Il lungo anello dei Sibillini: il GAS Stampa
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Grande Anello Sibillini (GAS)
Scritto da Paolo Ciccarelli   
Giovedì 19 Agosto 2010 12:25

TRA DESCRIZIONE E CRONACA, IL GRANDE ANELLO DEI SIBILLINI: 120 CHILOMETRI IMMERSI NEL CUORE DEI MONTI AZZURRI

Passeggiando lungo i sentieri di questi affascinanti Monti Sibillini, spesso ci si può imbattere in quello che è considerato "Il sentiero dei Sentieri" e cioè il Grande Anello dei Sibillini detto più semplicemente GAS. Che cos'è e cosa rappresenta in pratica il GAS? Tra tutti i sentieri che ci sono, è quello più segnalato non solo con gli evidenti segni bianchi e rossi del CAI ma anche con paletti e frecce che indicano la direzione, il luogo da raggiungere ed molto spesso anche il tempo necessario per completare la tappa. Su molti libricini che parlano delle escursioni sui Monti Sibillini è facile trovare riferimento al GAS. Descrizioni base sulle staffette da compiere sono anche accennate sulle cartine topografiche in particolare sull'Atlante dei Sentieri.

Dai dati forniti dall'Ente Parco, il GAS ha una lunghezza approsimativa di 120 Km; è un circuito ad anello che racchiude grossomodo i confini del Parco Nazionale toccando paesi e rifugi dove poter quasi sempre sostare e che normalmente, con i canonici e più famosi sentieri, non si raggiungerebbero. Visso-Cupi, Cupi-Fiastra, Fiastra-Garulla, Garulla-Rubbiano, Rubbiano-Colle di Montegallo, Colle di Montegallo-Colle le Cese, Colle le Cese-Campi Vecchio e Campi Vecchio-Visso, sono gli otto itinerari consigliati dall'Ente Parco il che consentirebbe di percorrere l'anello in otto/nove giorni di quasi totale relax. 

E' un percorso che non raggiunge elevate altitudini; basti pensare che la massima quota raggiunta è di 1.800 metri all'altezza di Forca di Giuda, il valico compreso tra il Monte Patino ed il Monte delle Rose ma non per questo va sottovalutato. Infatti dobbiamo considerare innanzitutto una camminata continua per più giorni consecutivi ed anche se non si toccano vette e creste imponenti, alcuni dislivelli lungo le tappe sono importanti. Una media di cira 650 metri con un picco di 1.100 metri durante la tappa Fiastra-Garulla.

Detto questo, il GAS si presta a molte interpretazioni. Può essere percorso in senso orario iniziando da Visso-Cupi (ed è questo il percorso che descriverò di seguito), oppure in senso antiorario da Visso a Campi Vecchio; può essere iniziato da qualsiasi paesino che fa capo alle tappe di cui sopra e non necessariamente da Visso facendo anche più di una tappa per volta se siete dei discreti camminatori. E' segnalato abbastanza bene anche se in qualche punto, che illustrerò strada facendo, c'è qualche indicazione poco visibile a causa di una manutenzione che, aimèh, manca già da un paio di anni. Potete perciò trovare paletti segnaletici a terra o poco visibili a causa del mancato taglio dell'erba, frecce cadute e punti in cui il percorso a terra è diverso da quello indicato sulla cartina topografica soprattutto se ne avete una non aggiornata.

Comunque, al di là di quest'ultima considerazione, è un vero peccato che il sentiero rappresentativo del Parco Nazionale sia attualmente così trascurato. Speriamo che venga valorizzato con qualche miglioria alla segnaletica e con una maggior cura dei sentieri stessi.  

Prima e seconda tappa: VISSO-CUPI e CUPI-FIASTRA

Partenza ore 6:25, zaini pesantissimi in spalla che a fatica entrano in macchina. La prima tappa è già decisa pasticceria Filoni a Piediripa. Carico calorico garantito da prelibatezze varie e già più che svegli con un buon caffè. Si parte in direzione Visso e alle 7:45 troviamo il sentiero che parte accanto alla Torre.

