Palazzo Borghese. Dopo molta attesa si ritoccano i 2000 m Stampa E-mail
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Cronache - Cronache da Palazzo Borghese
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Sabato 25 Aprile 2009 16:07
LA PRIMA VERA ESCURSIONE DEL 2009. IL 25 APRILE , DA CASTELLUCCIO PER PALAZZO BORGHESE IN UNA SPLENDIDA CORNICE DI NEVE
 
E così, dopo aver dedicato i primi mesi dell'anno ad esplorare la gola del Fiastrone e cercar di rintracciare le grotte disseminate lungo il suo corso nonchè a rilevare informazioni lungo i percorsi che conducono alla strepitosa forra, ecco giunto il giorno in cui finalmente ho riempito i polmoni con l'aria frizzantina dei 2000 metri.
 
Dopo qualche rinuncia dell'ultimo minuto, a dire il vero non troppo inaspettata, ci ritroviamo io e Beatrice, la mia inseparabile cugina, che quando può non esetia ad accompagnarmi. Condividiamo un'esperienza sinceramente  più faticosa del previsto ma nello stesso tempo piena di emozioni, per lo scenario straordinario che ci avvolge come fossimo immersi in un batuffolo di ovatta  e di adrenalina e concentrazione per un paio di  passaggi più impegnativi lungo i fianchi della montagna ancora piacevolmete ricoperti da abbondante neve.
 
Dopo una settimana di lavoro e con il sabato rosso sul calendario che induce ad una rilassante scampagnata senza troppi strapazzamenti, la sveglia suona ad interrompere bruscamente questo sogno alle 6:45.
 
La giornata sembrerebbe buona considerando che da più di due settimane è un continuo alternarsi di piogggia forte, pioggerellina e giornate incertissime e perciò la partenza è assicurata. Beatrice con il suo inseparabile cane Honey, arriva all 7:15 e partiamo alla volta di Castelluccio; è da lì che intendiamo raggiungere Palazzo Borghese.  Un'ora e mezzo di auto durante il quale Honey è sicuramente la più sveglia dei tre ma pian piano cominciamo a "carburare" anche noi.
 
Parcheggiamo all'inizio del sentiero che conduce a Capanna Ghezzi e ci troviamo in compagnia di quattro persone  intenzionate a risalire il Cordone del Vettore. L'aria è fresca ma non è freddo. Castelluccio appare e scompare dietro nuvole basse che vanno e vengono e che  sembrano cedere allo strapotere calore del sole che poco dopo infatti le dissolverà mostrando in tutto il suo splendore anche la massiccia cresta a ridosso del lago di Pilato completamente ricoperta di un rilucente manto nevoso.
 
Si parte!! La sterrata per la tappa intermidia di Capanna Ghezzi è in uno stato pietoso. Solchi scavati dall'impetuosità delle acque hanno reso impraticabile la via con qualsiasi mezzo a meno che non sia un trattore o un carroarmato; e pensare che l'anno scorso l'avevo percorsa con la mia Punto, con moltissima attenzione comunque.
 
Ci preoccupiamo di non sprofondare e "sparire" in uno dei moltissimi canyon che tagliano la strada longitudinalmente mentre Honey sembra proprio trovarsi a suo agio; corre da tutte le parti, come se gli avessimo trasmesso l'entusiasmo per una giornata appena iniziata e dalle prospettive decisamente positive. 
 
Arriviamo alla Capanna Ghezzi in circa 50 minuti che sono piacevolmente volati; la fatica al momento è pari a zero; facciamo una breve sosta per bere e rifocillarci un pochino e poi subito in marcia verso Palazzo Borghese
 
Lungo il sentiero iniziano a comparire le prime macchie di neve. Siamo costretti a camminarci sopra ma per il momento nessuna difficoltà. Il cane sguazza che è una bellezza e sembra preferire il manto nevoso alla dura terra. Il sentiero si fa leggermente più impegnativo ma nulla di trascendentale e, a Colle Abieri, il punto in cui inizia la Strada Imperiale per Palazzo Borghese, facciamo una sosta per mangiare e.....meditare sul da farsi.
 
E si perchè mentre ci stiamo gustando delle fresce mele (compreso il cane!), ci troviamo di fronte il fianco della montagna totalmente innevato con qualche sprazzo di cespuglio che affiora qua e là. La pendenza non è proprio da sottovalutare e dentro di me emerge a malincuore l'idea di abortire l'escursione e tornare indietro. Idea che  poco dopo esterno a Beatrice che inizialmente è d'accordo con me. Ci guardiamo un pò sconsolati ma poi pronuncio due parole che cambiano il destino di una giornata che si stava avviando già alla conclusione. 
 
