Che scenario fantastico: P.zzo Berro-Priora-P.zzo Tre Vescovi Stampa E-mail
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Cronache - Cronache dalla Priora/3Vescovi/Berro
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Sabato 10 Gennaio 2009 11:11

CONQUISTATE TRE CIME IMPONENTI TRA LA MANUTENZIONE DELLA CROCE E UNA CHIACCHIERATA CON DOMENICO

E' trascorso praticamente un mese dal giorno in cui fui costretto a fermarmi in corrispondenza di Forca della Cervara per raggiungere Pizzo Berro.

Quel giorno feci l'anello del Bove ma volevo raggiungere quella cima di cui avevo sentito parlare: impervia, scomoda ed un tratto con catena.

Da quel versante però non mi ci avvicinai nemmeno a tutto questo. Forca della Cerva mi ha fermato prima (o forse è stata la mia coscienza!); offre un tratto al di là delle mie capacità ma soprattutto ero solo e non volevo rischiare nulla.

La descrizione di quel tratto sulla cartina dei sentieri dice testualmente: "...itinerario interessante, ripido e raramente percorso che offre un tratto alpinistico...." Purtroppo (o per fortuna, almeno mi sono reso conto cosa vuol dire!), l'ho letto quando ci sono arrivato. Potevo evitarmi quel tratto di strada in più visto che dovevo farne ancora molta ma alla fine non mi è dispiaciuto.

Sono rimasto "appollaiato" a fare uno spuntino sul tratto percorribile (facendo molta attenzione!) ammirando quell'enorme montagna rocciosa di 2.260 metri.
-Oggi hai vinto te, ma prima o poi salirò sulla tua testa...-

Ed il giorno è arrivato. Il 24 agosto 2008 alle ore 7:45 mi trovo al rifugio del Fargno a quota 1.820 metri e devo dirvi che da questa prospettiva, Pizzo Berro è veramente impressionante. Non c'è praticamente nessuno e vi confesso che per un attimo ho pensato di non andare…non so…sarà stata forse l'inquietudine di trovarmi solo di fronte a quella montagna così impervia, ma per un istante ho avuto una strana sensazione. -Va bèh- ho pensato, -intanto avviamoci poi si vedrà!- Un tratto quasi pianeggiante per posizionarsi sotto la sua vetta e poi si sale vertiginosamente verso quella che è un altro colosso di questi splendidi Monti Azzurri.

Sotto di me alla mia destra, la Val di Panico sormontata dal Bove Nord che termina indovinate un po' con cosa??? Ma con Forca della Cervara naturalmente che da questa prospettiva rende ancor più l'idea della sua insidiosità.

Arrivo al punto in cui c'è questa famosa “ferratina” cioè il tratto con catena. Attenzione, io mi trovo già sopra di essa e quindi non devo utilizzarla per salire. Sono circa una ventina di metri da fare aggrappati ben saldi altrimenti signori non si racconta e soprattutto da non fare mai da soli. La vista dall'alto mette “terrore”.

Comunque ormai è rimasto poco per la vetta che raggiungo dopo pochi minuti. L'ennesima cima conquistata ma non sarà l'ultima della giornata. Inutile dirvi che il panorama quassù è strabiliante.

In un colpo solo si vedono tutti i colossi dei Sibillini ben distintamente: Sibilla, Cima Vallelunga, Porche, Pizzo del Diavolo, Cima del Redentore, Vettore, Bove Sud, Bove Nord, ed altre due che conquisterò in questa giornata: Pizzo Tre Vescovi e….la Priora! 50 minuti per raggiungere Pizzo Berro. Da qui, 30 minuti per raggiungere il più alto Priora, un altro muro da abbattere.

Intravedo che qualcuno mi ha preceduto. Tre persone attorno alla possente Croce indaffarate a non so cosa fare. La distanza è notevole ma c'è del movimento strano. Arrivato in vetta, noto con enorme piacere che stanno effettuando la manutenzione della Croce.

Famiglia Giacomini a lavoro: Luciano padre di Stefano e zio di Cristian. Sono di Corridonia vicinissimi a dove abito ed è come sentirmi a casa in quel momento.

A 2.336 metri di altezza stanno sostituendo un tirante che si era pericolosamente incurvato. Mi hanno anche detto che qualche anno fa la Croce era addirittura caduta per via delle intemperie meteorologiche. E' stato il signor Ruggeri Blandino, (zio della moglie di Luciano), a posizionarla quassù ben 41 anni fa. Con trapano, avvitatore, mazza di 5Kg, tirante e tutto il necessario, son partiti dal Fargno per sistemarla.

