Che tramonto dal Porche e Palazzo Borghese! Stampa E-mail
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Cronache - Cronache da Palazzo Borghese
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Venerdì 28 Agosto 2009 19:00

UN GRANDE TRAMONTO DAL M. PORCHE CON UN PALAZZO BORGHESE CHE DA' SPETTACOLO

Ore 17:20. Inizia il comodo avvicinamento alla vetta del M. Porche dal parcheggio antistante l'hotel "La Baita" alle pendici del M. Prata. Il sole è ancora molto alto e picchia, picchia forte; fa decisamente caldo, il cielo è di un blu intenso con qualche nuvola innocua che lentamente sale dietro le cime di oltre 2.400 metri sopra il leggendario lago di Pilato.

L'andatura è decisamente blanda....non abbiamo fretta, il tempo è più che sufficiente e questa calura non invoglia certamente ad aumentare il passo lungo l'interminabile strada pianeggiante che ci conduce fino alla fonte Jumenta.

Ci godiamo letteralmente 45 minuti di totale relax prima di iniziare la vera ascesa fino alla vista del suggestivo Palazzo Borghese e da qui alla vetta del M. Porche. I recinti delle pecore prima della fonte sono vuoti e non si vedono neanche in lontananza i greggi con i loro fedeli cani e pastori anche se la loro presenza è senza dubbio sotto il naso di tutti. Chissà da che parte si trovano in questi sconfinati spazi di valli e vette in un pomeriggio irradiato da un sole che sembra non scendere mai...

C'è una luminosità "strana" degna della magia che regna in questi luoghi pieni di misteri e leggende ma forse è solo una mia sensazione dopo innumerevoli escursioni mattutine. I verdi prati che hanno caratterizzato tutta la primavera ed ormai quasi tutta l'estate, lasciano spazio pian piano a colori sempre più autunnali ed i temprati ed invecchiati fili d'erba, segnati da una stagione che ormai volge al termine, hanno modo di regalarci sfumature straordinarie alla luce di un giorno che lentamente va spegnendosi.

Ci rinfreschiamo alla fonte Jumenta; da qui in avanti si sale solamente. La temperatura ora è più accettabile ma la fatica maggiore per un sentiero che si inerpica verso Palazzo Borghese, fa si che il fattore "calura" del nostro corpo aumenti e non di poco. Il passo è lento ma costante ed ogni tanto una leggera brezzolina ci sfiora per rinfrescarci; deciso segnale che la montagna ha intenzione di alleviare la nostra fatica.

Castelluccio sorge lontano, un "cucuzzolo" in mezzo alle sue sterminate piane dalle quali ormai non si pretende più nulla visto che tutto è stato raccolto e che sembrano ormai pronte ad accogliere i primi fiocchi di neve da qui a qualche mese.

Si continua a salire in fila indiana; qualche pausa con la scusa di immortalare questa splendida realtà e per abbeverare i nostri due amici a 4 zampe: Honey e Scheva. Ma la verità è che riprendiamo fiato e riempiamo d'ossigeno puro i nostri polmoni. L'aria che si respira è limpida come un bicchiere d'acqua prelevato dalla più alta sorgente. Il profumo e l'odore trasmette la sensazione di una montagna che è consapevole di aver dato tanto in questa stagione ed attende ora il meritato riposo. <<< Inizio articolo

Arriviamo sulla sella tra il Porche e Palazzo Borghese e lo scenario che ci si presenta d'avanti è sublime. Un'armonia di ombre, luci, prospettive e colori...la natura si scatena ed è tutto bellissimo. L'unico rammarico che ho in questo momento è la consapevolezza di non poter fermare il tempo per un pò...ma forse è meglio così. E' una sensazione d'impotenza di fronte ad un evento simile; messo spalle al muro da uno spettacolo straordinario che mi sussurra di non pretendere troppo e di godere il più possibile di tutto ciò che mi viene concesso....messaggio recepito!

Iniziamo l'ultima salita che ci porta in vetta al M. Porche; è il tratto più impegnativo. Senza sentiero, ognuno sale dove meglio crede. Incrociamo un gruppettino di quattro persone che scende, stremato da una lunga attesa per un tramonto infinito per essere giunti troppo in anticipo e soprattutto per un vento che quassù inizia a farsi decisamente forte, freddo e tagliente come la lama di un rasoio.

La temperatura sta scendendo bruscamente e nonostante continuiamo a muoverci per arrivare in vetta, iniziamo ad avvertire un deciso cambiamento "climatico" sotto i nostri vestiti e siamo consapevoli che presto saremo costretti a tirar fuori dagli zaini giacche a vento, maglioni, cappelli di lana e guanti. Rimpiangiamo il caldo sofferto poco più di un'ora prima. 

Raggiungiamo i 2.233 metri della cima in due orette tra pause e soste varie, una cima spazzata, come previsto, da un vento sinceramente un pò troppo freddo e che personalmente mi ha colto di sorpresa. Ma l'entusiasmo è tale che all'inizio è come se non ci fosse. 

