M. Cardosa. La partenza da Nocelleto Stampa E-mail
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Monte Cardosa - I sentieri per il Monte Cardosa
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Sabato 08 Maggio 2010 15:45

LUNGO LA VALLE DI VAROGNA, LA CONQUISTA DEL CARDOSA TRA GIOCHI D'ACQUA E CRESTE (difficoltà E)

Ma che bella questa escursione al M. Cardosa. La valle di Varogna trasuda acqua da ogni suo angolino ed il dolce canto del ruscello ci tiene piacevolmente compagnia per tutta la durata del primo strappo di salita rendendolo meno faticoso del previsto. Cascate e cascatelle si susseguono senza fine ed il corso d'acqua, attraversato più volte, trasmette frescura e vita all'interno di questa valle che ho scoperto essere davvero rigenerante e molto positiva...Ma non solo, il versante Sud-Est del Cardosa molto roccioso e ripido, ci regala dei bellissimi scorci di pietra rossastra e di una grotta sospesa quasi nel vuoto facilmente raggiungibile. 

E' un itinerario questo segnalato sulla carta del Parco per mezzo del sentiero N. 255. Bandierine segnaletiche sono presenti lungo il percorso ma latitano in due punti importanti a cui ho posto rimedio dipingendo con un pennarello le classiche bandierine su delle pietre.

Per il resto il sentiero è ben visibile considerando anche il fatto che nella parte centrale si percorre una strada bianca che conduce a Visso mentre il tratto finale consiste nel cavalcare la cresta che conduce in vetta.

L'avventura inizia da Nocelleto, piccola frazione dopo Castelsantangelo sul Nera dove potete lasciare l'auto sull'ampio parcheggio, che trovate alla vostra sinistra, del ristorante il Navigante. Nell'eventualità potete anche prenotare un bel pranzetto....Difronte all'ingresso dello spiazzo si inoltra il sentiero che inizialmente è una via all'interno del paesino e che, svoltando a sinistra, fiancheggia una bella fonte. I segnali del CAI sono ben visibili. 

Inizia qui la valle di Varogna, bella e verdeggiante ed il torrente in sottofondo sembra ipnotizzare i nostri sensi. E' una gran bella sensazione percorrerla; un senso di pace, tranquillità, di felice solitudine ma poi forse c'è anche chi può svegliarsi da questo sogno e inizia a pensare: ".....cavoli però, c'è una bella salitella da fare....." E già, questa prima porzione di sentiero lascia poco spazio a tratti pianeggianti e per di più in alcuni punti il fondo ghiaioso e pietroso rende, soprattutto la discesa, un pò insidiosa.  

L'escursione ad ogni modo si sviluppa lungo una traccia decisamente visibile; non fatevi trarre in inganno da un bivio poco dopo un grosso albero con enormi pretuberanze sul tronco che svolta verso destra. In quel punto ora ho sistemato una pietra con l'indicazione di proseguire diritti. A scanzo di equivoci, non abbandonate mai il corso d'acqua fino al raggiungimento di una fonte posta proprio al termine della valle di Varogna. Tutto molto semplice no? Il torrente è una vera e propria guida; si diverte ogni tanto a tagliarvi la strada durante la sua discesa molto "ballerina" con piccole e deliziose cascate. 

Giunti così a questa fonte che sulla carta dei sentieri non ha alcun nome, bisogna continuare diritti lasciandosela sulla destra e trascurando una evidente traccia che torna indietro. Questa strada, da non considerare, è ben evidente sulla cartina e termina sui Prati Meluccio sopra Nocelleto. Tornando a noi, dopo le trocche e vasche, si prosegue, ancora per poco, in compagnia del torrente dopo di che il sentiero si dirige verso destra in modo praticamente pianeggiante e la dolce melodia del torrente ci abbandona definitivamente.