Parcheggiamo. Iniziamo, io e Sara, questa avventura; il sentiero è ben visibile fino a Cupi e sotto un bel bosco parte questo percorso che ci conduce fino ad una prima sosta: il maestoso Santuario di Macereto. Qualche piccola "impettatina"ma di poco conto per via del fatto che c'è un dislivello totale di 800 metri circa ben distribuiti lungo tutto il tragitto anche se la maggior parte si sviluppa proprio tra Visso e Macereto. Visitiamo questo splendido monumento, qualche chiacchierata con alcuni visitatori occasionali e poi via, si riparte.

Da Macereto su spazi aperti, prati e vista sul monte Bove Nord, si procede seguendo le chiare indicazioni per Cupi (con evidenti "omoni" di pietre) su un sentiero che più avanti diventerà strada imbrecciata in corrispondenza di un altro paletto con indicazioni. Alle successive segnalazioni, (al nostro passaggio erano cadute a terra...), procediamo a sinistra in discesa verso il rifugio di Cupi (come da cartina topografica); in alternativa, una freccia verso destra per Fiastra con strada in leggera salita, eviterebbe il passaggio al piccolo paese ed anche una notevole salita che noi invece abbiamo fatto.

Una sosta al rifugio per il pranzo e un caffè offerto gentilmente dai gestori, ci ristora e ci fa ripartire più energetici per la salita. Si riprende come detto affrontando un impegnativo tratto tra sassi pietre e afa lungo il quale i segnali del CAI risultano sporadici e sempre meno visibili (disegnati su alcune pietre). Dopo un paio di chilometri il sentiero ci fa riprendere fiato con un lungo traverso alla fine del quale, a sinistra, riprende un andamento decisamente più abbordabile. Osservando in alto verso destra sono invece visiblii le indicazioni per Fiastra per chi ha deciso di aggirare il paese di Cupi e che riconducono nel punto in cui ci troviamo.

Si prosegue verso il lago su prati dove paletti ed indicazioni sono abbastanza chiari; dopo una piccola staccionata con qualche gradino da salire, è evidente la traccia da seguire lungo il finaco prativo della montagna che termina in corrispondenza di una indicazione per Fiastra che ci ha tratti in inganno. La direzione indica destra e noi siamo saliti lungo una pista molto visibile sull'erba. Il GAS poco dopo invece, prosegue verso sinistra ma le indicazioni  non sono facilmente rintracciabili per la poca manutenzione o forse per la troppa sicurezza che abbiamo avuto nel seguire la freccia. Se non incontrate altre indicazioni, avete sbagliato strada.

Ci siamo trovati a percorrere, quindi, una strada alternativa che sfocia comunque sulla sterrata che collega Fiastra al rifugio del Fargno ma decisamente più in alto. Comunque, cartina alla mano e bussola, abbiamo subito rintracciato la direzione giusta; un pò di strada in più ma ci siamo ricollegati al GAS. La traccia gps riproduce il percorso "errato" da me effettuato. Ripresa la rotta, si inizia a vedere, dopo un lungo curvone, la meta da raggiungere: il lago di Fiastra, e davvero bellissimo.

Raggiunta la fonte del Pozzo che incrociate proprio lungo la strada, si abbandona la carrareccia e verso destra si intraprende un sentierino che immediatamente corre parallelo alla sterrata ma più in basso e che successivamente si interna dentro il bosco. Non fatevi ingannare dalla traccia che procede oltre la fonte. Il lago di Fiastra appare e scompare tra una selva di piante lungo questo sentiero che, prima di giungere a Trebbio, scende con ripidità obbligandoci ad una sana quanto prudente attenzione durante la discesa. Trascorriamo la notte al campeggio sul lago; nonostante fossimo autosufficienti e muniti di tenda, usufruiamo della roulotte che la zia di Sara ci ha gentilmente messo a disposizione. Una ottima sistemazione per riprendere energia per la tappa successiva: Fiastra-Garulla....e Sara, nel frattempo, trova anche l'occasione di farsi un gratificante bagno!!