Ma non finisce qui: è l'unica nel Parco Nazionale ad avere una cassettina dove al suo interno è posizionato un registro per le firme, “Il libro delle escursioni” per annotare un pensiero, una sensazione, un'emozione. Mio l'onore di porre la prima firma sul nuovo registro. E' grazie a loro che possiamo lasciare un segno tangibile del nostro passaggio in una delle vette più importanti. <<< Inizio articolo

Il tempo passa piacevolmente ma è giunta per me l'ora di andare e salutare gli amici di Corridonia ma prima, qualche foto di gruppo ed una preghiera. Inizio la discesa per recarmi sull'ultima cima da scalare: Pizzo Tre Vescovi. Dentro di me una piacevolissima sensazione di benessere. E' molto che giro per valli, sentieri, vette, crinali, e di gente ne ho incontrata parecchia. Con la maggior parte ci si scambia un semplice saluto anche se in realtà in montagna ha un significato ben preciso: è un modo per dire all'altro che se hai bisogno di qualcosa chiedi pure, se ti serve aiuto io ci sono…Altre persone invece ti lasciano proprio qualcosa di loro da “raccogliere”: ai piedi di una croce o di una cascata, lungo un sentiero, dentro una strettissima gola e forse il fatto che ciò non accade molto frequentemente, rende il tutto più…vero.

Dopo un'ora di marcia raggiungo Pizzo Tre Vescovi che si trova a ridosso del rifugio del Fargno. Un passaggio molto suggestivo tra le rocce per raggiungerlo e sulla destra la vallata dell'Ambro con il suo fiume che ha le sorgenti proprio qui sotto.

Il tempo sembra inizi un po' a guastarsi; le nuvole sono sempre più minacciose anche se non sembrerebbe aria di pioggia ma in montagna non si sa mai. Mangio qualche frutto e mi avvio verso il vicino rifugio che raggiungo in 20 minuti ma la giornata mi regala un altro momento particolare. Durante la discesa mi imbatto in un gregge di pecore controllato oltre che da maremmani, anche da Domenico il pastore. Abbiamo parlato per una mezz'ora buona soprattutto della pace che regna in questo parco. La "delizia del silenzio." Questo sono per lui i Monti Azzurri e credo proprio che non ci sia un nome più appropriato.

Domenico è proprietario di una fetta della montagna ed ha una piccolissima baita non lontano dal Fargno dove trascorre le giornate quando porta al pascolo il suo gregge; sposato con moglie ed un figlio. -Sono pecore sarde- mi ha detto -e producono il Ferrari del latte..Siamo dei soci, lavoriamo col biologico e sforniamo prodotti di qualità superiore rispetto a tantissimi altri ma purtroppo troviamo non pochi problemi per la vendita. Molta gente preferisce risparmiare sul cibo piuttosto che sulle cose superflue acquistando prodotti scadenti invece di spendere un po' di più avendo la certezza però di mangiare un prodotto della propria terra. E poi c'è anche la grossa distribuzione che fa il buono e cattivo tempo curando troppo i propri interessi dietro anche a poteri politici sempre più pressanti.- Mi ha raccontato della tranquillità e pace che ha trovato qui con il suo lavoro. -Ormai siamo diventati tutti dei numeri e ben vengano coloro che di questi tempi vanno controcorrente e vengono visti come la classica pecora nera per rimanere in tema..

Quando ascolto qualcuno che dà del matto ad un altro …bèh, vorrei proprio conoscerla questa persona matta perché credo che sia una grande persona!! Troppo di fretta, troppo nervosismo, troppa confusione, troppe tensioni e se non si trova il tempo per scaricare tutto questo prima o poi il fisico ne risentirà così come il rapporto con gli altri.

Molti si trovano male perché chiedono la Luna mentre altri perché non hanno nemmeno una briciola di pane…non è terrificante questo!!! La gente non si accontenta più; abbiamo praticamente di tutto, non ci manca nulla eppure… Basterebbe non chiedere l'impossibile e realizzarsi con quello che ognuno di noi si sente dentro. Non importa se medico, ingegnere, avvocato, muratore, operaio, l'importante è che qualsiasi cosa si faccia la si porti avanti fino in fondo e soprattutto con il cuore e la passione.

Io faccio il pastore, ho un diploma di geometra studiando a Roma, ma ho scelto questo mestiere…ti rendi conto Paolo che fortuna avere come hobby il proprio lavoro. La gente è convinta che la vita del pastore, la pastorizia in generale, sia ancora come quella di 40-50 anni fa mentre invece si è evoluta moltissimo insieme a tutto il resto.-

E come dargli torto. Mi parla dei suoi maremmani tutti stupendi. -Hai notato una cosa Paolo?? I cani…- Al momento non ci avevo fatto caso; quando sono sceso e mi sono avvicinato al gregge non hanno aperto bocca e non perché lì c'era il loro padrone. -Ci è permesso sempre meno tenere cani aggressivi ma non per questo non adempiono al loro dovere.

Sono del parere che gli animali sono lo specchio del loro padrone; gli ho insegnato che non devono aggredire le persone ed anche se non ci fossi stato io non ti avrebbero nemmeno sfiorato. Ci sono bambini che quando scendo al rifugio giocano insieme a loro.-

Vi assicuro che non ho mai visto dei maremmani così mansueti controllare il loro gregge, come se sapessero distinguere da lontano il malintenzionato dalla persona innocua, dal turista. Ci salutiamo in questo scenario stupendo dei Monti Azzurri; riprendo la marcia per il rifugio distante solo 5 minuti mentre il sole, dopo essersi perso per un po' nel labirinto delle nuvole, sembra abbia ritrovato la via dell'uscita. <<< Inizio articolo

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