Il sentiero si trasforma in una strada. Bisogna fare attenzione ad azzeccare la via giusta che abbandona l'evidente carrareccia che state percorrendo in prossimità di una curva verso sinistra (quasi una inversione a "U"). Con il senno del poi, abbiamo intuito che tre-quattro pietre che si tenevano per scommessa alla nostra destra, rappresentavano un omino di pietra. Ora ho dipinto la classica bandierina segnaletica in corrispondenza del punto in cui c'è da abbandonare la strada per dirigersi all'interno di una piccola vallecola che trovate alla vostra destra. In leggera salita, si calpesta prima un flebile praticello costeggiando un enorme mucchio di pietre posto a sinistra. Poi il sentiero risulta evidente con alcune segnalazioni del CAI. Percorrete questa via fino in cima dove vi ricongiungerete con la carrareccia che conduce a Visso. <<< Inizio articolo

A questo punto non dovete far altro che percorrerla verso destra per circa 1.5 Km. Come potrete eventualmente constatare, dalla fonte in poi la fatica è decisamente diminuita. Si è continuato a salire ma con facilità e tranquillità e, raggiunti la strada, l'escursione si presenta come una passeggiata. E' un bel tratto dove poter riprendere energia, rilassarsi e ammirare il panorama senza preoccuparsi dello sforzo fisico.

Mentre si prosegue sulla sterrata per Visso, davanti a voi, alla vostra destra, c'è la vetta da raggiungere e la cresta da percorrere che intraprenderete nel momento in cui il versante Ovest del Cardosa ve lo permetterà. Questo vuol dire che, come detto pocanzi, dopo circa un chilometro e mezzo è molto evidente il punto dove si può iniziare la risalita attraversando i prati sulla destra; si arriva prima alla graditissima fonte Vissana e successivamente, continuando a salire verso destra, ci si lascia alle spalle una piccola cresta rocciosa.

Nel momento in cui dobbiamo abbandonare la strada per dirigerci verso fonte Vissana  ci sono, lungo la carrareccia, un paio di segnali del CAI ed anche un omino di pietra; per orizzontarvi meglio, dalla parte opposta e cioè verso sinistra, c'è un evidente sentiero/strada che sulla cartina è segnalato con il N. 302. 

Così, dopo il lungo tratto pianeggiante, è giunto il momento dell'ultimo sforzo in salita che comunque non è tra i più impegnativi. Arrivati sull'ampia cresta, pian piano si scoproprono moltissime delle vette più imponenti dei Monti Sibillini fino al massiccio del Vettore e i piani di Castelluccio. I paesini di Macchie e Vallinfante sono delle chicche all'interno di valli che in primavera sono soffocate da un verde intenso e giovane. Passo Cattivo fa sempre la sua bella figura così come le imponenti vette del Bove Nord e Sud a ridosso di Ussita.

Per il ritorno potete fare il medesimo tragitto effettuato all'andata oppure proseguire verso verso Sud (dalla direzione opposta da dove siete venuti, oltre la croce) scendendo per il sentiero N. 34 che in realtà non ho trovato; in pratica si scende lungo i prati senza seguire un  tracciato vero e proprio; si cerca più semplicemente di scegliere la via migliore e meno ripida che risulta essere, procedendo con il classico "zig-zag", un pochino verso destra; si giunge così ad una recinzione che dovete scavalcare. In fondo, come punto di riferimento, c'è la strada bianca che avete percorso precedentemente ma anche la piccola vallecola percorsa per raggiungerla. E' tutto molto semplice. Se vi siete imbattuti in un'altra fonte, quella del Basto segnalata sulla cartina, non vi resta che continuare oltre e scendere ancora a destra per ricongiungervi al sentiero dell'andata. 

E' una zona molto ricca di acqua. Durante l'escursione potrete rifornirvi di scorte idriche in almeno due fonti senza considerare il torrente lungo tutta la prima parte. Necessarie naturalmente le scarpe da trekking un cappello e la crema solare; in estate, nonostante un pò d'ombra all'interno della valle di Varogna, poi non ci sono molte chiome d'alberi che possano correre in vostro soccorso. <<< Inizio articolo

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