Terza tappa: FIASTRA-MONASTERO-GARULLA

Da S. Lorenzo al Lago, percorrendo un breve tratto di strada verso Bolognola, si svolta a sinistra dove chiare indicazioni ci conducono verso la chiesina della Madonna del Sasso Bianco. E' una bella "impettata" che di primo mattino non è proprio ideale soprattutto dopo un'abbondante colazione al bar. Con il lago di Fiastra così invitante, è difficile gettarsi con la mente in un'altra giornata di fatica e sforzo fisico. Il buon umore non manca e le batterie sono state ricaricate. 

Il sentiero è decisamente evidente: prima è una strada imbrecciata poi il più tipico sentiero che inizialmente si interna nel bosco. Il lago di Fiastra, alla vostra sinistra, è un bello spettacolo da ammirare una volta usciti dalla boscaglia e, quando ce lo lasciamo alle spalle, il sentiero si sviluppa all'interno della Val Terra Nera segnalato da paletti di legno alcuni dei quali sono nascosti dall'erba alta. Una piccola discesa ci porta proprio nel bel mezzo di questa piccola ma graziosa vallecola che bisogna poi risalire.

Sentiamo un frastuono tra gli alberi ed ecco spuntare un bellissimo capriolo che di corsa si allontana rapidamente. Perduto per qualche momento la retta via, abbiamo proseguito salendo lungo un tratto ghiaioso dove più avanti sono ricomparse nuovamente le indicazioni. Alla termine della salita si giunge ad un fonte e ne approfittiamo per ristorarci e rinfrescarci. La giornata è caldissima e bisogna idratarsi in continuazione.  

Proseguiamo e poco più avanti il sentiero procede verso sinistra, dentro un bosco all'interno del quale facciamo un pò più di attenzione. Giungiamo così ad un ponticello che attraversa il Rio Bagno e, a destra, troviamo l'imboscatissima Madonna di Rio Bagno. Da qui, una bella salita tra gradini e scalini, ci porta fino alla sterrata che conduce a Podalla. Ne percorriamo un tratto verso destra e poi via, a sinistra per rituffarci dentro un altro graditissimo e fresco bosco. In discesa, ci troviamo ad attraversare il piccolo torrente Rio Fessa. Sono le 11:15 e facciamo un'altra sosta: un piccolo snack e piedi a bagno che ci rigenera ulteriormente. Si sale fino a raggiungere la strada che bisogna percorrere a destra. Le indicazioni sono chiare; è un altalenarsi di sentiero e carrareccia ma la costante è una sola: la salita.

C'è molta strada ancora da fare fino a Garulla. Dopo un tratto di strada asfaltata si ritorna a percorrere i prati sotto Punta del Ragnolo e Pizzo Meta dopo di che si scende fino a giungere a Pintura di Bolognola quasi sempre su strada asfaltata tranne che per un breve tratto finale che potete anche evitare di fare; mega panino con prosciutto e formaggio al ristorante adiacente al grande spiazzo.

Ricarichiamo anche il gps e, dopo una sosta di quasi un'oretta, ci rituffiamo per l'ultimo tratto quasi totalmente in discesa verso Garulla. 6-7 chilometri di strada e sentiero che dopo circa 20 chilometri sono abbastanza pesantini e vorremmo che passassero in fretta.

Giunti al paese, un gentilissimo signore ci indica il suo terreno dove possiamo sistemare la tenda. In pochi minuti la nostra "dimora" è montata e Sara, appena tolta le scarpe, trova anche il modo di essere preda di una vespa che la punge alla caviglia. Un pò di sofferenza ma  nulla di più. 

Al rifugio di Garulla consumiamo una gustosissima cena preparata dal simpaticissimo Gaetano che, come contorno, ci prepara un'ottima insalata colta direttamente dal suo orto. E' una serata bellissima ed anche se stanchi morti, siamo molto felici per la bella avventura che stiamo condividendo.


Quarta e quinta tappa: GARULLA-RUBBIANO e RUBBIANO-COLLE DI MONTEGALLO

Ci svegliamo alle 6 del mattino. E' il 16 Luglio e la giornata si apre con un simpatico siparietto. Dopo aver fatto colazione, iniziamo a smantellare la tenda; una simpatica vecchietta ci vede indaffarati a riporre tutto il necessario servitoci per la notte e con aria incuriosita ci chiede da dove siamo partiti. Le rispondiamo:" Siamo partiti da Visso e dobbiamo ritornare là dopo un giro di 120 chilometri..." E lei:" Embèh.....quessa è 'na bella condanna...." Non riusciamo più a smettere di ridere....

