La magica grotta della Sibilla Stampa
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Monti Sibillini - Leggende sui Monti Sibillini
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Sabato 14 Febbraio 2009 19:00

LA GROTTA DELLA FATA SIBILLA: LA CRONISTORIA

Il Monte Sibilla, non è il più alto della catena dei Monti Sibillini, eppure ha dato il nome a questa straordinaria dorsale italiana ricca di magia e leggende.

La conoscenza della grotta, è risalente all'età della preistoria ma le prime testimonianze letterarie risalgono al periodo dello storico latino Svetonio vissuto dal 70 al 126 dc; parlando di Vitellio, vincitore della battaglia di Bedriaco, racconta di come l'imperatore romano, tornado a Roma attraversando i Monti Sibillini, sembra si sia fermato a "celebrare una sacra veglia sui gioghi dell'Appennino"; probabilmente l'oracolo della Sibilla.

E' più recente invece (si fa per dire), la prima notizia scritta della grotta e della sua misteriosissima "entità" che l'abitava; siamo intorno al 1410 con l'avvento di un personaggio molto famoso nel periodo della letteratura medioevale: il Guerrin Meschino di Andrea Barberino

La grotta, che un tempo fu la dimora della fata incantatrice (probabilmente lo è ancora...), è situata al di sotto della vetta del Monte Sibilla sul versante Sud, quello che sovrasta la vallata con il piccolo paese di Foce e si trova ad una quota di 2.123 metri.

Attraverso i racconti di Antoine De La Sale e di Andrea da Barberino, possiamo galoppare di fantasia nell'immaginare questa dimora della fata come, appunto, un luogo magico, fantastico, dove ricchezze e piaceri terreni sono pane quotidiano, un luogo nel quale l'uomo è tentato ogni secondo durante la sua permaneza dal peccato di gola e soprattutto carnale.

Ma c'è stata effettivamente una grotta sotto questa vetta piena di mistero??  E se si, c'è stato qualcuno che è riuscito in tempi relativamente vicini ad entrare e a perlustrarla??

Bèh, sinceramente sono due domande alle quali non è proprio facile rispondere ma da alcune mie ricerche, probabilmente si, e sono stati anche numerosi i tentativi per cercare di definire l'estensione della grotta magica.

- Anno 270: consultazione dell'oracolo della Sibilla Appenninica da parte dell'imperatore romano di Claudio II il Gotico. Non si conosce l'esattezza della posizione del luogo ma la grotta della Sibilla è una ipotesi che si può avanzare.

- Anno 824: a questa data si fa risalire la visita alla grotta di un cavaliere  riportata in un racconto di un ignoto autore, cavaliere che ispirò, con molta probabilità il romanzo del Guerrin Meschino di Andrea da Barberino.

- Anni 1320-1340: è il lasso di tempo nel quale si ipotizza la chiusura della grotta. Tra le svariate ipotesi, quella per cause naturali dovuta ad un devastante terremoto del 1328, ma è più probabile che l'ingresso sia stato chiuso per mano dell'uomo. Il De La Sale racconta che l'ordine è venuto dal Papa alla successiva visita alla grotta da parte di un cavaliere tedesco.

- Anno 1338: è apppunto la data attribuita alla vistita all'oracolo da parte del cavaliere tedesco narrato nel racconto del De La Sale.

- Anno 1378: si riferisce alla scritta più antica tra quelle che si è potuto documentare e fa riferimento all'ascesa alla grotta di un altro cavaliere tedesco, il probabile Pacs o di Paques narrato dal Antoine De La Sale riportando le notizie dei montanari durante il suo viaggio.

- Anno 1420: è la volta di Antoine De La Sale salire sulla Sibilla con il semplice proposito della conoscenza. Si può dire che quella di Antoine è la prima desrizione della grotta. Egli non volle avventurarsi oltre per non mettere in pericolo la propria vita ma successivamente, dalle voci del popolo, venne a conoscenza dello sviluppo della grotta oltre la zona vestibolare.

- Anno 1452: è la data in cui si registrano movimenti molto strani di maghi e Negromanti presso la grotta della Sibilla come riportato nella pergamena n° 40 B, nell'archivio storico di Montemonaco.

- Anno 1578: fa riferimento alla data scolpita su di una pietra all'inizio del vestibolo crollato.

- Anno 1870: partendo da Norcia, i fratelli Caponecchi, detti anche iVezzanesi, si recano alla grotta ma non rilevano niente di più di quello che aveva descritto il De La Sale più di quattro secoli prima.

- Anno 1885: è la volta dello speleologo Miliani ma anche per lui la visita si ferma al vestibolo senza riuscire a trovare nessun'altro ingresso per proseguire.

- Anno 1897: tocca a Pio Rajna (filologo italiano) e Gaston Paris (filologo francese) ma anche per loro nessuna novità.

- Anno 1889: un comitato di alpinisti di Ascoli, si limita a sistemare l'ingresso.

- Anno 1920: una spedizione guidata da Falzetti, entrando nella parte vestibolare, individua una possibile via discendente. Successivamente, ad opera di ignoti, vengono effettuati altri scavi (1921-1925).

- Anno 1925: tornando alla Sibilla, il Falzetti trova il cunicolo ostruito dai detriti probabilmente causati dagli scavi degli ignoti.

- Anno 1926: "La cavità che attraverso un singolare fenditura aperta tra i filoni abliqui di roccia, non ha più di otto metri di lunghezza, quattro di larghezza e tre metri di altezza, non ha più accesso alle sale o agli ambulacri o alle voragini interne. Vuoto è rimasto solo il vestibolo, da cui un foro lascia supporre che siano esistite e ancora esistano, se non le aule che la leggenda aveva mutate in paradiso della Regina Sibilla, almeno altre cavità a cui la presente sia di vestibolo". E' il rapporto di Moretti, soprintendente ai bene archeologici.

