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Le leggende. Da tutta Europa per far visita alla fata ingannatrice Stampa E-mail
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Monti Sibillini - Leggende sui Monti Sibillini
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Sabato 10 Gennaio 2009 18:16

 LE LEGGENDE SULLA FATA: IL SUO SPIRITO PERDURA NEL TEMPO 

L'alba dalla Sibilla è deliziosa. Quel giorno la fata aveva fatto uno dei suoi incantesimi: si vedeva il riflesso del Sole sul mare ancor prima di vederlo direttamente.

Il monte Sibilla è stato da sempre meta di pellegrinaggi continui da parte di cavalieri in cerca di avventure, di maghi, di Negromanti intenti ad incontrare  la fata che abitava la famosa grotta la quale con inganni, tranelli e incantesimi prometteva ricchezze e piaceri tra i più perversi a discapito della prorpia anima che doveva essere donata ai demoni.

Il Guerrin Meschino, protagonista del romanzo di Andrea da Barberino, fu uno dei tanti cavalieri che incontrò la fata della Sibilla.

Nel quinto capitolo Andrea, narra le eroiche avventure all'interno della grotta, dell'impavido cavaliere alimentando da quel momento in poi la fiamma della leggenda e di mistero che non si è più spenta (ho dedicato un approfondimento su qusta leggenda e, per gli utenti registrati, c'è  la versione integrale del quinto capitolo scricabile dalla sezione download).

Ci furono poi altre avventure di cavalieri intenti a tuffarsi tra le braccia dell'ingannatrice fata Sibilla.

Una di queste fu la storia di un cavaliere tedesco che, accompagnato da un prete (che furbamente riuscì a tirarsi indietro in tempo), oltrepassò il portone di metallo per assaporare tutte le delizie e i piaceri possibili circondato dalle sensuali braccia della Regina e delle sue ancelle, fosse costassa pure l'anima.

E poi fu la volta di un francese di alta nobiltà che da solo volle sfidare il regno della Sibilla. Il fratello cercò disperatamente di rintraccialo quando gli fu data la notizia della sua scomparsa. Con la benedizione del Papa, salì in cima alla grotta e fu tanta la disperazione nel vedere il nome della sua casata inciso nella roccia. Ormai, data per scontata la perdita del fratello, se ne ritornò verso le sue terre.

Il racconto di Antoine De La Sale risalente all'incirca al 1422 (anche in questo caso c'è un approfondimento ed il racconto integrale scaricabile dalla sezione download per utenti registrati), descrive la prima parte della grotta quella praticamente dove ancora penetra un pò di luce e riuscì a decifrare i nomi di alcune persone che erano salite fin lassù: un certo Wan Banborg, che entrò nella grotta ma non si seppe mai se ne uscì e De Pons che non si sa nemmeno se vi entrò. Anche Antoine De La Sale salì fino alla grotta ma non entrò mai perchè non voleva che il suo nobile nome fosse oggetto di dicerie malefiche. Si limitò ad incidere alcune sue frasi sulla pietra al di fuori dell'entrata.

Prima di lui si dice fosse salito uno svizzero di nome Simplicianus tra il 1410 ed il 1413 e la sua storia è molto simile a quella del cavaliere tedesco.

Questa notizia fu data da Felix Hemmerlin; una notizia che trabocca di lussuria. Chiamò il Monte Sibilla il Monte di Venere in quanto proprio lì Venere, moglie di Vulcano, esercitava le sue più grandi malefatte ed i suoi tentetivi di corruzione delle anime con inebrianti piaceri. Simplicianus, che riuscì a sfuggire alla mano ingannatrice della Regina, riferì ad Hemmerlin di un luogo tetro, di tempeste, grandine, lampi, fulmini con grandi danni recati alle zone circostanti nonchè della legge secondo la quale chi si intratteneva nella grotta per più di un anno, era impossibilitato ad uscirne e costretto a donare la sua anima al Maligno. Simplicianus ottenne il perdono dal Papa al contrario del cavaliere tedesco narrato da De La Sale.

Nel 1487 fu la volta del trentino Giovanni Delle Piatte istruito alle arti magiche addirittura da un frate. Insieme a quest'ultimo ascesero alla grotta in pellegrinaggio. Giunsero dopo tre giorni ai piedi di un laghetto (il Lago di Pilato?) dove incontrarono un uomo di Dio che spigò loro le condizioni principali per attraversare il lago. Una su tutte: rinnegare Dio, la Madonna e la fede cristiana. Giovanni rinnegò e gli fu permesso di attraversare le prime porte, la via per il regno della Sibilla. Arrivato all'imbocco di un altro portone, un signore anziano di nome Ekart, lo informò sul fatto che se fosse restato per più di un anno all'interno del regno, non gli sarà più consentito lasciarlo.

Era presente anche un vecchio signore con barba bianca che dormiva con la testa appoggiata sopra un tavolo; si chiamava Tannhauser, cavaliere errante alla corte di Venere per più di un anno ma dalla quale riusci poi a sfuggire. Il frate che accompagnava Giovanni, gli disse che ogni fine settimana Venus si trasformava in serpente dalla vita in giù ma nonostante questo, decise ugualmente di abbracciare quel senso di piacere ed entrare nella sua dimora convinto di fare in sua compagnia il giro della Terra su cavalli neri alati.

Tutti questi fatti e le leggende ad essi collegati, nel corso del tempo presero sempre più piede tanto che gli abitanti di Norcia furono costretti dal XV secolo a alzare delle mura possenti con delle guardie annesse, sia intorno all Sibilla che intorno al lago per il continuo pellegrinare di visitatori anonimi.

Molte persone leggendarie e realmente vissute si sono recate in questi luoghi avvolti da una intensa nebbia di mistero, spinti soprattutto da una passione per l'ignoto e per l'occulto.

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