Sistemato tutto, ci dirigiamo ad una fonte del paese per lavarci e per le scorte d'acqua e poi si parte. Da Garulla verso Rubbiano il sentiero inizia molto tranquillamente. E' davvero facile, quasi in discesa, sempre segnalato con dei passaggi molto carini dentro il bosco, un bosco che in realtà nasconde una "insidia" non trascurabile: quantità industriali di ragnatele e ragnetti (più o meno grandi) da dover per forza di cose incrociare. Si appiccicano sul viso e sugli zaini ed è davvero un piccolo e continuo tormento ad ogni singolo passo.

Dopo appena trentacinque minuti arriviamo all'abbazia di S. Salvatore. Approfittiamo di un momento di preghiera da parte dei frati francescani per dare un'occhiata alla graziosa chiesina. Atmosfera molto rilassante. Il sentiero prosegue in leggera salita. Le indicazioni sono chiare proprio in prossimità dell'abbazia. Arriviamo al piccolo paese di Capovalle in una alternanza di "strada" e sentiero boscoso; lo attraversiamo per metà scendendo a sinistra e successivamente a destra; sempre in discesa verso Piedivalle seguendo la via indicata con un fondo un pò dissestato; sassi e pietre inducono ad essere prudenti per non scivolare.

Attraversata la provinciale per Madonna dell'Ambro, approfittiamo del fiume per darci una bella rinfrescata in corrispondenza del ponte; ci aspetta infatti il primo vero strappetto in salita che ci porterà a Vetice. Non è un tratto lungo ma ad ogni modo le gambe devono pedalare....Al termine dall'ascesa, troviamo un ambulante munito di un furgoncino carico fino all'inverosimile di qualsiasi cosa. Ne approfittiamo per lo shopping (tè, carne simmental..). Si prosegue velocemente in discesa lungo il sentiero segnalato per Rubbiano lungo il quale troviamo diversi caratteristici cancelletti da aprire. 

L'attraversamento del fiume Tenna è il prossimo obbiettivo. Il sentiero, successivamente, fiancheggia per un pò il fiume con qualche tratto abbastanza paludoso fino a condurci al ponticello oltre il quale ci aspetta il secondo e più impegnativo strappo della giornata. Qui, piccolo incidente di percorso per Sara che scivola rovinosamente su di un folto cespuglio di rovi con conseguenze che potete immaginare. Molti i graffi lasciati dalle "tenere" piante ed arbusti ma, a parte lo spavento iniziale per capire l'entità dei danni, niente di grave anche se, un movimento innaturale della gamba sinistra, la costringe a stringere i denti per portare a termine almeno questa giornata. La "tigna" vince e pian pianino raggiungiamo Rubbiano.

Un bel tratto di salita che non ci voleva proprio dopo la caduta e che percorriamo in un'oretta circa reso ancora più difficile dall'alta temperatura. Sostiamo ad una fontana per mangiare e progettare l'eventuale proseguimento. Mai infatti, come in questo caso, siamo molto indecisi sul cosa fare. Sara non è in forma e la gamba gli duole. Ci troviamo a Rubbiano, paese facilmente raggiungibile e la tentazione di farci venire a prendere da qualche famigliare acquista sempre maggiore forza. 

Sostiamo ancora per un pò, il tempo necessario per prendere due decisioni fondamentali: proseguiamo l'anello ma la sesta tappa, Rubbiano-Colle di Montegallo, non è per oggi alla nostra portata. Ci prefissiamo di arrivare, forze fisiche ma soprattutto psicologiche permettendo, fino ad Altino. Ci incamminiamo allora sotto un caldo torrido; abbandoniamo Rubbiano e percorriamo per un brevissimo tratto la sterrata che conduce al parcheggio Valleria per la gola dell'Infernaccio in senso opposto e cioè verso Montefortino.

