati. Se volete seguire un mio piccolo consiglo salite si, ma dirigendovi un pò in diagonale verso sinistra ma non troppo.

E' decisamente il tratto più impegnativo; una volta arrivati in cresta ce ne saranno altri ma è tutto un altro paio di maniche, gratificati da quello che i nostri occhi possono vedere. E già, è un panorama straordinario ed insieme alla cresta del Redentore sopra il lago di Pilato, è senza dubbio tra le più emozionanti che l'escursionista può percorrere. Il Piano della Gardosa con il piccolo abitato di Foce sono sormontati da un Palazzo Borghese splendido e dalla cima dell'Argentella. Inconfondibile Forca Viola dalla quale ha inizio l'ascesa per Quarto S. Lorenzo per giungere poi al Redentore e Pizzo del Diavolo. Alle spalle dell'abitato di Foce la sempre stupenda Sibilla e tutta la cresta fino al Porche. <<< Inizio articolo

Ed infine, la via che dovete seguire: una grandiosa camminata in quota fino al Vettore che si manifesta in tutta la sua maestosità e bellezza. La visuale spazia fino ai vicini Monti dela Laga e Gran Sasso...un 360 gradi di visuale da far girare la testa.

L'avvicinamento al "Victor" prosegue in un susseguirsi piacevole di alti e bassi ma non senza fatica. Poco dopo il M. Banditello, si arriva in una specie di piccolo passo dove si incrociano due sentieri che si dirigono in direzioni diametralmente opposte: a destra per l'abitato di Foce mentre a sinistra per S.M. in Pantano. Si prosegue naturalmente sempre diritti verso il M. Torrone a quota 2.117 metri.

Il Vettore si fa sempre più grande così come è strabiliante la vista del Pizzo del Diavolo, parete rocciosa inconfondibile nei pressi del lago di Pilato il quale riuscirete ad intravedere soprattutto nel periodo di Giugno quando è al massimo del suo splendore.

Dal M. Torrone in poi c'è un tratto impegnativo che, in fin dei conti, si nota già da quando arrivate in cresta dai prati di Altino. Ci si arrampica su rocce e roccette su traccia di sentiero o improvvisando la via. Sinceramente l'ho trovato "divertente", "gustoso" e faticoso ma una volta terminata questa arrampicata, la via procede con una pendenza decisamente più abordabile verso la ormai non lontana e visibile Croce dotata anch'essa, come quella della Priora, di un'apposita cassettina all'interno della quale troviamo dei block-notes per lasciare il segno del nostro passaggio.

Che pace che c'è lassù in cima ed è una grande soddisfazione conquistare il Vettore percorrendo questa cresta straordinaria....

Allora, fin qui ho descritto l'ascesa alla vetta più alta dei Sibillini attraverso il sentiero di cresta N. 35. Il ritorno ad Altino può avvenire alla stessa maniera ripercorrendo a ritroso il tragitto effettuato all'andata oppure "calpestando" il sentiero N. 131 che vi condurrà prima a S.M. in Pantano attraversando e costeggiando l'impressionante Grande Imbuto del Vettore.

Perchè si chiama Grande Imbuto??? Dalla sua conformazione mi sembra che non c'è un nome più approrpiato di quello. E' considerato un tratto PERICOLOSISSIMO in presenza di neve, ad altissimo rischio di valanghe e slavine e quindi sconsigliatissimo da percorrere. Non vi ci avventurate per favore!!!!!!! E' già molto impegnativo senza il manto nevoso!

Detto questo veniamo a noi. La discesa per questo sentiero è molto insidiosa. Le diverse valanghe, in qualche tratto, hanno cancellato la via sostituendola con ghiaioni, terra e pietre che non offrono un appoggio stabile alle gambe già provate dall'ascesa precedente. Due bei scivoloni in terra nell'arco di 5 secondi che aimèh mi sono capitati con una discreta contusione all'anca sinistra, vi possono far rendere conto dell'insidiosità del percorso. Sono prezzi da pagare e da mettere in conto ogni tanto!!

Comunque, è inquietante e tremendamente suggestivo ciò che potete ammirare man mano che scendete. Sotto di voi un'intera e splendida valle mentre se volgete lo sguardo alle vostre spalle...è qualcosa da far venire i brividi e capirete il perchè è davvero pericoloso percorrere questo sentiero con la neve; ci si trova immersi in un ambiente totalmente selvaggio, isolato da tutto e da tutti circondati dall'intera parete E-NE del Vettrore.

Ai margini del Grande Imbuto, prosegue la difficile discesa che termina alla fonte del Pastore dove è d'obbligo una pausa per riposarsi, bere, e scattare qualche foto. Dalla cresta che abbiamo fatto all'andata, scende il sentiero per S.M. in Pantano il N. 132. Naturalmente, lo lasciamo lì dov'è e proseguamo la discesa verso la chiesa per la traccia N. 131 che si snoda poco più avanti della fonte a destra.

E' una discesa meno traumatica ma non sottovalutatela. Più avanti vi addentrerete nel bosco e non ne uscirete fino al raggiungimento di S.M. in Pantano e, qualche centinaio di metri più avanti, della sua sorgente Santa da dove ha inizio l'ultimo strappo per Altino percorrendo, verso sinistra, il comodo sentiero del Grande Anello dei Sibillini. 

Da qui in avanti è una semplice passeggiata con un unico inconveniente: dopo aver assaporato l'esperienza di una escursione che vi rimarrà impressa nel cuore per gli straordinari panorami ma anche per la fatica fatta, non vedrete l'ora di arrivare ma di strada ce n'è ancora un pò da fare...circa 4 chilometri che sembrano non finire mai ma se vi voltate e alzate gli occhi lassù in cima, tutto allora vi sembrerà a questo punto sopportabile. 

Finisce qui la descrizione di questo fantastico anello che eventualmente potete fare anche al contrario; il dislivello da superere è sempre lo stesso ma dal punto di vista psicologico può essere più pesante. Mi spiego: raggiungendo il Vettore da S.M. in Pantano, la metà è sempre davanti a voi e più vi avvicinate e più vi sembrerà una montagna insormontabile considerando poi che fino alla chiesetta è una passeggiata ma sono comunque 4 chilometri da percorrere. Inoltre per le continue valanghe, il sentiero in diversi punti è molto rovinato ma sicuramente è meno pericoloso percorrerlo in salita piuttosto che in discesa. In questo modo si può dire che scalate nel vero senso della parola il Vettore mentre dalla parte dei prati di Altino, salite per giungere in cresta e poi è un lento avvicinamento alla vetta. Comunque la girate, è sempre un bello e gratificante spettacolo.

Scorte d'acqua in abbondanza, bevete piccoli sorsi ogni 25-30 minuti anche se vi sembrerà di non averne bisogno, crema solare e cappello, giacchetta a vento per l'arrivo in vetta, scarpe da trekking naturalmente, t-shirt di ricambio e mantellina impermeabile in caso di eventuale scroscio d'acqua pomeridiano; un ricambio da lasciare in auto e tanta tanta passione e prudenza!!

A prestoooo!! <<< Inizio articolo

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