- Anno 1929-1930: anni della salita del Desonay professore universitario di Liegi. Ho riportato la sua testimonianza alla fine di questa cronistoria riguardante la grotta più famosa dei Monti Sibillini.

- Anno 1930: sale anche il Falzetti in vetta e questa volta trova una situazione davvero irriconoscibile.

- Anno 1946: a sue spese, il narratore e poeta marchigiano Colsalvatico, si impegna ad una prolungata campagna di scavi che vengono interrotti dalla soprintendenza per un presunto utilizzo di esplosivo. A seguito, il geologo Lippi Boncampi, descrive gli scavi di Colsalvatico e traccia il primo ed unico documento che tratta lo sviluppo della grotta.

- Anno 1953: Annibaldi, soprintendente ai beni archeologici, dà il via alla più massiccia opera di recuperare la grotta ma quest'ultima già porta evidenti segni di cedimenti e con i mezzi disponibili di allora risulta impossibile continuare l'opera.

- Anni 1953-1965: è il periodo in cui avviene probabilmente il crollo della grotta.

- Anno 1968: lo studio geologico Odescalchi di Pesaro, viene incaricato di effettuare ricerche per confermare eventuali sviluppi della grotta. Con strumenti idonei vengono evidenziate delle anomalie che potrebbero essere messe in relazione con un esistente cunicolo.

- Anno 1983: il Gruppo Speleologico Marchigiano di Ancona, avvia un progetto per la ricerca di altri accessi sotto il Monte Sibilla, ma oltre a qualche cavità di scarsa rilevanza in prossimità della "corona", giunge alla conclusione che l'unico accesso è quello crollato.

- Anni 1983-1984: lo stesso gruppo speleologico, con notevoli sforzi, individua la volta di un primo cunicolo indicato da Lippi Boncampi, che comunque è in buona parte pieno di detriti ed anche l'ingresso descritto dal De La Sale. Si scopre inoltre che quest'ultimo sfocia verso l'esterno per mezzo di una trincea chiusa da tavole rese invisibili dall'erba di superficie. Ormai ad un passo da una clamorosa scoperta, gli scavi vengono interrotti in quanto occorre ricorrere a mezzi di protezione adeguati.

Da allora tutto è rimasto così com'è e sembra che una forza misteriosa abbia voluto in ogni modo mantenere il segreto che ancora oggi non è stato svelato....E forse è meglio così!

Da - Montemonaco nel regno della Sibilla Appenninica - del 1938, ho rintracciato il breve racconto di Fernand Desonay, riguardo la sua avventura verso la grotta  a ridosso degli anni trenta ripercorrendo il viaggio di De La Sale da Montemonaco.

Nella prima ascesa racconta che, con in mano il racconto di Antoine, è giunto innanzi alla famosa corona della Sibilla e poco dopo alla grotta. Ma nulla di eccezionale; infatti racconta di essersi trovato davanti ad una buca nel terreno e poco di più ed alcune tracce di incisioni sulla roccia molto approssimative. La via più importante per accedere a questo paradiso era comunque ostruito.

L'anno successivo, torna in vetta con un gruppo romano-umbro-marchigiano pro Sibilla e siamo nell'Agosto del 1930. Questa volta però restarono sbalorditi.

Infatti, Desonay, racconta che la grotta era stata "profanata" da ignoti scavatori. Il cunicolo principale era scomparso ma si vedeva una voragine ad imbuto nella quale, sul fondo, erano presenti delle grosse pietre.

Una enorme pietra, era completamente a nudo e si pensava che fosse quella fatta rotolare da pastori superstiziosi per sigillare completamente l'ingresso. Solo che, dal punto di vista del Desonay, non sembrava una pietra di riporto. Così cominciarono a scavarle attorno fino a praticare nel punto più in basso a sinistra, un'apertura profonda circa due metri. Al suo interno....il vuoto che lui stesso constatò con l'aiuto di una torcia a vento. Un altro membro della comitiva, avvertì addirittura una corrente d'aria provenire dalla grotta.

In qualche modo cercarono di misurare la profondità di quella caverna legando un sasso ad una corda e tirandolo giù per la fessura solo che la resistenza del terreno laterale li costrinse ad abbandonare il progetto: il sasso si incastrò e non riuscirono più a muoverlo. Non avendo gli attrezzi adatti e disponibili per continuare, furono costretti a malincuore a riprendere la via del ritorno. Il mistero della grotta rimane vivo più che mai.

".....a dispetto dell'incredulità di parecchi, spero che si potrà ritornare una terza volta sui posti. In altre parti d'Italia furono scoperte e sgomberate delle grotte con caratteristiche analoghe a quella della Sibilla e furono riconosciute per templi di culti misteriosi. Perchè, dunque, la Sibilla di Montemonaco non dovrebbe nascondere elementi preziosi per la storia, per la letteratura?

Mi piacerebbe, in ogni modo, di ritrovare quanto prima, sulla schiena della montagna, i cari amici italiani.

I montanari dei Sibillini sono molto cortesi; i loro cuori semplici, dopo la prima impressione di diffidenza, si aprono alla cordialità.

Io guardo verso la Sibilla: lo sguardo va, va, sale, sale, lungo le coste dei monti, fra i dirupi....Sotto la di roccia, ecco l'Ingannarice, la Regina, la bella Fata, ispiratrice del sogno umano."

                                                                                             Fernand Desonay

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