A destra continua il GAS che, dopo un altro breve strappo in salita, ci conduce sui prati con vista sul Monte Zampa. Dopo una indicazione inequivocabile lungo una staccionata di legno, il sentiero poco più avanti si sviluppa verso sinistra in corrispondenza di un'altra traccia che prosegue dritta ma che "muore" da lì a poco. E' un tratto ora quasi pianeggiante tra prati e campi semi-coltivati. Giungiamo a S. Biagio percorrendo un'ultima parte su strada asfaltata. Attraversiamo il paese fino ad arrivare all'incrocio con la sterrata per il rifugio Sibilla; appena oltrepassato, in corrispondenza di una casetta sulla destra, si scende per Tofe.

Il sentiero non è da sottovalutare per via di un fondo non sempre comodo. Al paesino, percorriamo un tratto di strada asfaltata verso sinistra e poi, sempre su asfalto, continuiamo a seguire le indicazione per Altino. Dopo circa 20 Km, ci aspetta l'ultimo impegnativo dislivello (300 metri) da affrontare dopo di che il meritato riposo alla fine di una giornata "campale". Appena intrapreso lo svincolo per Altino, il sentiero si inerpica dentro un bosco verso destra. E' segnalatissimo tanto quanto è dura la salita giunti a questo punto della giornata. Non vediamo l'ora di arrivare ma il paese sembra sparito: non arriva mai. In compenso l'ombra, con queste temperature, è decisamente una bella alleata.

Arriviamo al rifugio molto provati; posiamo gli zaini a terra e ci sediamo stanchi morti ma con la soddisfazione di aver raggiunto, almeno per oggi, il nostro obbiettivo. Prenotiamo una stanza nonostante la tenda soprattutto per far riposare le nostra ossa in modo decente dopo una faticosa giornata. Degustazione di prodotti locali a cena e poi tutti a nanna per ridare ossigeno alle nostre gambe. Domani è un altro giorno, un'altra storia. 

Sveglia intorno alle 7:00 ed un quarto d'ora dopo siamo al rifugio per la colazione. Sara, di primo mattino, risente e non poco della caduta e con qualche dolorino di troppo scende le scale che ci porta al piano inferiore. Comunque, rigenerati dalla notte e da una rinfrescatissima doccia, ci rimettiamo in cammino verso Colle di Montegallo per terminare la tappa lasciata in sospeso il giorno prima. Da Altino ci incamminiamo lungo il sentiero evidente e segnalato che, con continui saliscendi divertenti dentro il bosco, ci conduce prima alla piccola chiesa di S. Maria in Pantano. Dopo un'ora ci troviamo in compagnia di un bel cane che adottiamo per un bel pezzetto chiamandolo ovviamente Anello. Da alcuni ciclisti che incrociamo veniamo a sapere che un signore lo sta cercando. Noi non possiamo far altro eventualmente che accompagnare l'animale fino al rifugio di Colle che raggiungiamo dopo un paio di ore da Altino ma non riusciamo nell'intento perchè perdiamo le sue tracce proprio a S. Maria in Pantano.

La vista spettacolare e impressionante sull'Imbuto del Vettore, è ciò che di più bello si può vedere durante l'avvicinamento al rifugio di Colle dove ad attenderci troviamo Stefano, un signore di Civitanova Marche. Il rifugio Sottovento (questo il suo nome), è veramente grazioso e lui ce lo fa visitare tutto. Insieme agli altri rifugi che abbiamo fin'ora visitato, è un ottimo punto d'appoggio per escursioni di ogni tipo ed inoltre Stefano è impegnato in una "campagna" di propaganda per via del fatto che il rifugio è stato riaperto non da molto e necessita quindi di un pò pubblicità. Se vi trovate nei dintorni, non perdete l'occasione per visitarlo e magari pernottare.

A questo punto per noi si conclude la sesta tappa con un bel panino con prosciutto. Sara sembra in forma mentre sono io che inizio ad accusare un dolorino al tendine del piede sinistro che già si era fatto sentire il giorno prima. Da qui in avanti abbiamo l'obbiettivo di concludere la settima tappa che va da Colle di Montegalllo a Colle le Cese. Sono 18 Km che sommati ai 7 già fatti fanno in totale altri 25 Km circa. Un'altra bella camminata che ci porterà a percorrere il noto Sentiero dei Mietitori alle pendici del Monte Vettore. Sono le 11.20 e ci rimettiamo in cammino mentre il sole picchia forte come non mai.


