| M. Rotondo. La partenza da Vallecanto |
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| Monte Rotondo - I sentieri per il Monte Rotondo |
| Scritto da Paolo Ciccarelli |
| Sabato 25 Luglio 2009 21:15 |
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Ad osservare il tragitto dalla cartina topografica, già si intuisce che l'escursione al M. Rotondo con partenza da Vallecanto, è decisamente lunga ma purtroppo non possiamo quantificare la quantità di energia e fatica che bisogna impiegare per portarla a termine. Ebbene, se volete prendere per buono ciò che vi scrivo....dovete essere in gran forma ragazzi! La splendida e spettacolare gola del Rio Sacro, formata dall'omonimo piccolo torrente affluente del Fiastrone, ricca di storia legata alle numerose vicende di monaci eremiti, di abbazie e grotte disseminate un pò ovunque, fa da contrappeso ad immense praterie verdeggianti da lasciare a bocca aperta dopo aver attraversato un bosco di faggio. Si abbandona la compagnia del fiume per immettersi in un ambiente dove i suoi "abitanti" osservano sicuramente sbalorditi la nostra presenza per via di un tragitto non certamente frequentato come quello che dal Fargno raggiunge la splendida Priora per fare un esempio. E poi, la visuale del casale Gasparri, al quale mancano i classici tre abeti alle sue spalle per assomigliare alla tipica casetta del nonno di Heidi e per non parlare di ciò che si ammira in cima al M. Rotondo e durante la sua ascesa. Forse sarò ripetitivo ma per quanto mi riguarda la visuale di questi magnifici Sibillini mi regala ogni volta una forte e diversa emozione fino al cuore tutte le volte che cambio prospettiva. Il lungo ed impegnativo sentiero inizia a destra poco dopo l'abitato di Acquacanina proprio lungo la strada che conduce a Bolognola proveniendo dal lago di Fiastra. C'è una insegna che indica la valle del Rio Sacro, una sbarra che impedisce di proseguire in auto ed un minuscolo posteggio dove al massimo si possono lasciare 2-3 auto. Il tracciato che conduce al casale Gasparri ed oltre, fino ad un breve falso piano tra la cresta per il M. Rotondo ed il M. di Croce di M. Rotondo (scusate il gioco di parole ma non posso farci niente se si chiama così Il sentiero decisamente percorribile e visibile, scompare quasi del tutto una volta usciti dal bosco e bisognerà, per un tratto, improvvisare un pò camminando tra l'erba alta dove è possibile fare incontri ravvicinati con le nostre "amiche" vipere come è capitato a me. Occhi attenti, bastoni per fare rumore e prudenza: quello è il loro habitat ideale. Ma iniziamo dal principio.... Una volta parcheggiato, si inizia scendendo lungo una tranquillissima strada senza nessuna pretesa e, fino al raggiungimento dello "svincolo" per il faggeto dove abbandonerete la dolce presenza del torrente Rio, si può dire che....avete fatto del riscaldamento prima del tratto più impegnativo. In compenso potrete godere della straordinaria suggestività del luogo, davvero incantevole, in tranquillità e senza fatica alcuna. A dir la verità lungo la passeggiata a fianco del torente, un "divertente" inconveniente c'è e sono le quantità industriali di sottili fili di ragnatele che sarete costretti vostro malgrado ad intercettare e portarvi via. I ragnetti tessono le loro trappole in ogni direzione e qualcuno si diverte a volteggiare proprio nel bel mezzo del sentiero.....e alcuni non sono neanche tanto piccoli... Poco prima di iniziare l'ascesa vera e propria, il sentiero lungo il torrente si fa....verde nel senso che prima passeggiavate su di una strada "ghiaiosa" ora invece quasi su di un tappeto d'erba con enormi foglie a destra e sinistra. Vi dico questo perchè la prima volta che sono andato con mia cugina, la via principale ci è sfuggita clamorosamente, non ci abbiamo fatto caso e siamo stati tratti in inganno dal fatto che la "via verde" proseguiva avanti a noi in modo abbastanza chiara e decisa mentre invece dovevamo salire a sinistra. Ci sono due "omini di pietra" e poco più avanti appena si inizia a salire, le consuete segnalazioni rosse e bianche sugli alberi. Va bene, a parte questo piccolo inconveniente che ci ha permesso suo malgrado di scoprire l'intera, affascinante ed orrida gola del Rio Sacro, la salita dentro il faggeto è tutt'altro che facile e soprattutto, da qui in avanti è un lento ed inesorabile avvicinamento al casale Gasparri, tappa per l'ascesa finale al Monte Rotondo sempre che ve la sentiate una volta raggiunta. L'unica consolazione è che per un pò si viaggia in un sentiero decisamente marcato e soprattutto all'ombra ma una volta al di fuori delle carissime amate piante, vi troverete sotto un sole battente e con il tracciato che quasi scompare. Bisogna proseguire sempre diritti e scollinare quella relativa piccola collinetta che vi trovate davanti oltre la quale apparirà il casale Gasparri (non subitissimo...) ancora un pò lontano comunque da raggiungere. Il sentiero