M. Patino/M. Rose. La partenza da Campi Vecchio Stampa E-mail
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M. Patino/M. Rose - I sentieri M. Patino/M. Rose
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Lunedì 15 Febbraio 2016 11:15

LUNGO IL SENTIERO DEL GRANDE ANELLO, ASCESA INFINITA ALLA CROCE DI MONTE PATINO (difficoltà E)

Era il 2010 quando io e Sara percorremmo l'intero anello dei Sibillini in 5 giorni. Giunti a Forca di Giuda da Colle le Cese, iniziammo a scendere lungo l'evidente sentiero che poco dopo si divide; decidemmo di intraprendere quello che continuava ripido all'interno della Valle Cerasa sotto il Monte Patino tralasciando quello più panoramico di cresta che in realtà era ed è il sentiero del GAS ufficiale. All'epoca però il sentiero del Grande Anello mancava di indicazioni in alcuni tratti chiave ed anche quelle che vi erano, benché evidenti, davano la sensazione di una trascuratezza che stava persistendo da troppo tempo.

Così, nel punto in cui la traccia si divideva, non vi erano indicazioni e la scelta di proseguire alle pendici del Patino, era dettata dal fatto che il sentiero era segnalato con i consueti paletti verniciati di bianco e rosso mentre sul sentiero di cresta non vi era nulla che potesse indicarci la prosecuzione del GAS. Ad ogni modo, al termine della penultima tappa, si arriva in entrambi i modi anche se ora nel crocevia è stato posto un bel cartello segnaletico ed i paletti sono stati "piantati" anche sul sentiero ufficiale dell'anello dei Sibillini.

Tutto questo per dirvi che nel 2010, non avendo percorso il tratto di sentiero ufficiale del Grande Anello dei Sibillini Forca di Giuda-Campi Vecchio, ho deciso di inglobarlo nella descrizione per raggiungere il Monte Patino dal piccolo paese umbro. Un'ascesa niente male!!!! Iniziamo.

Arrivati con l'auto al paesino di Campi Vecchio, si trova parcheggio lungo la strada che conduce ad un ingresso alla cittadina con arco dove risultano evidentissime le indicazioni (paletti e frecce) del GAS. Indossato lo zaino seguiamo quest'ultime in direzione di Colle le Cese ripercorrendo un breve tratto fatto con la macchina per poi salire a sinistra dove ci aspetta una bella scalinata.

Il sentiero ben visibile che si snoda alla fine delle scale lascia spazio a continui saliscendi che non creano problemi alcuni agli escursionisti. Si sviluppa dentro un gradevole bosco che d'estate risulta senz'altro piacevole. Godetevelo perchè poco dopo aver attraversato la fresca Valle delle Grotte i 2/3 circa del percorso che manca sarà solo ed esclusivamente sotto il sole.

Si giunge così ad un evidente bivio sulla sinistra indicato tempestivamente dai paletti con frecce del GAS. Qui l'ascesa si fa un pò più impegnativa e la fatica può essere "ingannata" dal cartello informativo sulle rovine di Castelfranco che incontriamo poco dopo. C'è un sentierino che vi conduce sulla destra e magari se rifate lo stesso percorso a ritroso e se ancora avete tempo e forze, potete farci una capatina.

Continuando a salire, per un breve tratto si esce dalla macchia e possiamo spaziare con lo sguardo alle nostre spalle per apprezzare la valle ed i vari paesini dislocati un pò ovunque. Riprendendo il cammino il sentiero ci lascia ora respirare mentre attraversiamo deliziosi passaggi lungo la parete rocciosa della montagna.

Ci stiamo per addentrare all'interno della Valle delle Grotte; come per darci il benvenuto c'è proprio un piccolo antro che non possiamo non vedere alla nostra sinistra. La valle è discretamente ampia e ce la possiamo godere in tutta relax considerata la clemenza del sentiero che al momento non ha grosse pretese. Probabilmente oltre a quella già incontrata, ci saranno disseminate altre grotte qua e là ma, considerata la lunga escursione, non mi sono soffermato ad indagare in giro. <<< Inizio articolo

Al termine della valle, il sentiero svolta decisamente a destra ed inizia una ripida salita che inizialmente si sviluppa sempre dentro il bosco per poi uscire allo scoperto in corrispondenza di un paletto segnaletico. Quello che prima era un ampia traccia sotto gli alberi, ora è uno stradellino tra prati di falasco che tende poi a perdersi un pò in corrispondenza di un mini ghiaione anche questo molto ripido e con poca aderenza. Si viaggia ormai solo sotto il sole tra bassi cespugli di arbusti che ci accompagnano qua e là.

Il sentiero più avanti torna ad essere inconfondibile ed al termine di questa impettata ci aspetta un lungo tratto di rilassante passeggiata quanto mai opportuna per farci rifiatare un pò. Tra sterminati prati e e dolci collinette, si intravede in lontananza la nostra meta ma per raggiungerla c'è ancora tanta strada da fare anche se il Monte Patino non sembra poi così lontano. Si giunge così ad una bella fonte ricca d'acqua (almeno al mio passaggio) in prossimità di un boschetto senza che il sentiero (sempre segnalato) ci riservi "brutte" sorprese. Situata oltre la metà dell'intera escursione, è ideale per una bella sosta e per riempire le nostre borracce con acqua pura e fresca.

Riprendendo il cammino, c'è una salita da intraprendere ma a dir la verità nulla di particolarmente impegnativo dopo di che la via si ripresenta di nuovo per lo più pianeggiante fino ad aumentare la sua pendenza man mano che ci avviciniamo a Forca di Giuda. Lungo il sentiero si notano ora le indicazioni in corrispondenza della deviazione verso la Valle Cerasa una delle quali recita "Forca d'Ancarano che è quella che nel 2010 io e Sara abbiamo intrapreso. A Forca di Giuda ci troviamo a quota 1.794 metri ed è facile intravedere il sentiero che corre, praticamente pianeggiante, lungo la parete Nord "dell'anticima" del Patino e che sulla cartina topografica ho evidenziato in giallo con il nome di 182bis. In realtà il sentiero n. 182 indicato sulla cartina percorre l'unica cresta verso Ovest che ha inizio appunto da Forca di Giuda. Potete seguire entrambi i sentieri ma se percorrete la cresta c'è un dislivello aggiuntivo di circa un centinaio di metri.

Non vi resta che affrontare l'ultimo strappetto verso la grande croce del Patino che, anche se breve, dopo la lunga ascesa sembra interminabile. Bellissimo il colpo d'occhio che si può ammirare dalla vetta; spicca l'enorme piano di S. Scolastica sul quale si adagia la caratteristica cittadina di Norcia. Un'escursione, come detto, lunga ma gratificante. Anche se c'è una fonte lungo il percorso è meglio non fare economia sulle scorte d'acqua. D'estate fate attenzione all'abbondante sole che non vi mollerà soprattutto durante le ore più calde quindi portate cappello e crema solare; infatti, come già accennato, l'unica ombra disponibile la troverete alla partenza purtroppo proprio nelle ore più fresche della giornata. Sono quasi 1000 i metri di dislivello da affrontare  e considerata anche la durata dell'escursione, è senza dubbio una uscita indicata almeno per escursionisti abituali. <<< Inizio articolo

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