Sesta tappa: COLLE DI MONTEGALLO-COLLE LE CESE

Le indicazioni per proseguire sono molto chiare. Un piccolo tratto lungo la strada asfaltata con il mastodontico Vettore sempre in primissimo piano e poi a destra lungo una imbrecciata sempre in salita costante tendenzialmente facile. L'evidente carreggiata si trasforma più avanti nel classico sentiero; molto ombreggiato all'interno di un bellissima pineta. Si tratta dello storico Sentiero dei Mietitori così chiamato perchè in passato veniva utilizzato dai braccianti agricoli che si spostavano, per la mietitura, verso le colline del Tirreno. La notte era dedicata al camminamento ed il giorno per il lavoro. I braccianti non venivano scelti a caso: la mietitura era uno sforzo abbastanza pesante e perciò, riunite tutte le persone sulle piazze dei paesi, venivano scelte quelle più idonee per affrontare una fatica del genere. Camminavano per chilometri e chilometri tra valli e montagne per raggiungere i campi. Al ritorno poi ad attenderli c'era il grano di Castelluccio ormai in estate avanzata. 

Così raggiungiamo il rifugio degli Alpini percorrendo questo sentiero sotto il "cuore" del Vettore. Sostiamo per un'altra breve pausa pasto durante la quale Sara trova il modo di rimediare un pacchetto di sigarette mentre il nostro kit di pronto soccorso si rivela alquanto utile per un ciclista che, cadendo, ha riportato alcune escoriazioni sul viso, un braccio ed una gamba. Riprendiamo il cammino oltre il rifugio leggermente in salita lungo una strada a fianco della quale è presente anche una pista per i diversamente abili. Purtroppo, a causa della mancata manutenzione, si rivela quasi totalmente inutile.

Dopo alcune centinaia di metri, assistiamo in diretta alla nascita di alcuni agnellini. E' un'emozione davvero fortissima e Sara non perde l'occasione per prenderne uno in braccio dopo il consenso del pastore. Immancabile la foto di rito! Stanchi e segnati da tanti chilometri percorsi, proseguiamo lungo un sentiero, facilmente rintracciabile, con passo lento consapevoli di giungere a Colle le Cese in anticipo per la cena. Dopo aver prenotato un tavolo, sistemiamo la tenda ignari della bella serata che ci aspettava; un gruppo di Terni ed un altro di Jesi con telescopi giganti, ci hanno regalato altre strepitose emozioni facendoci ammirare galassie e nebulose in un contesto molto speciale.

Incantevole e bizzarra anche la volpe che si è avvicinata a poco più di un metro per mangiare gli avanzi della succulenta cena portati da alcuni bambini che sapevano della sua presenza. Molto addomesticata ma anche diffidente e schiva al tempo stesso. Per ultimo ci imbattiamo in un gruppetto di ragazzi che, con tute mimetiche e finti fucili, stavano per iniziare alle 23:45 circa uno scontro all'ultimo sangue nel bel mezzo dei boschi a ridosso del rifugio.

Rientriamo nella nostra dimora notturna stanchi ma appagati per il susseguirsi dei bellissimi eventi. Domani ci attende la penultima tappa di 19 chilometri: Colli le Cese-Campi e non sarà una passeggiata.

Settima tappa: COLLI LE CESE-CAMPI VECCHIO

Alle ore 7:00 siamo svegliati da un sole che, anche se timido, ha infuocato la nostra "casetta". Ci vestiamo, smontiamo la tenda e l'appuntamento è al rifugio per la colazione. Si parte, destinazione Campi Vecchio. Una tappa con dislivello di più di 1.000 metri distribuito comunque molto bene lugo il tragitto. Di buon umore e carichi, ci incamminiamo nonostante qualche vescica e dolorino per tutti i chilometri nelle gambe: quasi 100.

