Il "Grande Anello" di Arquata del T. Stampa
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Da Arquata del T. - I sentieri dal paese di Arquata del T.
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Giovedì 21 Giugno 2012 19:00

UN'ESCURSIONE TUTTA DA ASSAPORARE DA ARQUATA DEL T.: IL LUNGO ANELLO CHE RAGGIUNGE FORCA DI PRESTA ( difficoltà E)

Nota bene: a causa del sisma che ha colpito l'Italia centrale il 24 Agosto 2016 ed in particolare i paesi di Accumoli, Amatrice, Pescara del Tronto ed Arquata del Tronto, l'escursione di seguito descritta non è al momento percorribile con partenza da Arquata del Tronto. 

Sentieri e mulattiere si intersecano creando come una specie di labirinto nel circondario di Arquata del Tronto. Diverse sono le opzioni che permettono di percorrere escursioni più o meno impegnative con livello di difficoltà anche semplice adatta tranquillamente a famiglie con bambini al seguito. In questo articolo descriverò quella che possiamo considerare la più impegnativa e che ho ribattezzato con il nome di "Grande Anello di Arquata".

I sentieri interessati vengono riportati sulla cartina topografica con i numeri 104, quello di andata e 103 quello del ritorno. Sono entrambi ben segnalati e solo in poche occasioni bisogna un attimino guardarsi intorno per rintracciare il percorso che, anche con un pizzico di orientamento ed intuito, è facile riguadagnare.

Tutto ha inizio dalla graziosa piazzetta di Arquata dalla quale una via del borgo, passando sotto un piccolo arco, vi conduce in leggera salita sotto l'imponente rocca. Già da qui il percorso è segnalato con le bandierine del CAI. La visuale sul roccioso e selvaggio versante Sud del Vettore non può passare di certo inosservata ed il "Victor" calcherà la scena come protagonista principale per l'intera escursione.   

Terminato questo breve tratto alle pendici della rocca, il sentiero si snoda dentro un bosco all'interno del quale si incontrano un paio di casolari; qui la salita inizia a farsi sentire un pochino di più. Si giunge poco dopo ad intercettare una carrareccia che bisogna iniziare a percorrere verso destra: è evidente una bandierina colorata sulla facciata di un grande masso che fiancheggia la strada. Dopo qualche passo non bisogna tener conto di uno stradone a destra che torna indietro: vi condurrà solamente alle antenne per i segnali radio-televisivi o dei cellulari.

Si percorre così questa comoda strada dove il Monte Vettore si intravede tra gli alberi. Un bel tratto, quasi pianeggiante ed in ombra che vi porta ad un successivo bivio pieno di bandierine segnaletiche. La via da seguire è quella di sinistra dove la strada continua a salire. Si sale pian piano di quota fino al punto in cui, dopo alcune centinaia di metri, si lascia definitivamente la carreggiata per imboccare a sinistra l'evidente sentiero che questa volta inizia ad "arrampicarsi" con più ripidità. <<< Inizio articolo

Ora vi aspetterà un tratto molto boscoso durante il quale le indicazioni del CAI sono abbastanza visibili così come il sentiero che lascia davvero a poche interpretazioni. Si sale sempre e, a dire il vero, è una salita discretamente importante. Soltanto in un caso mi è capitato di individuare verso destra un altro sentiero che abbiamo subito escluso per via di una bandierina che indicava la via giusta da prendere dritti a noi continuando ad alzarsi di quota. In un sentiero perciò decisamente in salita con un fondo a volte molto irregolare cosparso da sassi, rocce e roccette, continua l'ascesa verso il rifugio degli Alpini a dir la verità ancora un pò lontanuccio. 

Una volta usciti dal bosco possiamo dire che il peggio è stato fatto anche se, guardando l'immenso prato roccioso che ci si trova di fronte, vien da pensare tutt'altra cosa. Da qui il sentiero, sulla cartina topografica, tende a portarvi ad una fonte che non ho raggiunto. I segnali CAI, disegnati qua e là su qualche roccia con alcuni omini di pietra invece, vi fanno evitare questo tratto (sulla cartina indicata con un tratteggio) proseguendo in pratica con un "dritto per dritto" verso l'imbocco di un altro bosco posto lassù in alto con il Vettore alla vostra destra. Si percorre così, come ognuno crede meglio, questo prato senza disdegnare ogni tanto uno sguardo alle spalle dove, oltre ai Monti della Laga, si notano i piccoli paesi sparsi e sommersi dal verde di queste splendide montagne e naturalmente non può sfuggire l'ormai lontano Arquata del Tronto, punto di partenza e di arrivo.

