La leggenda sul torrente Salino Stampa
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Monti Sibillini - Leggende sui Monti Sibillini
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Sabato 05 Ottobre 2013 09:19

UNA LEGGENDA SIBILLINA QUASI PERSA NEI MEANDRI DELLO SCORRERE DEL TEMPO!!

Una giornata dedicata agli antichi sentieri lungo il torrente Salino, che insieme al Tennacola rappresenta un affluente sinistro del fiume Tenna, ha fatto riaffiorare, nella mente di Piero Castellucci, un'antica leggenda che il nonno gli raccontò più di 60 anni fa!!!! Un ulteriore documento che arricchisce ancor di più il misterioso territorio dei Monti Sibillini. Un grazie a Piero ed al mio amico Tony che mi ha postato lo scritto.

Enea in fuga dalla sua città in fiamme, con un manipolo di troiani e con Ascanio, il futuro Julo, stava risalendo la costa adriatica dell’Italia alla ricerca di un sito dove fondare una nuova città. Dalle foci dei fiumi navigabili che incontrava penetrava all’interno dei territori alla ricerca di fertili pianure. I Piceni, residenti nell’odierno Belmonte, spaventati dall’imminente arrivo dei bellicosi troiani pensarono di chiedere consigli alla Sibilla e si recarono nel suo antro in cima all’omonimo monte.

La veggente suggerì loro come affrontare gli agguerriti invasori e dopo aver assunto le sembianze di una vecchia scese con loro a valle e si insediò alla confluenza del torrente Salino con il fiume Tenna.  Invitò i Piceni  a modificare leggermente il corso del ruscello Salino e le acque per incanto risultarono tra le più salate della zona. Un piccolo stratagemma  per  far aumentare la salinità delle acque del Tenna e renderle poco potabili e di conseguenza far diventare la fertile pianura un luogo poco adatto all’insediamento di una grossa città. Tenna allora era navigabile fin dove oggi c’è il ponte di Servigliano e la Sibilla si mise lì in attesa  dei troiani.

Quando arrivarono  e scesero a terra  sentirono una voce tonante e perentoria che li  apostrofava con il famoso “TEVERE TEVERE L’ACQUA DI TENNA NON È BASTEVOLE”. Enea si rese subito conto che la vecchia non era una persona qualsiasi  e si appartò con lei  ed apprese che al di la di Passo Cattivo (sorgente del Tenna), nel versante tirrenico, nasceva un altro fiume di nome Nera, uno dei maggiori affluenti del Tevere. Tevere la cui portata era adatta alla grande città che i suoi discendenti sicuramente avrebbero fondato. Il troiano capì l’importanza della profezia che la Sibilla gli stava facendo e fece ritorno nell’Adriatico. Come gli aveva indicato la Sibilla circumnavigò l’Italia e giunse alla foce di un grande fiume, il Tevere, risalì un po’ la corrente e si  insediò tra i "sette colli" ed i discendenti  di Julo (Romolo e Remo) fondarono Roma.

La Sibilla prima di tornare al suo antro consigliò i Piceni di modificare nuovamente il percorso del Salino per renderlo meno salato.  Purtroppo l’operazione ripristino non ebbe il successo sperato. La Sibilla si rese conto di ciò e ritenne opportuno indicare  alcuni luoghi dove i Piceni avrebbero trovato acqua sicuramente potabile: la fonte Aiello alla foce del Salino, la fonte di Gazzirru a Servigliano e la fonte dell’Oro e della  Cisterna a Piane di Falerone. Ancora oggi, dopo alcuni secoli, il torrente Salino e di conseguenza anche il Tenna hanno una salinità superiore alla media dei fiumi Italiani.

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