Il sentiero è ben evidente e segnalato; un brevissimo tratto di strada asfaltata dopo il rifugio e poi si prosegue a destra. Raggiungiamo Forca di Giuda con relativa facilità approfittando anche delle fontane incontrate lungo la strada per rinfrescarci e sostare un pò. Ne incrociamo due molto vicine tra loro. La prima non permette un eventuale rifornimento idrico mentre la seconda, che sulla carta riporta il nome Le tre Fonti, ci consente  di ridare fiato a qualche bottiglia semi-vuota. La temperatura è più accettabile dei giorni scorsi; tira vento ma il sole brucia ed il bello è che non lo sentiamo. 

Visuale molto bella, durante il tragitto, del paese di Castelluccio con lo sterminato Pian Grande ove regna incontrastato il Fosso dei Mergani.  Ci impieghiamo quasi 5 ore per raggiungere la sella tra il Monte Patino ed il Monte delle Rose; è la quota più alta raggiunta dall'Anello: 1.800 metri di altezza. Appena cominciamo la discesa, poco più avanti, sorgono alcuni dubbi in quanto il sentiero sulla carta dà direzione cresta per scendere più avanti mentre la segnaletica, con gli inconfondibili paletti, ci porta a valle attraverso il sentiero N. 182 che attraversa il bosco sotto il Monte Patino andando in picchiata verso il basso.

Dopo un momento di titubanza, decidiamo di seguire la segnaletica. Il sentiero inizia a diventare un pò più insidioso con una discesa ripida ed un sottobosco scivoloso che ci fa rallentare vertiginosamente l'andatura. La stanchezza e la voglia di arrivare subito aumentano la nostra sensazione di spossatezza che inizia a sopravanzare ma la meta purtroppo è ancora lontana. Stringiamo i denti e proseguiamo sul sentiero lungo il quale sono sempre presenti i paletti segnaletici ma ogni tanto viene sempre riportato il numero del tracciato che è il 182. Un'occhiata alla cartina e vediamo che raggiunge comunque Campi e quindi procediamo fiduciosi.

Solo dopo un paio di ore iniziamo ad intravedere in lontananza i primi paesi e questo ci conforta molto. Il sentiero, ad un certo punto, devia sulla destra in corrispondenza di una traccia che invece prosegue dritta. E' un brevissimo tratto appena accennato sul prato ma c'è un evidente segnale su di un albero un pò distante dal sentiero che stiamo percorrendo. Naturalmente lo seguiamo e, dopo qualche decina di metri, siamo costretti a scendere un brevissimo tratto ghiaioso e scivoloso che ci conduce su una strada imbrecciata che percorriamo verso destra.

Ci troviamo ora sul sentiero N. 58. Lungo la strada i segnali sono visibili così come, poco più avanti, il primo paesino che dobbiamo attraversare: Piè la Rocca. Una volta raggiunto, proseguiamo sempre dritti fino a Capo del Colle. Seguendo la segnaletica, ci dirigiamo verso la meta finale della giornata. Il vento smette di soffiare ed il caldo si fa sentire e tanto....

Il tratto finale è dentro un bosco all'interno del quale vediamo anche le frecce del GAS in direzione della cresta utilizzato, probabilmente, per chi compie l'Anello in senso opposto; quasi sicuramente è meno faticoso che affrontare la notevole salita sotto il Monte Patino. Ad ogni modo, il fatto di aver incontrato queste indicazioni che conducono in direzione della valle delle Grotte e del Monte Fausule, mi porta a concludere che la cresta è anch'essa segnalata e perciò, alla Forca di Giuda, potete anche provare a percorrerla per raggiungere Campi Vecchio. 

Giunti al paese alle 18:00, confidiamo nel rifugio per riprendere un pò le forze ma appena entrati, un signora poco "elegante", ci invita ad uscire perchè il rifugio è "occupato" da un gruppo di scout. Lo sconforto è tanto ma siamo comunque autosufficienti: tenda e molte scorte di cibo sono ancora nei nostri zaini. Sistemata la dimora per la notte in un angolino davvero carino, abbiamo anche la fortuna di avere a disposizione una bella fonte proprio nei paraggi. Ci gustiamo uno splendido tramonto seduti su una panchina mangiando..."scatolette"! Giunge così al termine anche la nostra giornata: è stata dura ma siamo molto soddisfatti.