All'ingresso del secondo bosco, i segnali sono molto più visibili e, appena ci si addentra, si nota chiaramente una freccia disegnata su di una roccia ad indicarvi la via da seguire verso destra. E' una splendida e piccola radura questa dove è impossibile non fare una sosta per rifocillarsi della faticosa ascesa fin qui fatta. D'ora in avanti non vi aspettano più salite importanti e potete tranquillamente riprendere man mano fiato e dare respiro al vostro fisico. 

Paletti di legno, ad indicarvi la strada da seguire, vi accompagneranno fino a raggiungere il rifugio degli Alpini attraversando dolci colline e prati fioriti e verdeggianti se andate in primavera. Altra meritata sosta alla piccola "baita" prima di iniziare la discesa che ha inizio subito dopo la fine delle pareti di roccia che fiancheggiano la strada asfaltata in direzione di Ascoli Piceno. Tutt'altro scenario ora rispetto alle belle e rilassanti distese prative percorse a ridosso della baita. <<< Inizio articolo

Verso destra scende un sentiero inizialmente molto ghiaioso e scivoloso in corrispondenza di un paletto segnaletico che al mio passaggio ho trovato divelto per via di una frana. Siamo quindi a Forca di Presta, un valico importante ed il luogo più conosciuto per raggiungere il famoso lago di Pilato. Si segue per un bel tratto la via segnalata da distanti paletti (come quelli visti in precedenza poco prima di giungere al rifugio) che si sviluppa, scendendo man mano di quota, parallelamente alla strada asfaltata. Il sentiero poi svolta verso Sud (a destra) e successivamente, in corrispondenza di un altro paletto, bisogna proseguire scendendo a sinistra all'interno di una minuscola vallatina e quindi proseguire subito verso destra. E' questo forse l'unico punto leggermente poco chiaro ma nulla di impossibile!!

Si seguono ora, senza troppo problemi, i segnali del CAI ed in sentiero che vi condurrà alla fonte Cappella dalla quale sgorga acqua a volontà. Non passerà di certo inosservata una mulattiera che transita proprio lì ad un passo. Bisogna percorrerla per qualche metro verso destra fino ad incontrare un paletto con il sentiero che scende a sinistra e che si inoltra poco dopo dentro la boscaglia. Vi condurrà ad incrociare nuovamente la strada che dovete percorrere ancora una volta verso destra ma per un tratto decisamente più lungo rispetto al precedente. I segnali CAI sono inequivocabili anche se il sentiero disegnato sulla cartina, indica un tragitto diverso in questo tratto attraversando direttamente la strada. Sulla mappa ho disegnato in blu il percorso effettivamente percorso.

Quindi proseguiamo per un bel pò lungo questa comoda mulattiera fino ad individuare, su di un albero a sinistra, le indicazioni evidentissime per la discesa all'interno del fosso della Camartina. E' un vero e proprio fosso all'interno del bosco ed anche un pò "inquietante" ma suggestivo. Le indicazioni poi ci portano a deviare a sinistra per percorrere il sentiero lungo il quale è presente anche una staccionata. Il fragore del torrente (almeno in primavera) si fa sentire sempre di più fino al punto di costeggiarlo ed infine saremo anche costretti ad attraversarlo un paio di volte. Lo stradello in alcuni punti può risultare scivoloso per via dei rigoli d'acqua presenti perciò, siate prudenti. Non manca molto all'arrivo ma la stanchezza può giocare brutti scherzi.

Il secondo attraversamento del torrente, avviene in corrispondenza di una traccia evidente che sale leggermente a sinistra. Non dovete considerare questa deviazione, guadate il fiumiciattolo a destra lasciandovelo sulla sinistra e, dopo qualche istante, intercetterete una carrareccia. Non c'è più nulla da dire: proseguite a destra fino a raggiungere prima la frazione di Camartina e poi la provinciale che vi riporterà ad Arquata e quindi alle auto.

E' una bella escursione classificata con difficoltà E per via di un dislivello complessivo che supera gli 800 metri. La sosta al rifugio degli Alpini è un vero toccasana per riprendere energia e soprattutto bere o mangiare qualcosa se dentro lo zaino non si è provvisti di pasti per la durata dell'anello. Un berretto è da indossare sempre anche se ci sono molti tratti che attraversano il bosco. Per le scorte d'acqua, al ritorno è molto comoda la fonte Cappella. All'andata, come detto, c'è il rifugio oltre all'eventuale fonte Le Trocche che non ho raggiunto all'uscita del primo bosco per via del sentiero che svicola allungando un pò. <<< Inizio articolo 

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