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La leggenda del Guerrin Meschino di Andrea da Barberino Stampa E-mail
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Monti Sibillini - Leggende sui Monti Sibillini
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Sabato 14 Febbraio 2009 14:33

L'INTREPIDO GUERRIN MESCHINO

Quella di Andrea da Barberino, è certamente la leggenda più amata dagli abitanti dei paesi dei Monti Sibillini.

Instancabile compositore di romanzi cavallereschi, Andrea nacque a Barberino di Valdelsa nel 1370 mentre la data della sua morte resta un mistero.

L'opera molto apprezzata dalla sete di avventure fantastiche da parte della curiosità popolare, è per l'appunto "Il Guerrin Meschino", intramontabile cavaliere alla ricerca delle proprie origini. Dopo aver girato tutto il mondo con scarsi risultati, si ritrova ai piedi dei Monti Sibillini, in terra di Norcia, dove aveva sentito parlare di una fata che dimorava in una vicina montagna capace di svelargli il nome di suo padre e la stirpe di appartenenza.

Quello che riporto qui, è  l'inizio della parte quinta e cioè quella dedicata all'avventura del Meschino presso la grotta della Sibilla (anche in questo caso, come per il racconto di Antoine De La Sale, gli utenti registrati possono scaricare tutto il testo nell'area download).

Un eroe (perchè è così che è descritto da Andrea), molto sicuro di se ma al tempo stesso attento e disponibile a consigli e raccomandazioni e con una fede in Cristo fuori dal comune per un cavaliere. 

Questa parte del romanzo inizia descrivendo come il Meschino sia giunto a conoscenza della fata Alcina e di tutte quelle persone che in ogni modo cercano di persuaderlo a salire sulla montagna. 

Da "- La storia tra storia e leggende - I Monti Sibillini nelle fonti storiche e letterarie" di Maroni editore, ecco l'inizio della storia del Meschino alla ricerca del suo passato che passa anche attraverso l'incontro con la fata incantatrice della Sibilla.

PARTE QUINTA.

Prodigiose avventure del Guerrino con l'incanta­trice Alcina, dove si sentono le rivelazioni di mol­tissimi segreti, scoperte o trasformazioni di animali, e come la Fata, innamoratasi di lui, lo facesse fuggire, dirigendo il suo cammino verso Roma, la capitale del mondo.

 

CAPITOLO I

Qualmente il Guerrino, giunto ad Arezzo, domandasse notizie della fata Alcina.


Trovandosi il Guerrino in Arezzo, domandò ad alcune persone se fossero state nel caso di precisargli dove fosse il monte abitato dalla fata Alcina: e siccome, mentre ne ragionava con quelli, capitò un vecchio che dava attento ascolto alle sue parole, questi, chiesto di parlare, disse ch' egli possedeva un libricciolo nel quale trattavasi di quella famosa incantatrice, essendovi dentro narrato ciò che av­venne a due individui che s'eran mossi per andare a visitar la maga.

E sempre raccontando ciò che in quel libretto era scritto, il Guerrino seppe che uno di quei due era andato fino a quel luogo, essendogli all'altro manca­to il coraggio di proseguire il cammino.

Quello che aveva salito il detto monte raccontava di avere udito soffiar molti venti, dei quali è l'origine, e che tutto all'intorno vi abitano dei grandissimi e fieri Grifoni.

Più sotto alla montagna trovavasi la città di Norcia, e il Guerrino verso quella s'incamminò.

Passate le montagne di Aspromonte, trovò un altro monte grandissimo, chiamato Apenione, e penetrato entro il paese summentovato, giunto ad un'osteria, vi alloggiò.

L'oste era un bell'uomo, di aspetto franco e liberale, il quale fe' gran festa e buona accoglienza al Guerrino.

Non appena fu smontato da cavallo, costui gli domandò chi fosse, donde venisse e dove andasse, e il Guerrino gli replicò:

- Sono di questo mondo, non so donde venga, e non conosco ove vado. -

Rispose l'oste al cavaliere:

- Nobile gentiluomo, v'avrei forse offeso chieden­dovi ciò?

- No davvero! - rispose il Guerrino.

- Ebbene, - soggiunse l'oste - se io vi ho domandato di quelle cose, l'ho fatto perchè noi amiamo di sapere chi viene in paese. -

Allora il Guerrino disse:

- Forse hai tu girato pel mondo?

- Sì: sono stato in Soria, in Romania, in Spagna,

in Inghilterra e in Fiandra, e ho girato e visitato quasi tutte le regioni di ponente. Ora, essendo tornato in patria, posso dire di aver provato il bene e il male, e di sapere come si debba vivere in società. Tolsi moglie, dalla quale' spero aver figli, ai quali insegnerò per prima cosa di andar viaggiando pel mondo, perocchè ritengo che chi non viaggia e osserva e vede tutto, non possa dirsi uomo! -

Sentendo il Guerrino così saggio ragionamento, gli chiese notizie dell'incantatrice Alcina.

L'oste rispose che quella fata trovavasi nelle montagne vicine, e che egli non vi era mai voluto andare; anzi consigliava il Guerrino a dismetterne il pensiero, caso mai avesse avuto tal voglia, giacchè per sei miglia distante dalla di lei abitazione, niuno si azzardava di mover un passo.

Gli disse inoltre che prima di arrivarvi v'era una specie di fortezza e più in là un romitorio, ove alcuni eremiti stavano ivi a sconsigliare e vietare il passo a chi avrebbe potuto recarvisi.

- Costì, - disse l'oste - sono grandi stormi di uc­cellacci e orribili falchi e grifoni, i quali, insieme a molt'altre fiere, impediscono a chicchessia di proceder oltre: tanto è il terrore che domina per quella re­gione orrida e disabitata. Onde, - soggiungeva poi - vi sconsiglio assolutamente di andarvi, perocchè non uno, di cento che vi si recassero, tornerebbe in qua.-

Ma il Guerrino, sempre fermo nel suo proposito, rispose: - Bene, bene, ho capito e non ne parliamo più, per ora. -

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