Ottava tappa: CAMPI VECCHIO-VISSO

Nove sono i chilometri di questa ultima tappa e perciò ce la prendiamo molto comoda anche se la sveglia è comunque sempre alle 7:00. Questa volta niente colazione al rifugio ma in tenda con biscotti e latte. Ripercorriamo per un attimo le tappe fin qui fatte e ci dispiace che quest'avventura stia per volgere al termine; impacchettata la tenda e riposto tutto il necessario negli zaini, ci incamminiamo verso Visso lungo un sentiero segnalato bene e che si inoltra dentro il bosco. Partiamo alle 8:00 e dopo venti minuti ci ritroviamo a visitare i resti di una piccola chiesa, la Madonna del Condotto.

Fin qui è stata praticamente una breve passeggiata di riscaldamento ma la tappa prevede un dislivello in salita che, anche se di poco conto (meno di 400 metri), si concentra dalla chiesa in poi con uno sviluppo in lunghezza relativamente breve. Perciò iniziamo a salire sempre dentro il bosco ma questa volta sul versante opposto dopo aver attraversato la strada che prosegue dentro la valle. 

Tra ghiaia e scalini, non è per nulla male questa salitina ma ci conforta il fatto che non durerà molto. Qualche preoccupazione in più l'abbiamo scrutando il cielo; si stanno addensando infatti minacciosi nuvoloni che non promettono nulla di buono. Siamo attrezzati naturalmente anche per il peggio ma ci dispiacerebbe "beccare" l'acqua proprio ora che siamo arrivati quasi al termine. Superato l'ostacolo più impegnativo, il sentiero prosegue quasi in pianura e si giunge alla quota massima di 1.230 metri dal quale è spettacolare la vista dell'intera valle di Visso che dobbiamo attraversare in tutta la sua lunghezza.

Sopra di noi il cielo è azzurro ed il sole si fa sentire ma sembra di andare in contro ad un epilogo davvero "catastrofico" dal punto di vista meteorologico. Dopo un piccolo spuntino, prima di iniziare la discesa ci organizziamo per prepararci al peggio coprendo gli zaini con gli appositi teli impermeabili. 

Percorriamo l'interminabile valle di Visso, bella, verdeggiante, sempre in discesa; in alcuni punti il fondo risulta molto insidioso per via di sassi e brecciolino che possono farci scivolare. Non è proprio il caso di combinare una bella frittata quando ormai siamo giunti al termine di questi splendidi 5 giorni; con le gambe veramente pesanti, a piccoli passi proseguiamo l'avvicinamento a Visso. Alle 11:30 siamo in vista delle prime case e soprattutto intravediamo la Torre dalla quale siamo partiti. Giungiamo al paese ed è scongiurato anche il pericolo pioggia.

Il sole fa di nuovo la sua comparsa come a volerci dare il "ben tornati". Ci resta un ultimo sforzo ed è quello di raggiungere l'auto; l'ultima salita da affrontare e poi finalmente il meritato riposo. I rimanenti 200 metri ce li facciamo addirittura di corsa e alle 12.45 del 19 Luglio termina la nostra straordinaria avventura. 

Giorni di piena libertà, sempre a contatto con una Natura bella, solare ed incredibilmente amica se, anche nei momenti più difficili, si riesce ad intravedere il bicchiere sempre mezzo pieno. E' una esperienza che vale sicuramente la pena di fare anche per chi i Sibillini li conosce a memoria. C'è sempre qualcosa di nuovo da visitare, da ammirare, da incontrare. Nonostante la fatica, è decisamente una escursione di più giorni molto rilassante soprattutto per la mente che stacca la spina per un pò. Si visitano luoghi e valli che magari con i soliti e più conosciuti sentieri non si raggiungono mai ed il bello è che non c'è nessuna fretta; se vi piacciono le escursioni ed avete almeno una decina di giorni liberi non posso non consigliarvi questa spassosissima e divertente avventura nel cuore dei Monti Azzurri.

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