ricompare deciso più in basso e potete raggiungerlo in tranquillità per camminare su di un tracciato più sicuro. Più si prosegue verso il casale e più sembra irraggiungibile...addirittura sparisce di nuovo quando sembra ormai un obbiettivo quasi raggiunto per poi apparire sul finale. Insomma, non c'è che dire, la fatica la fa da padrona fino a qui. In compenso c'è una ricca fonte d'acqua per rinfrescarsi e riposarsi ma è solo una piccola oasi al confronto di quello che ancora dovrete affrontare.... Giunti a questo punto non vi rimane che volgere lo sguardo in alto verso sinistra con il casale di fronte; è lassù che dovete arrivare, o meglio, la vetta del M. Rotondo non si vede perchè si trova ancora più dietro. A destra invece trovate il M. di Croce di M. Rotondo. Per arrivare in vetta non c'è alternativa che quella di salire e raggiungere come primo obbiettivo, il punto più basso della "U" formata dalla cresta che scende dalla Croce con quella che dovete percorrere e che sale verso il M. Rotondo, a sinistra. E' una zona chiamata la "Banditella". In questo luogo ha termine l'interminabile sentiero N. 321 ed ha inizio il N. 279. La salita nel primo tratto è decisamente ripida e le gambe, già appesantite dalla lunga camminata fatta fino ad ora, sembrano cedere di schianto...ma non mollate. Pian piano si scopre la grande vista che questo versante offre; prima di tutto è il Bove Nord e la sua Croce che danno spettacolo, seguendo ogni nostro piccolo passo mentre, durante l'ascesa, alla vostra sinistra il casale si fa sempre più piccolo là sotto. Il sentiero, qualora ce ne fosse bisogno, è segnalato con le solite "bandierine" ed anche con gli "omini di pietra"; potete salire seguendo le tracce oppure "arrampicarvi" come credete. Il fine tanto è lo stesso: arrivare più in alto possibile. Più salite e più si scoprono orizzonti straordinari...appare il possente Berro ed in lontananza il Vettore con Cima del Redentore ed una volta raggiunta la vetta dei 2.102 metri, sua maestà la Priora mette tutti in ridicolo. E' straordinaria da qui, quasi la si tocca con mano. Il rifugio del Fargno sembra un minuscolo disco volante ai piedi del ragguardevole Pizzo Tre Vescovi mentre è splendido percorrere con gli occhi tutta la cresta da quest'ultimo raggiunge prima il Berro e poi il Pizzo Regina. Si intravede la Sibilla e la cresta per raggiungere il Porche attraverso Cima Vallelunga. La grandiosa Val di Panico è la ciliegina sulla torta in un quadro che non finisce mai di stupire. Si spazia a 360 gradi, dalla Pintura di Bolognola ed al caratteristico M. Valvasseto che da quassù sembra poco più di un dolce dosso, all'azzurro inconfondibile del lago di Fiastra che si intravede poco più a nord; per non parlare poi come nelle giornate particolarmente limpide, lo sguardo si perde tra le numerose valli e colline che raggiungono docili docili l'orizzonte dominato dal mare e dal riconoscibilissimo M. Conero....superbo!!! Ma non finisce qui; dalla vetta, tornando indietro e percorrendo la cresta per raggiungere il M. Pietralata (per intenderci è la cresta rocciosa che vediamo dal casale Gasparri), c'è un'altra splendida valle sugli scudi ed è quella dell'Acquasanta; una splendida visuale su una delle gole forse meno perlustrate per la sua difficile accessibilità. Da questa cresta, l'anello si chiude riportandoci fino al casale Gasparri o sul sentiero percorso all'andata. C'è un piccolo tratto durante il quale bisogna prestare un pochino più di attenzione. Raggiunto il punto in cui si inizia a salire per il M. Pietralata, in pratica dove la discesa in cresta si fa più dolce, si scende verso il casale. Potete comunque iniziare la discesa quando lo ritenete opportuno: tanto è laggiù in fondo che dovete tornare in un modo o in un altro. Per il ritorno nessun grosso problema ma solo il fatto che, scendere dentro il bosco, tonificherà decisamente i muscoli delle vostre cosce e metterà a dura prova le vostre ginocchia. Cosa dire....è un'escursione impegnativa, dura, sofferta, arrivati al casale Gasparri è psicologicamente demoralizzante pensare di dover ancora salire e salire dopo tanta salita...nessuno ci impedisce di fermarci lì e tornare indietro se non ve la sentite....non c'è nulla di male anzi...una escursione è bella e piacevole fino a quando c'è il gusto di proseguirla e di viverla fino in fondo...con fatica si ma arrivare allo stremo delle forza no... <<< Inizio articolo <<< Torna alle Partenze per il M. Rotondo Torna alla Home del M. Rotondo Home |










), è il N. 321 sulla carta dei sentieri e non troverete sorgenti fino al casolare escludendo ovviamente il tragitto lungo il torrente Rio. Abbondanti scorte d'acqua sono, secondo me, da portare soprattutto in giornate molto afose; meglio che avanzi piuttosto che il contrario. Scarponi da trekking, cappello e crema solare non devono mancare e se avete anche dei calzettoni piuttosto alti, indossateli. 






