Attacco al M. Porche per la via sci-alpinistica Stampa E-mail
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Cronache - Cronache da Palazzo Borghese
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Lunedì 22 Marzo 2010 23:00

IL FASCINO DI UNA GIORNATA GRIGIA E DI UN VENTO IMPRESSIONANTE VERSO IL BORGHESE DURANTE LA CONQUISTA DEL M. PORCHE

La speranza è sempre l'ultima a morire....Probabilmente è stato, fino a ieri, il pensiero che continuamente affliggeva la mente di Tony che da Gennaio aveva il desiderio di raggiungere l'ambita vetta del M. Porche con ramponi ai piedi. Tra domeniche lavorative, impegni vari e bollettini nivologici non proprio confortanti, non c'era mai stata l'occasione se non in una circostanza quando con il gruppo del corso su ambiente innevato frequentato a Fermo, ci trovammo alla fonte Jumenta per la consueta uscita pratica. Era il 24 Gennaio. Non moltissima neve quel giorno ma una crosta portante impressionante che "scricchiolava" al passaggio di escursionisti e sci-alpinisti diretti proprio in cima ai 2.233 metri di quella montagna tanto cara al nostro amico. Era una giornata tersa e limpida, cielo azzurro da sembrare finto, irreale e vento completamente assente tanto che al nostro ritorno alle auto, passando per il M. Prata, l'anemometro in cima alle piste da sci era immobile e non c'era verso di farlo girare.

Durante la settimana che è culminata con la tanto aspirata ascesa, le previsoni tendono a favorire un continuo assestamento del manto nevoso tant'è che le continue temperature notturne sotto zero, influiscono a creare una ottiama crosta portante. Ma purtroppo la domenica non siamo stati così tanto fortunati: pur confermata la possibilità di escursioni in relativa tranquillità, l'innalzamento della quota dello zero termico ha determinato neve pesante e "molle" almeno fino ai 2.400 metri  rendendo l'uscita più faticosa del previsto. Inoltre le previsioni meteo sono al limite: tutto sta nella tempistica dell'uscita. Ma in montagna si sa, non si possono fare le corse e l'imprevedibilità del cielo è una incognita da tenere ben presente sempre. Pioggia per il tardo pomeriggio ma se tutto sarà rispettato per quell'ora già ci ritroveremo tutti a casa.  

Come al solito, la presenza di Fernando con la sua esperienza, mi riassicura e non poco ed inoltre c'è la bella sorpresa di Andrea con il quale è da un bel pò non ci si incontra nelle terre selvagge. Alle 8:30 siamo tutti pronti e ci incamminiamo verso la fonte Jumenta. Di neve ce n'è abbastanza anche se all'inizio è imbiancata la sola strada che conduce alla fonte e per di più, come previsto, si tratta di neve molto pesante e bagnata. La speranza è che con l'aumentare dell'altitudine le cose possano cambiare un pochino.

Il cielo è grigio ed in certi punti all'orizzonte molto minaccioso; le creste del lago giocano a nascondino così come per un attimo anche la vetta del Monte Porche. Il vento in alcune circostanze ci fa rabbrividire con le sue folate che vanno e vengono senza seguire una logica precisa. Ci ramponiamo alla fonte Jumenta prima di iniziare la salita verso la prima delle due "cimette" da conquistare per terminare poi con l'ascesa verso l'ultima e tanto sospirata vetta del Porche. Approfittiamo di un piccolo spiazzo privo di neve per sistemarci più comodamente ed allacciare i ramponi ai nostri scarponi. Un sorso di tè caldo, zaino di nuovo in spalla e via si inizia a fare sul serio. <<< Inizio articolo

Purtroppo la neve non subisce la tanto aspirata trasformazione ed anche ad altitudini maggiori resta compatta ma morbida. I ramponi fanno il loro dovere anche se affondano e non poco. Se non fosse stato per le pendenze da affrontare, probabilmente le ciaspole sarebbero state quasi più idonee... Il cielo plumbeo non promette nulla di buono anche se ogni tanto il sole per qualche brevissimo momento ci regala qualche prazzo di luce in più ma solo in lontananza. Quello che invece si fa più forte è il vento che dopo i 2.000 inizia a tuonare con voce rombante in cresta.

A metà dell'ultima salita per il Porche, una massiccia cornice attira totalmente la nostra attenzione mentre è straordinaria la cresta che conduce a Cima Vallelunga e Sibilla. Più volte il nostro cammino è interrotto per via dell'intensità del terrificante vento che ci scuote a suo piacimento costringendoci in alcuni momenti ad accovacciarci per opporre minor resistenza. Fernando ed Andrea avanti, io e Tony a ruota; per comunicare bisogna urlare. Il Monte Porche è spazzato dalla potenza della natura che non guarda in faccia a nessuno. Si fa decisamente più freddo ed alla fine, in un'ora e 45 minuti, siamo in vetta. 

L'equilibrio è davvero precario e bisogna puntare per benino a terra i ramponi per non essere trascinati via. Scattare delle semplici foto risulta un'ardua impresa ma alla fine il grandioso Palazzo Borghese viene immortalato. Tony è decisamente soddisfatto per aver coronato questo suo desiderio anche se avrebbe preferito calma piatta e cielo azzurro come piace proprio a lui. Ma non si può aver tutto...Non ci tratteniamo molto lassù in cima e più che impressionare foto sulla scheda di memoria, facciamo in modo di stamparci bene in mente la suggestività di una panorama alquanto "tetro" con queste nuvole sopra le nostre teste che sembrano pesare come macigni e con un vento che ci piega come se fossimo fuscellil.

Iniziamo la discesa con relativa tranquillità. Incrociamo una coppia, probabilmente moglie e marito anche un pò datati, che salgono con gli sci proprio all'inizio dell'ultimo strappo per la vetta finale. Ci chiedono informazioni sulla neve e sul vento; pesante e molto bagnata la prima e fortissimo il secondo. Non si scoraggiano e proseguono la loro personale rincorsa. Prima di raggiungere fonte Jumenta ci soffermiamo per consumare qualcosa a riparo dalle raffiche ventose che comunque a quote più basse si fanno via via sempre meno frequenti. 

In breve riguadagniamo la via che ci riconduce alle auto fiancheggiando il Monte Prata. Un'occhata lassù in cima dove i due signori incontrati in precedenza sembrano avere qualche momento di titubanza mentre altri quattro sci-alpinisti guadagnano la vetta per ridiscendere poco dopo. Tutto fila per il verso giusto per tutti quanti e per noi si conclude un'altra gratificante giornata nonostante le condizioni non fossero proprio quelle che avremmo voluto. Ma poco importa: un altro piccolo bagaglio di esperienza da infilare dentro lo zaino con la differenza che questo non appesantisce la nostra schiena. <<< Inizio articolo

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