Le ombre si allungano a vista d'occhio mentre il sole continua la sua inarrestabile discesa facendosi sempre più rosso secondo dopo secondo. La cresta che conduce alla Sibilla, si mostra in tutta la sua imponenza: ancora assolata fino a Cima Vallelunga in ombra invece la lunga sella centrale fino all'ultimo strappo finale dove il sole fa ancora capolino.

La luce scappa via e lentamente lascia le cime più alte per far spazio all'inevitabile oscurità che invano gli ultimi raggi del sole tentano di contrastare. Un ciclo che si ripete dall'inizio dei tempi. Tutto intorno a noi si fa più rossiccio. Il cielo è uno sfavillio di giallo rosso e arancione verso ponente mentre ad Est è tutto un altro scenario dove l'intensissimo blu di qualche ora prima sta lasciando spazio ad un grigio sempre più scuro che dall'orizzonte sale in una sorta di continuità impressionante e che avrebbe portato la volta celeste da lì a poco a cospargersi di grandiose e luminose stelle. <<< Inizio articolo

Il vento è incessante e sempre più freddo; le mani quasi si congelano al contatto con quest'aria che sferza il nostro il nostro fisico senza nessuna pietà. Il sole ormai se ne sta andando; una piccolissima mezzaluna ancora resiste ma scompare nell'arco di un batter di ciglia. Raccogliamo su i nostri zaini dai quali, oltre a maglioni e giubbetti, abbiamo prelevato anche frutta e panini per una cena consumata al volo all'ombra di un giorno che stava terminando.

La discesa dal Porche si sviluppa lentamente per evitare brutte sorprese; il flebile e meraviglioso bagliore che tarda ad abbandonarci, ci permette una discreta visuale in questo breve tratto impegnativo. L'oscurità incombe sempre di più e questa volta non ci sarà la Luna a farci compagnia. Buio, buio pesto al quale i nostri occhi si adattano in un modo straordinario.  Che splendida "macchina perfetta" che è il corpo umano!!! E' la mia prima volta senza il nostro satellite ad illuminare il cammino. Nel cielo iniziano a scorgersi le prime splendide stelle mentre il pianeta Giove brilla luminoso più che mai verso Est. Si accendono le torce nel momento in cui iniziamo a ridiscendere dai piedi del Porche verso le auto. Il vento gelido è già un ricordo lontano, tutto tace in una calma irreale e la temperatura, tornata a livelli più che accettabili, ci costringe a fermarci e a toglierci almeno una maglia. 

Spegniamo le luci e nel cielo lo spettacolo ha inizio. Inconfondibile la Via Lattea così come la maggior parte delle costellazioni conosciute. Uno sfavillio impressionante di innumerevoli stelle ed un'emozione che non avrei mai immaginato di riassaporare dopo così poco tempo dall'ultima volta: mi trovavo a Pretare una settimana fa. 

In lontananza, sotto di noi vicino fonte Jumenta, si intravedono delle luci quasi sicuramente dei pastori intenti alle ultime operazioni per sistemare in sicurezza i loro greggi. I maremmani ora si sentono e come e preoccupa un pò il nostro passaggio vicino i recinti a notte fonda. E' un continuo scherzare su chi si sacrificherà per il gruppo per stemperare un pò una situazione che comunque non è mai stata pericolosa. A pochi minuti dal passaggio "critico", Barbara preferisce tenere al guinzaglio il suo fedele cane Sheva. Con cautela, cerchiamo di passare il più inosservati possibili anche se è impossobile visto la nostra indole non troppo pacata.

I cani abbaiano e ci seguono con gli occhi da dentro i recinti ora totalmente ricolmi di pecore. Impressionante ed alquanto inquietante quando le illumino con la mia torcia: centinaia di occhi riluccicano nel buio più assoluto ed un brivido mi scorre dietro la schiena. Siamo osservati da occhi indiscreti che ci seguono passo dopo passo sia a destra che a sinistra. Siamo circondati e l'unica cosa che abbiamo in mente ora è quella di allontanarci  il più velocemente possibile....

Ormai è fatta, gli animi si rilassano dopo una tensione avvertibile a chilomentri di distanza. Ci separano quei tre chilometri di passeggiata fino alle auto che vorrei non finissero mai e poi....ognuno per la sua strada consapevoli che per 6 ore i nostri destini si sono incrociati ed hanno condiviso splendide emozioni. 

....e già, ognuno per la sua strada ma chissà, forse ci incontriamo di nuovo immersi tra queste magiche montagne dove tutto è possibile....intanto ci siamo goduti, come dice Beatrice, il tramonto "traimonti": il Monte Porche!

Beatrice, Riccardo, Barbara, Andrea, Valentina, Giampiero, Marcello, Emanuele, Francesca, Beniamino e gli amici a 4 zampe Honey e Sheva: grazie a tutti per questa splendida serata!!!  <<< Inizio articolo

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