"Allora Beatrice, obbiettivo fallito....." Ci guardiamo ancora indecisi fino a che Beatrice mi dice: "Ma perchè se continuiamo per un pò e vediamo come va? Se non vale la pena, ed è troppo rischioso, torniamo indietro...." Detto, fatto e ne è valsa proprio la pena. <<< Inizio articolo
 
Attraversiamo il primo tratto senza troppe difficoltà; gli scarponi affondano il giusto nella neve ma in qualche punto ci si trova di colpo con il manto nevoso quasi fin sotto il ginocchio ma nulla che ci possa ormai fermare. 
 
Il nostro stato d'animo, nonostante la giusta tensione ed attenzione che deve accompagnarci sempre con o senza neve, subisce una impennata di ottimismo quando scorgiamo, molto più in basso, sette persone intente a risalire un canalone per effettuare discese con gli sci, anche loro con un cane, un pastore tedesco. Ci facciamo coraggio consapevoli che non siamo soli e proseguiamo per la nostra strada rendendoci conto di quanta fatica e strada ancora devono fare i nostri sette "amici".
 
La Strada Imperiale più volte fa perdere le sue tracce sotto una neve che a tratti ci lascia respirare regalandoci brevi passaggi sul sentiero sterrato. Arriviamo al canalone dove già qualcuno ha iniziato a scendere con gli sci ed è qui che si scatena Honey. Non sappiamo il perchè ma ha iniziato ad abbaiare a quel poveretto che stava scendendo in maniera forsennata e quasi accanita. Gli sarà stato sulle scatole a pelle!!
 
Comunque, tornando a noi, Palazzo Borghese dal punto in cui ci troviamo non è lontano e penso che in circa 25 minuti l'avremmo raggiunto senza la neve, ma è qui il problema: la neve!!!!
 
Siamo consapevoli di dover attraversare il canalone ma da che parte? Il sentiero non è minimamente visibile e così adocchiamo un luogo dove poter scendere più facilmente. Sono stati i 200 metri più duri di tutta l'escursione. La neve è molta e si affonda che è una bellezza. Sono più le volte che ci troviamo nella classica posizione di "4 di spade" che in piedi; Honey ancora abbaia forsennatamente, sembra voglia essere presa in braccio: ci salta sopra con le zampe rendendo la risalita ancora più faticosa. "Ma se non ci teniamo dritti nemmeno noi!!!"
 
Mi volto per controllare Beatrice che con tenacia, unghie e stringendo i denti, passo dopo passo avanza. E' un tratto durissimo, gli scarponi iniziano ad imbarcare neve che qui è decisamente alta. Honey viene attratta da due piccoli uccellli che volano radenti il manto nevoso e almeno per un pò ci lascia respirare. Ormai siamo arrivati al punto stabilito: tra pochissimo si scende verso il canalone.
 
L'inizio è traumatico; metto il primo scarpone e riscio di arrivare nel bel mezzo della "pista da sci" completamente con il sedere per terra. Riesco a fermarmi quasi subito mentre Beatrice mi sopravanza non senza una risata e fa da apripista anche se un bello scivolone tocca anche a lei. Iniziamo a ridere mentre Honey si assicura delle condizioni della padrona. Giunti nel bel mezzo del canalone, inizia la risalita dalla parte opposta; un altro tratto dove la neve non sopporta il nostro peso; si affonda come in  un mare di gelatina e allora si avanza quasi a quattro zampe; daltronde Honey se la sta cavando egregiamente!! Un'altra "mazzata" che ci mette in difficoltà: le gambe sono appesantite e affaticate ma manca ormai poco alla vista di Palazzo Borghese.
 
Paradossalmente, c'è meno neve mentre si sale e poco dopo eccoci alla vista di quello che per me è uno dei passi più caratteristici dei Monti Sibillini. Dopo due ore e tranta minuti di estenuanti sali e scendi, scivoloni e sprofondamenti,  la meta è stata raggiunta.
 
La sua sella è imbiancata , metre sullo sfondo, tra una nuvola e l'altra, fa capolinea la cresta che conduce alla Sibilla. Un panorama d'altri tempi, incantevole, un'emozione veramente unica nel pensare che avevo impresso nella mente le immagini estive. Decidiamo di avvicinarci un pò ma poco dopo, alla vista di grossi e minacciosi nuvoloni, optiamo per la decisione più saggia di riprendere la via del ritorno.
 
Una cosa è certa: l'ultimo tratto della Strada Imperiale (così chiamata perchè in passato era una via di comunicazione per traffici commerciali con Roma), ce lo siamo praticamente inventato ma come si dice...se tutte le strade portano alla capitale non fa nessuna differenza quale si percorre. Alla fine è raggiungere l'obbiettivo. E già, raggiungere l'obbiettivo che a inizio giornata sembrava impresa miseramente fallita e che invece si è trasformata in un'altra straordinaria avventura ed escursione condivisa in piena allegria con Beatrice che ringrazio enormemente: non credo che avrei proseguito se fossi stato da solo. <<< Inizio articolo
 
 
 

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