Fernando. Un tuffo nel passato! Stampa E-mail
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Cronache - Cronache da Palazzo Borghese
Scritto da nembo   
Domenica 13 Dicembre 2009 18:33

DA FOCE A PALAZZO BORGHESE CON IL PENSIERO RIVOLTO ALLA PRIMA ARRAMPICATA SUL VETTORE

L'appuntamento è a Foce per le 9:15 circa, Paolo e gli altri mi aspettano, devo sbrigarmi. Alle prime luci dell'alba mi ero mosso e dopo un paio d'ore avevo superato Arquata del Tronto. Tra le varie curve che si susseguivano ininterrottamente, maestosa era la presenza del Vettore, non faceva altro che distrarmi dalla guida.

Quella spolverata di neve, le raffiche che spazzavano, sembravano ricordare quello che la mia mente teneva nascosto da qualche parte per quasi un ventennio. Proprio così, tutto questo tempo era passato da quella prima volta in cui misi piede su questo versante, così austero ma affascinante.

I miei scarponi enormi e pesanti con quell'involucro di plastica, praticamente un pezzo da museo ora, non aspettavano altro che poter indossare, più in alto, i ramponi, che ci avrebbero portato in vetta al Monte Vettore da quella posizione così accattivante. Certo, di neve ce ne era ben poca, allora come oggi a Dicembre, ma l'inverno vero sembrava non voler arrivare.

Su via veloci nel bosco, dovevamo correre, il bello veniva sopra, sapevo che la via non era segnata e dovevamo cercarla, ma quella decisione giovanile, di chi sa tutto e tutto deve conquistare, ci faceva andare spediti. Quel senso di conquista che ora ho dimenticato e volutamente abbandonato, ci faceva ognare conquiste più ardite, ascensioni dolomitiche, alpine.... bé.... ripensandoci ora, ma perché dovevamo correre? Perché solcare e spesso scalare tutte quelle cime per il senso della conquista? Chi ci correva dietro? Non l'ho mai saputo!

Ma torniamo lì, al Vettore, siamo ancora nel bosco, saliamo, scorgiamo molto più a sinistra di noi, il costone che nasconde dietro il canale dei Mezzi Litri, poi un largo sentiero da percorrere in piccola parte verso Forca di Presta, non sapevo neanche qual'era il suo nome (Sentiero dei Mietitori). Di nuovo verso l'alto, scorgiamo delle rocce, in breve si apre il panorama, ripidi prati, erba ghiacciata, poi ghiaioni, placche levigate, chiazze di neve (Aia della Regina).

Poco dopo lo vediamo, il colatoio o meglio il canalino, dove una corda metallica indica che la via da seguire è quella giusta. I ramponi grattano la roccia, fa freddo qua, ma ora si va, l'ambiente e il momento sono quelli giusti. Di nuovo roccette, diversi balzi ci proiettano dentro ad un imbutino ripido che rapido si allarga; ci siamo, le piccozze spingono veloci verso la cresta, uno sguardo a destra, il Pizzo, uno a sinistra e via decisi da quella parte, ora c'è vento più forte, ma la vetta del Vettore è li dietro la sento, in breve sono seduto su un “refolo” di neve ventata, nel punto più alto, ci siamo.

Poco più di un mese fa, stavo a fianco la croce di vetta e leggevo il diario contenuto nella cassetta metallica, dopo aver raggiunto la cima tramite il comodo sentiero che sale da Forca di Presta. Ora diverse sono le emozioni che provo nel raggiungere e frequentare queste amate montagne; quel versante est non sono andato nemmeno a scorgerlo da sopra, nemmeno l'idea mi ha sfiorato.

Ora basta semplicemente stare là, esserci, ammirare, contemplare, vivere lì, il momento. E' straordinario!

 

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